Lavoro & Precari

Cimmino, l’imprenditore anti-Reddito di cittadinanza che aveva detto: “Offro 1.300 euro, rifiutano”. Ora cambia versione: “In quell’intervista non ho mai parlato di cifre”

Il ceo di Yamamay e Carpisa a fine agosto denunciò sui giornali che i beneficiari della misura di sostegno avevano rifiutato posti di lavoro con buone paghe. Ilfattoquotidiano.it lo ha intervistato: "Se una persona non viene neanche al colloquio cosa vuol dire? Che prende il Reddito o ha un lavoro in nero. Oppure prende il Reddito e fa parte di qualche organizzazione criminale". Mettendolo davanti alla realtà dei suoi negozi, con assunzioni in gran parte part-time con una base oraria fissa - secondo i sindacati - di 800 euro al mese, nega: "Sono percentuali veramente minime"

Dottor Cimmino, in un’intervista a Il Giornale del 28 agosto diceva di aver offerto 1300 euro a dei percettori del reddito di cittadinanza per lavorare nei suoi negozi, ma avevano rifiutato per colpa proprio del reddito. Sono offerte di lavoro veritiere?
Io non sono arrivato all’argomento paga, perché come ho detto in più occasioni, mi è capitato di chiamare a colloquio persone conosciute in trasmissioni televisive. Per due volte mi sono fatto dare i contatti delle persone intervistate e le ho convocate per un colloquio. In entrambe le occasioni non si sono presentate. Quindi non siamo arrivati neanche alla forma della discussione economica.

Gianluigi Cimmino, 48 anni, napoletano d’origine e bustocco d’adozione, è il Ceo di Yamamay e Carpisa, noti marchi rispettivamente di biancheria intima e di borse. E’ tra gli imprenditori che parteciparono al coro contro il reddito di cittadinanza come causa principale del fatto che “non si trovavano lavoratori”. Ora, sentito da ilFattoquotidiano.it fa su un’esperienza personale con dei percettori del reddito, fa una parziale marcia indietro. “Incontrati in tv, ho chiesto i contatti per proporre loro un’assunzione in uno dei nostri negozi (1300 euro al mese). Non si sono nemmeno presentati”, aveva detto a Il Giornale, appena due mesi fa. L’offerta c’è stata, dice oggi, ma senza mai arrivare all’argomento della paga.

Ma nell’articolo veniva riportato che lei aveva offerto 1300 euro al mese.
Sono stato molto chiaro. Ed è ampiamente documentato. Loro non si sono proprio presentate. E per me è ancora peggio perché non siamo neanche arrivati a parlare dell’offerta economica, evidentemente hanno preferito non valutarla.

Quindi perché è stata riportata quella somma che fa gola? Entrando con altri stipendi probabilmente il lavoro può interessare meno.
Ci sarà chi ne guadagna 1300, chi 1700, chi 2500 e chi magari 1200. Se mi chiede qual è il primo livello di stipendio, il primo livello sarà sui 1200-1300. Poi dipende se è un part-time. Dipende dal tipo di offerta lavorativa. In questo caso non si è mai arrivati a valutare l’entità economica. Non so perché il giornalista abbia scritto 1300. Sarà la media sicuramente, 1200-1300. Ora non è il punto del quantum. Al quantum uno arriva nel momento in cui si valuta la proposta di lavoro. E uno dei grandi problemi del reddito di cittadinanza è che queste persone non hanno mai valutato l’offerta di lavoro, qualcosa non funziona. E io sono la testimonianza di questo. Poi se volete parlare di politiche retributive è un altro argomento.

Forse non sono venute perché nel frattempo si sono informate sul posto di lavoro offerto e, appunto, sulle politiche retributive aziendali.
Queste persone in particolare erano di Napoli. Ma se una persona non arriva neanche a informarsi, che cosa vuol dire? Che o percepisci il reddito di cittadinanza e hai un lavoro in nero. Oppure percepisci il reddito di cittadinanza e fai parte di qualche organizzazione criminale. Io non discuto il quantum, né l’esistenza di un reddito di sostegno, ma deve andare a chi ne ha bisogno. E poi va rivisto nel momento in cui rifiuti delle offerte di lavoro. È chiaro che se l’offerta di lavoro è di 600/700 euro, offerte che non sono del mondo del lavoro legale, non va bene. Ma questo non è il contesto delle mie osservazioni.

