Scuola

Scuola, l’odissea (e la frustrazione) dei referenti Covid: “Anche 3 giorni di attesa dopo una segnalazione. Screening al rientro è impossibile”

Reperibili 7 giorni su 7 con una retribuzione aggiuntiva di 1000 euro lordi all'anno (se disponibili nei fondi della scuola), il personale che deve gestire la pandemia negli istituti esprime forte preoccupazione per il rientro di gennaio. Tanti i disagi emersi da settembre, dalla Lombardia alla Sicilia

“Siamo stanchi, sfiduciati, vediamo i distretti sanitari che non reggono più l’impatto della quarta ondata e siamo molto preoccupati per il rientro”. A parlare sono i referenti Covid d’istituto ovvero quei dirigenti o più spesso quei vice presidi o docenti che da due anni non hanno più un giorno di riposo, ma sono perennemente al telefono con le famiglie e con gli operatori Asl di riferimento. A tradurre in realtà le nuove norme per le quarantene – che oggi dovrebbero essere approvate in Consiglio dei ministri – sono questi docenti. Spetta ai referenti Covid spiegare il tutto ai docenti, alle famiglie e lo dovranno fare per l’ennesima volta, sperando di interpretare bene quanto scritto in qualche Decreto o circolare in burocratese. Un lavoro fatto per mille euro l’anno lordi quando va bene senza alcun riconoscimento per il tempo dedicato alla causa nei festivi o di sera. Ora sono allo stremo.

La quarta ondata, arrivata alla vigilia di Natale nelle scuole e proseguita in queste ore li sta mettendo a dura prova. Ma non è finita: “Dal 24 – spiegano – abbiamo perso il controllo della situazione perché i genitori non sono più obbligati a segnalarci le positività o i contatti stretti. Pensare ad uno screening al rientro è impossibile. Entro metà gennaio prevediamo il caos”. Nessuno, ad oggi, è in grado di dire nemmeno quanti docenti mancheranno al rientro perché positivi o come contatti a rischio. Molti insegnanti, essendo sospesa l’attività didattica, non hanno chiesto “malattia” ma sono rimasti a casa “in vacanza”. Le Ats non hanno un’anagrafe degli operatori. Ce lo spiega bene il direttore Giuseppe Catanoso di Ats Insubria: “A seguito di un provvedimento del Garante della privacy le Asl non possono detenere elenchi di personale scolastico e degli alunni. Solo dalla prossima settimana sarà possibile dire quanti alunni e docenti saranno in isolamento obbligatorio o fiduciario dopo l’apertura delle scuole ma non quanti sono i soggetti che hanno avuto contatto con il virus prima della ripresa delle lezioni”. Un dato che hanno solo alcuni referenti Covid ma che riguarda il singolo istituto, sempre che il docente abbia segnalato la sua positività alla scuola oltre che al medico di famiglia.

Le “sentinelle” scolastiche del Covid da mesi hanno il polso della situazione nelle scuole e negli ultimi tempi non è stata facile la gestione dei rapporti con i distretti sanitari. L’associazione nazionale collaboratori del dirigente scolastico, presieduta da Rosolino Cicero, vice preside dell’istituto “Saladino” di Palermo, a novembre, ha eseguito un monitoraggio raccogliendo le risposte di oltre cento referenti Covid di tutt’Italia. Uno dei problemi segnalati riguarda il rapporto diretto con i distretti sanitari: il 51.7% lo giudica complicato, il 37.9% facile; per il 10.3% persino inesistente. Diverso il parere sulla qualità della relazioni con gli operatori sanitari: è ritenuta insufficiente per il 27.6%; sufficiente o buona per il 33%, ottima per il 6.9% e, infine, inesistente per il 3.4%. “Non sono dati statistici – spiega Cicero – ma permettono di fare una fotografia della situazione che nessuno ha mai eseguito. Il problema dei rapporti con le Asl è di tutti. A Palermo può capitare di fare una segnalazione e avere risposte dopo 48 o 72 ore. Per comunicare con loro abbiamo solo una mail”.

