Musica

Freddie Mercury, trent’anni fa moriva la stella dei Queen: “Se devo andare da qualche parte, meglio l’Inferno”. Talento coraggioso, tormentato esplosivo e ironico

Uno degli artisti più amati nel mondo e icona della musica si spegneva trent'anni fa dopo una lunga battaglia contro l'Aids. Un uomo libero, tormentato ma anche un talento unico con una voce che spaziava dal rock al pop, passando per la lirica conquistando milioni di fan

Il 24 novembre 1991 è una data che gli amanti della musica dimenticheranno difficilmente. Trent’anni fa moriva una delle icone della musica mondiale: Freddie Mercury, aveva solo 45 anni. Il leader dei Queen si trovava, a Garden Lodge, la sua villa di Londra, dopo aver perso una lunga battaglia contro l’Aids. Mercury aveva saputo di aver contratto l’Aids già nel 1987, ma aveva mantenuto il massimo riserbo anche con i suoi compagni di band. Per celebrare la ricorrenza Rai Uno trasmetterà stasera il biopic del 2018 “Bohemian Rhapsody“, sulla storia dei Queen, che con un budget di 52 milioni di dollari è arrivato a incassarne un miliardo vincendo quattro Oscar tra cui quello per il Miglior attore protagonista (Rami Malek). Freddie era ancora immerso nella sua musica quando morì: un mese prima della sua scomparsa era uscito il singolo “The Show Must Go On”, tratto dall’album “Innuendo”.

Gli altri componenti dei Queen Brian May e Roger Taylor hanno continuato a suonare e a mantenere vivo il ricordo della band e di Freddie mentre John Deacon decise di abbandonare il progetto. Nasce così subito dopo la morte il grande show evento “Freddie Mercury Tribute Concert” che si è tenuto a Wembley nel 1992. Un cast stellare da George Michael a Liza Minnelli, passando per David Bowie ed Elton John. Per l’Italia c’era anche Zucchero. I proventi dell’evento furono devoluti in beneficenza per dare vita all’associazione The Mercury Phoenix Trust. Poi nel 1995 uscì l’album postumo “Made In Heaven” con alcuni brani incisi da Freddie Mercury prima di morire ma anche alcuni tratti dal suo album solista “Mr Bad Guy” del 1985 che però fu un flop. L’insuccesso della tentata carriera da solista fu uno dei motivi per cui la band si “salvò”.

Farrokh Bulsara – questo il vero nome di Freddie Mercury- era nato a Zanzibar e aveva origini parsi e indiane. Con la sua band, insieme a Brian May, John Deacon e Roger Taylor aveva trovato la sintesi della sua personalità di rocker innamorato della lirica. L’artista mescolava generi in maniera sicura passando da canzoni come “Bohemian Rhapsody” all’Inno ufficiale dei Giochi della XXV Olimpiade, “Barcelona” con una delle dive della lirica Montserrat Caballé. Tra le sue potenti e indimenticabili hit: “We Are The Champions”, “Radio Ga Ga”, “Love of My Life”, “Under Pressure”, “Somebody To Love”, “Crazy Little Thing Called Love” e “We Will Rock You”.

Una piccola curiosità che suona come una tragica profezia. Durante una conferenza stampa del tour europeo del 1984 a Freddie Mercury un giornalista chiese dove si vedeva con la band per i 20 anni successivi e lui rispose serafico: “Cosa farò io nel prossimo ventennio? Ma io sarò morto, tesoro!“. E infine in un’altra rivista, scherzando, disse: “”L’Inferno è molto meglio. Guarda quante persone interessanti si possono incontrare laggiù! Se devo andare da qualche parte, meglio là”.