Però se un percettore del reddito legge di un imprenditore che dice che il reddito va migliorato e offre contratti a 1300 euro al mese, viene di corsa. Se invece si offrono 700 euro forse ci pensa.
Invece non siamo mai arrivati a parlarne. Anche se ripeto 1300 euro sono comunque il livello medio minimo di retribuzione nella nostra azienda.

Quindi se ora, come dicono, la misura di sostegno fosse rivista, con l’abbassamento del contributo alla seconda offerta di lavoro rifiutata, sarebbe più favorevole?
Io penso che esistono milioni di poveri. E purtroppo la maggior parte non ha neanche ricevuto il reddito. Il problema è che è uno strumento costruito evidentemente per creare consenso e non è arrivato a chi effettivamente ne aveva bisogno. Oltretutto non si incrocia con domanda e offerta del mondo del lavoro. Poi ognuno tende a prendere le parole che vuole. Io non ricordavo dell’offerta a 1300 euro.

Il Fatto.it si è informato per capire come siano effettivamente i contratti nell’azienda che dirige e ci hanno detto che si predilige il part-time, che a 1300 euro non arriva in nessun tipo di contratto del commercio.
Non è assolutamente vero.

Ma lo hanno riferito le stesse commesse dei suoi negozi. Ci hanno detto, cito testualmente, “qui assumono solo part-time”. E lo hanno confermato anche i sindacati, sottolineando che nel commercio è più comodo avere persone che fanno solo part-time.
Va vista bene quale sia la fonte perché non è assolutamente vero. Posso assicurarvi che non è così. Noi abbiamo negozi diretti e in affiliazione, ma non è il nostro caso. Se poi la vogliamo girare sul discorso retributivo per difendere il reddito giriamola così.

Nessuna “difesa”. Ci domandavamo come mai una persona a cui vengono offerti, sulla carta, buoni contratti poi rifiuti.
Una persona rifiuta perché soprattutto al Sud ci sono persone che percepiscono reddito in nero. Quindi prendere il reddito di cittadinanza e poi andare a lavorare in nero per 600-700 euro è conveniente.

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Ci è stato anche detto che ultimamente fate soprattutto stage visto il periodo post-Covid.
Ultimamente noi abbiamo il dovere di far uscire le persone dalla cassa integrazione. Abbiamo avuto due anni di chiusura, quindi dove è possibile stiamo tentando di tirare fuori le persone dalla cassa integrazione. Ma non è vero in maniera più assoluta che facciamo solo stage o solo part-time, la maggior parte dei nostri contratti non lo sono, quelli part-time sono percentuali veramente minime. Io ho tante persone che hanno fatto la scelta di andarsene, con contratti a tempo indeterminato, che hanno voluto fare il percorso di disoccupazione per poi prendere il reddito di cittadinanza. Mi sembra fuori dal mondo, ma purtroppo al Sud succede.

I dati dell’Inps però ci dicono che questo “effetto divano” dovuto al reddito di cittadinanza non c’è stato. Anzi. I giovani che accettano lavori stagionali sono aumentati quest’estate.
Ci sono anche i dati su quanti percettori hanno rifiutato la prima e la seconda chiamata. Quindi non è così. Faccio l’esempio di mio cugino che ha aperto un secondo albergo a Lecce. Lui ha dovuto rimandare l’apertura di tre mesi perché non trovava personale. E di casi del genere ce ne sono tanti. Mi è capitato di fare colloqui per negozi stagionali che dovevano aprire in località turistiche e di avere anche risposte del tipo ‘non posso tornare a settembre?’. O ragazzi che magari volevano finire l’estate e cominciare a lavorare a settembre. Quindi è estremamente vario il presepe.

Pensa ci siano dei problemi di salari in Italia?
Assolutamente sì. Deve aumentare soprattutto il salario netto. Il tema del cuneo fiscale è importantissimo. Anche perché tra poco aumenteranno tutti i costi e i prezzi dall’alimentare ai consumi non primari lieviteranno. Non può aumentare il costo per un’azienda, perché il costo del lavoro in Italia già è fuori mercato in Europa e nel mondo.

L’idea del salario minimo potrebbe essere una soluzione?
Io sono per una flessibilità salariale con un mercato del lavoro che risponda a regole diverse. Credo che aumentando il salario disponibile, tutti possiamo stare meglio, perché vanno meglio i consumi. Usciamo da una tragedia, con le ossa rotte, ci stiamo rialzando, ora vanno pensate politiche sul lavoro più lungimiranti. Alzare i salari e non fare contratti creativi. Bisogna anche capire cosa abbiamo sbagliato in passato perché deve esserci qualcosa di sbagliato se un’azienda paga più del 50% di tasse per un lavoratore.