Politica

Il Pd vuole vietare la rieleggibilità del presidente della Repubblica e abolire il semestre bianco

Depositato un ddl costituzionale a firma dei senatori Dario Parrini, Luigi Zanda e Gianclaudio Bressa: chiede di aggiungere al primo comma dell’articolo 85 della Costituzione che il capo dello Stato "non è rieleggibile". L'articolo 2 del ddl chiede invece di abrogare il secondo comma dell’articolo 88, ovvero il semestre bianco quando il presidente della Repubblica non può sciogliere le Camere negli ultimi sei mesi di mandato

Vietare la rieleggibilità del presidente della Repubblica e abolire il semestre bianco. È l’obiettivo del Pd che ha depositato un disegno di legge costituzionale che modifica gli articoli 85 e 88 della Costituzione. Nell’articolo 1 del ddl si chiede di aggiungere al primo comma dell’articolo 85 della Costituzione che il presidente della Repubblica “non è rieleggibile“. L’articolo 2 del ddl chiede di abrogare il secondo comma dell’articolo 88, ovvero il semestre bianco quando il presidente della Repubblica non può sciogliere le Camere o una di esse negli ultimi sei mesi del suo mandato. Il ddl porta la firma dei senatori Dario Parrini, Luigi Zanda e Gianclaudio Bressa.

“L’impossibilità di sciogliere il Parlamento per sei mesi costituisce una rottura della continuità del nostro sistema, che deve poter prevedere una via di uscita costituzionale da qualsiasi eventualità di stallo parlamentare”, spiega Zanda intervistato dal Sole 24 Ore. Quanto alla rieleggibilità del Capo dello Stato, “si tratta di una modifica opportuna che è conseguenza dell’abolizione del semestre bianco”, prosegue Zanda, che assicura: “Non c’è alcuna connessione tra la nostra proposta mia e l’appuntamento per la scelta del prossimo Presidente”. La prossima elezione del presidente della Repubblica “sarà certamente più difficile” rispetto alle dodici precedenti. Questo per via della “frammentazione del Parlamento”, spiega il dem, e per la “concomitanza della crisi economica con l’emergenza sanitaria”.

Una mossa, quella del Pd, che potrebbe essere intesa come un corteggiamento a Sergio Mattarella. L’attuale presidente della Repubblica, infatti, ha più volte fatto intendere di non essere disponibile a un bis. Secondo Mattarella, infatti, la sua rielezione – la seconda consecutiva dopo l’unico precedente di Giorgio Napolitano – potrebbe definitivamente sdoganare il secondo mandato per i presidenti della Repubblica. Ecco perché l’inquilino del Quirinale si è più volte schierato a favore dell’inserimento nella Carta del divieto di rielezione. Lo ha fatto anche quando ha ricordato Antonio Segni e Giovanni Leone: Mattarella ha sottolineando come i due presidenti avessero già proposto di vietare espressamente la rielezione del capo dello Stato.

Interventi, quelli del dodicesimo presidente, arrivati a breve distanza dalla scadenza del suo settennato. E che equivalgono, evidentemente, a una sua indisponibilità per un’eventuale permanenza al Colle. Se però il Pd dovesse impegnarsi a inserire nella Carta il divieto di rielezione, forse l’attuale capo dello Stato potrebbe anche ipotizzare di cedere alle richieste dei partiti. Con la pandemia in corso sarebbe una fase emergenziale: Mario Draghi rimarrebbe a Palazzo Chigi fino alla fine della legislatura, in modo da evitare il voto anticipato. Al Colle, invece Mattarella accetterebbe un nuovo mandato a tempo come Napolitano, sapendo che – con il divieto di rielezione – il suo sarebbe l’ultimo caso. E’ quiesto lo scenario perfetto tratteggiato dai dem, che sarebbe gradito pure agli altri partiti che non vogliono andare al voto anticipato come Forza Italia, i 5 stelle e la Lega. Difficile, però, che il capo dello Stato accetti di rimanere al Colle.