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Ungheria, la Corte costituzionale di Budapest respinge il ricorso di Orban contro l’Ue: prevale il diritto comunitario

Il premier ungherese aveva contestato una sentenza della Corte di Giustizia comunitaria secondo la quale il Paese aveva violato la legge europea permettendo alla polizia nazionale di respingere fisicamente i richiedenti asilo al confine con la Serbia. Ha commentato: "Le norme europee sono state fatte in tempo di pace e non funzionano durante una crisi. Gli europei occidentali hanno intrapreso un grande esperimento: (credono che) mescolando musulmani con cristiani autoctoni, verrà fuori qualcosa di buono"

La Corte costituzionale ungherese ha respinto un ricorso del primo ministro Viktor Orban contro il primato del diritto dell’Unione europea: riguardava nello specifico una sentenza della Corte di Giustizia Ue secondo la quale Budapest aveva una violato la legge comunitaria permettendo alla polizia (ungherese) di respingere fisicamente i richiedenti asilo al confine con la Serbia. La Commissione europea, dal canto suo, ha fatto sapere di essere al corrente di quanto stabilito dai giudici costituzionali ungheresi: “La analizzeremo in dettaglio, naturalmente spetta alle autorità ungheresi attuare le decisioni della Corte di giustizia europea”, ha detto tramite il portavoce Christian Wigand.

Orban ha commentato nel corso di un’intervista a Kossuth Radio: “Non vogliamo essere un’alternativa, vogliamo essere i vincitori. Il nostro obiettivo è essere la più grande forza politica in Europa”, riferendosi al vertice dei leader conservatori europei che si è svolto la settimana scorsa a Varsavia. Ha rincarato la dose sostenendo che l’obiettivo più importante sia avere un “gran gruppo di partiti anti-immigrazione e pro-famiglia in Europa“. Secondo Orban, perciò, esiste una “linea di frattura” in tutta Europa sulla questione dell’immigrazione, e ha aggiunto che quello che vuole Budapest è qualcosa che va contro la politica dell’Ue. “Le norme europee sono state fatte in tempo di pace e sfortunatamente non funzionano durante una crisi. Gli europei occidentali hanno intrapreso un grande esperimento: (credono che) mescolando musulmani con cristiani autoctoni, verrà fuori qualcosa di buono“, ha precisato il premier conservatore, elencando i rischi legati all’immigrazione, dal terrorismo, ai costi sociali, alla perdita di lavoro in caso di crisi economica.

La ministra ungherese della Giustizia, Judit Varga, su Twitter ha commentato che con la sentenza odierna “la Corte costituzionale ha costruito una forte barriera legale oltre alla chiusura fisica delle nostre frontiere. La Corte costituzionale ungherese non ha esaminato il primato del diritto dell’Ue, né si è soffermata sulla revisione della precedente sentenza della Corte di giustizia dell’Ue”.
Secondo l’opinione della ministra la decisione dell’Alta corte rafforza Budapest perché “si concentra esclusivamente sull’immigrazione” e chiarisce che l’Ungheria ha il diritto di rifiutarsi di “vivere con popoli diversi da quelli con cui abbiamo condiviso per secoli un comune destino. Al fine di proteggere efficacemente i propri confini, l’Ungheria ha anche il diritto di adeguare le proprie norme nazionali alla realtà adottando misure aggiuntive e uniche”, aggiunge Varga. A suo dire inoltre “il dibattito ha anche evidenziato l’inevitabile necessità di riformare le norme dell’Ue in materia di immigrazione”.