Così succede a Milano e in altre città della Lombardia: “Ho solo una casella di posta elettronica – racconta Giovanna Mezzatesta, la preside del liceo “Bottoni” che è anche referente Covid – alla quale rispondono anche dopo tre giorni. L’unica strategia è quella di “rubare” qualche contatto sperando che chiamino loro con un numero visibile”. Situazione comune in provincia di Cremona dove, tuttavia, la referente Covid di uno degli istituti più grandi del Cremasco spiega: “Al telefono è impossibile raggiungerli ma via mail rispondono praticamente nell’immediato e con molta professionalità”. A parlar bene del lavoro del distretto 27 dell’Asl Uno di Napoli è, invece, Antonella Vaccaro, responsabile della gestione della pandemia per l’istituto “Ignazio di Loyola”: “Sono tempestivi e preparati. Quando invio una mail alla sera, perché spesso ricevo notizie dai genitori nelle ore tarde, entro le nove del mattino hanno risposto”.

A complicare il lavoro dei referenti Covid sono state le novità di quest’ultimo anno, l’informatizzazione della gestione delle segnalazioni ma anche i continui cambiamenti dei protocolli da parte del governo: secondo il sondaggio di “Ancodis” rispetto al precedente protocollo, le “Indicazioni per l’individuazione e la gestione dei contatti di casi di infezione da Sars-CoV-2 in ambito scolastico” del 28 ottobre 2021 sono ritenute più semplici ed efficaci per il 6.9%; più complicate e meno efficaci per il 37,9% mentre il 55, 2% preferisce ritornare al protocollo seguito lo scorso anno scolastico.

In Sicilia il caso più complicato: “Nella nostra regione – sottolinea Cicero – fino alla settimana prima di Natale, il commissario straordinario per l’emergenza nominato da palazzo d’Orleans, ha deciso di mandare in quarantena le classi anche con un solo positivo a differenza della decisione nazionale di optare per tre. Solo in quest’ultimi giorni ci siamo adeguati al resto del Paese ma tutto ciò ha comportato uno stress notevole”.

In Lombardia, la difficoltà è stata relativa ad una piattaforma imposta dalle Ats alle scuole: per settimane sono stati caricati tutti i dati degli alunni per poi scoprire che non era utilizzabile per una questione legata alla privacy. Risultato? Tutto cancellato. “Ora – spiega la referente Covid della scuola cremasca – spendiamo ore ed ore ad inserire una serie di dati che ci vengono chiesti ogni volta”.

Non a caso il questionario messo in piedi da Cicero conferma che la fatica in quest’ultimi tempi è aumentata: da novembre, l’impegno di lavoro dedicato dal referente scolastico covid19, per il 37.9% è ritenuto invariato, per il 58.6% è accresciuto e soltanto per il 3.4% diminuito. Per loro non esistono più sabato e domenica, Natale e Pasqua: “All’Immacolata – confida Mezzatesta – ho lavorato tutto il giorno”. Così il vice preside palermitano che si è scambiato gli auguri di Natale con gli operatori sanitari e la referente Covid del cremonese che ha trascorso la vigilia del 25 al telefono con insegnanti e famiglie.

Uno sforzo sette giorni su sette, per nulla riconosciuto dal Governo. Gli stanziamenti previsti per queste figure sono stabiliti nella contrattazione d’istituto dove la coperta era già corta prima della pandemia. Cicero non ha problemi a mostrarci il suo compenso dello scorso anno: 520 euro lordi per trenta ore. Fa niente se ne ha fatte molte di più, questo è quello che c’è a disposizione. “Se contassi – spiega la professoressa cremasca – le ore fatte realmente, quelle straordinarie, quelle nei giorni festivi e notturne manderei in bancarotta l’istituto”.