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La partita per il Quirinale fa cambiare idea a Berlusconi sul reddito di cittadinanza: era una “paghetta”, ora diventa “contrasto alla povertà”

Solo pochi mesi fa, l'uomo di Arcore si era scagliato più volte contro la misura bandiera del Movimento 5 stelle, adesso la apprezza e dice anche di provare "stima e rispetto" per Giuseppe Conte. Dietro la tattica, c'è la partita per il Colle. Anche se l'ex presidente del Consiglio nega: "Prematuro e irrispettoso parlarne"

Silvio Berlusconi ci crede davvero. Il leader di Forza Italia continua a coltivare il sogno di un’elezione al Quirinale. Solo pochi mesi fa, l’idea di candidare al Colle un condannato per frode fiscale sarebbe sembrata una provocazione. E invece da settimane ad Arcore si fanno i conti. Se davvero, come dice Gianfranco Micciché, i renziani sono pronti a votare Berlusconi come presidente della Repubblica, allora basterebbero una ventina di voti all’asse composto dal centrodestra e Italia Viva. Ecco perché il cavaliere si sta giocando il tutto per tutto. Anche un’apertura a sorpresa sul reddito di cittadinanza. “Gli importi che sono finiti a dei furbi che non ne avevano diritto sono davvero poca cosa rispetto alle situazioni di povertà che il reddito è andato finalmente a contrastare”, dice il capo di Forza Italia in un’intervista al Tempo. Parole che paiono strane persino a Il Giornale, quotidiano di famiglia.

Ma come? Dunque ora Berlusconi è favorevole al reddito? Solo pochi mesi fa, l’uomo di Arcore si era scagliato più volte contro la misura bandiera del Movimento 5 stelle. Nel gennaio del 2020, per esempio, aveva definito il reddito come “paghetta offensiva di 493 euro in media. Coloro che ricevono questi soldi non hanno trovato un posto di lavoro”. Prima ancora aveva detto che col reddito i 5 stelle avevano “comprato i voti di tanti italiani poveri“. All’epoca, però, il presidente del consiglio era Giuseppe Conte. Ora, nell’intervista al Tempo, il capo di Forza Italia ha parole dolci pure per il presidente dei 5 stelle, verso il quale prova “stima e rispetto” seppur solo “sul piano personale” mentre “sul piano politico naturalmente ci sono distanze rilevanti”.

Insomma, ad Arcore devono essersi fatti i conti e si sono accorti che per coltivare ancora il sogno del Colle occorre tentare di fare campagna elettorale anche tra i 5 stelle o tra i tantissimi eletti del Movimento che negli ultimi anni sono finiti in altri gruppi parlamentari. A parole, ovviamente, Berlusconi continua a smentire di essere candidato: “Come non mi stanco di ripetere, qualunque domanda su questo tema è prematura e rispondervi sarebbe irrispettoso, sia verso il presidente della Repubblica in carica che verso il lavoro dello stesso Draghi”, dice nell’intervista al direttore del quotidiano romano.

Nei fatti, però, è già in campagna elettorale. Sabato, come ha raccontato il Corriere della Sera, ha inviato una brochure ai parlamentari del Partito democratico. In copertina c’è una sua foto sorridente e a braccia alzate, mentre all’interno sono riportati alcuni interventi dell’ex premier su liberalismo, cattolicesimo e garantismo. Insomma: si tratta di un modo per cercare di conquistare qualche voto anche tra i moderati dem.

E intanto, come ricostruisce Il Fatto Quotidiano in edicola, continua lo scouting del partito, sempre con il Colle nel mirino. Un compito per il quale è stato assoldato anche il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa. ‘Perfezionato’ il ritorno dell’ex M5S Gianluca Rospi, Forza Italia ufficializzerà anche il rientro dei deputati del Misto, ex azzurri, Alessandro Sorte e Stefano Benigni. “Se Berlusconi fosse il candidato del centrodestra, lo voterei senza dubbi e posso convincere sette o otto deputati del Misto a fare altrettanto”, dice Sorte. Adesso i fari sono puntati sull’ex magistrata Giusi Bartolozzi e su un gruppo di ex pentastellati che sono transitati nel Centro Democratico di Bruno Tabacci.