Scuola

Scuole dell’infanzia paritarie, 226 hanno chiuso nell’ultimo anno: “Non solo denatalità, molti genitori non possono più pagare la retta”

A lanciare l’allarme sono i gestori di queste realtà ma anche i genitori perché stiamo parlando di 17mila posti in meno, un calo del 27%. I dati arrivano dal dossier elaborato da Tuttoscuola e sono confermati dalla Fism, la Federazione italiana scuole materne. Il presidente Gianpiero Redaelli: "Se tutte queste scuole chiudono è perché sono aumentati i costi per noi ma anche la burocrazia cui siamo sottoposti”

Dal 2013 ad oggi 1.301 scuole dell’infanzia paritarie hanno chiuso i battenti; solo nell’ultimo anno 226, il più alto numero registrato nell’ultimo decennio. A lanciare l’allarme sono i gestori di queste realtà ma anche i genitori perché stiamo parlando di 17mila posti in meno, un calo del 27%. I dati arrivano dal dossier elaborato da Tuttoscuola e sono confermati dalla Fism, la Federazione italiana scuole materne che rappresenta novemila strutture non profit con circa 500mila bambini accolti. La fotografia che presenta la rivista scolastica si commenta da sola: solo nelle regioni meridionali, in quest’ultimi otto anni, hanno chiuso 820 scuole dell’infanzia, due ogni tre. In Lombardia ad abbassare le tapparelle sono state 95 comunità scolastiche. Le regioni del Nord Est, dal 2012-13 hanno visto spegnersi 121 strutture pari al 5,6% delle 2.179 scuole.

Ad analizzare la situazione è Gianpiero Redaelli, presidente della Fism: “Il dato allarmante che abbiamo registrato lo scorso anno è una dispersione scolastica anche in questa fascia d’età, 3-6 anni. Si tratta di un calo non solo dovuto alla denatalità ma al fatto che molti genitori non si sono più potuti permettere di pagare anche una retta, seppur minima”. Radaelli punta il dito contro la mancata applicazione della Legge Berlinguer: “Non siamo riconosciuti a pieno titolo dallo Stato seppure forniamo il 35% del servizio e 450 mila bambini senza noi, non avrebbero dove andare. Se tutte queste scuole chiudono è perché sono aumentati i costi per noi ma anche la burocrazia cui siamo sottoposti”.

A soffrire maggiormente sono le paritarie dell’infanzia dei centri più piccoli, che arrivano ad avere al massimo quattro-cinque bambini: numeri troppo ridotti per tenere aperta una struttura. “Pensi che lo Stato – precisa Redaelli – spende in un anno per ogni bambino della statale cinquemila euro mentre per ogni iscritto alla paritaria 500 euro. In tutto questo le nostre rette si aggirano attorno ai 170-190 euro, compreso il pasto”.La Fism ha chiesto un incontro al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e al premier Mario Draghi per affrontare al più presto questa situazione.

Un quadro che preoccupa anche mamme e papà. A parlare è Antonio Affinita, il direttore del Moige, il movimento italiano genitori: “Questa situazione è il simbolo del fallimento dell’applicazione Legge Berlinguer. Le scuole paritarie e statali, dal 2000, sono tutte pubbliche solo sulla carta ma non nei fatti. Tutto ciò discrimina la scelta del genitore in base alla sua capacità economica. In questo momento storico le paritarie hanno fatto risparmiare allo Stato sei miliardi l’anno”.

A suonare da tempo il campanello d’allarme è anche Virginia Kaladich, presidente nazionale della Fidae, federazione di scuole cattoliche primarie e secondarie: “È un dato complesso che non può essere ricondotto ad un’unica causa anche se naturalmente pesa tantissimo l’inverno demografico in cui si trova il nostro Paese e direi che è difficile trovare il confine tra causa e conseguenza perché la mancanza di tanti servizi alle famiglie, compresa l’istruzione nei primi anni d’infanzia, è proprio tra quegli elementi che scoraggiano le famiglie dall’avere un figlio”. Come Fidae, anche all’interno dell’Agorà della Parità, da anni denunciano la disparità di trattamento tra le scuole statali e le paritarie, “sottolineando – dice la presidente – l’importanza di tanti istituti, spesso proprio scuole dell’infanzia, che in alcuni luoghi sono gli unici presidi. La pandemia purtroppo non ha fatto altro che acuire queste difficoltà e va detto che in molti casi abbiamo dovuto alzare la voce per chiedere aiuti anti covid e altre misure, come la detraibilità delle rette, che potessero aiutare le famiglie in difficoltà economica in questa crisi”.