Diritti

Il Senato ha abbattuto il ddl Zan e il mandante è Renzi. Italia viva fa asse col centrodestra, Salvini e Boschi uniti contro “l’arroganza di Pd e M5s”

Il primo colpo al disegno di legge è stato quando, a luglio scorso, Italia viva ha aperto alle modifiche al testo per andare incontro alle richieste delle destre. Lì il fronte giallorosso si è sgretolato, fino ad arrivare al fallimento di Palazzo Madama. Dietro ci sono le strategie per il Quirinale e le prossime politiche, nessun interesse per i diritti

Il ddl Zan è stato affossato definitivamente: la legge contro l’omotransfobia, salvo miracoli e colpi di scena, non sarà approvata neanche in questa legislatura. L’Italia non vedrà estesi i crimini d’odio alle discriminazioni sulla base di sesso, genere, identità di genere e orientamento sessuale. E non lo vedrà nonostante un voto a maggioranza solidissima alla Camera di neanche un anno fa, nello stesso Parlamento, e nonostante le decine di piazze organizzate da associazioni e società civile per chiedere al nostro Paese di allinearsi a quanto già previsto e richiesto dall’Europa. Di tutto questo rimarrà solo un’immagine grottesca: i senatori del centrodestra in piedi nell’Aula di Palazzo Madama che applaudono e festeggiano dopo aver affossato una legge che si proponeva di estendere diritti. Era prevedibile? Eccome, ma fino all’ultimo c’è chi ha sperato in trattative che non sono mai decollate veramente. L’operazione politica è stata però chiara fin da subito e ha sempre avuto un mandante ben preciso: Matteo Renzi. Colui che neanche qualche mese prima aveva contribuito con i suoi a scrivere la legge e che, fatto saltare il governo, ha deciso di iniziare a flirtare con le destre per far contare il suo gruppetto di deputati e senatori. Un mandante che non ha ritenuto neanche necessario presentarsi a Palazzo Madama: ha scelto invece di andare in Arabia Saudita per partecipare a uno degli eventi del principe Bin Salman.

In Senato, a fare la differenza sono stati 16 franchi tiratori, probabilmente provenienti dal centrosinistra. I principali indiziati sono i 12 senatori renziani presenti (su 16): hanno ufficialmente dichiarato che avrebbero votato contro la “tagliola” per salvare il testo, ma gli ex alleati faticano a credere loro visto che restano il gruppo che ha lavorato da luglio scorso perché fosse rivisto il testo e modificato per adattarsi alle richieste dal centrodestra. L’asse giallorosso, che aveva portato al primo via libera alla Camera, si è infatti ufficialmente sgretolato quando Matteo Renzi ha proposto (era inizio luglio) di ripartire dal ddl Scalfarotto: ovvero un testo che avrebbe visto al ribasso il ddl Zan e accontentato le proteste dei sovranisti. Cioè in un colpo solo, l’ex premier ha acconsentito a togliere i riferimenti all’identità di genere e alla prevenzione nelle scuole. E’ stato lì che il ddl Zan ha ricevuto il primo colpo e probabilmente quello mortale: lo stesso Scalfarotto che un mese prima gridava contro “i tentativi della destra di perdere tempo”, si è prestato senza fare una piega all’operazione del leader e ha collaborato al boicottaggio della legge. Insomma per i renziani, per fare il regalo alle destre, non era neanche necessario arrivare a votare con loro oggi, approfittando dello scrutinio segreto. Il regalo era già stato fatto quando Renzi ha acconsentito a smontare un provvedimento che i suoi avevano contribuito a scrivere e che avevano approvato parlando di ” conquista di civiltà”.

Del resto ormai l’intesa con le destre è lampante e sotto gli occhi di tutti. Solo ieri in Sicilia, Italia viva e Forza Italia hanno ufficializzato la nascita di un nuovo gruppo all’Ars che si pone come obiettivo quello di essere un “laboratorio politico”. Un’operazione che, come scritto da il Fatto quotidiano, sarebbe stata benedetta da Marcello Dell’Utri, anche se gli interessati si sono affrettati a smentire. Resta il fatto che i renziani ormai vanno più d’accordo con le destre che con quella che dovrebbe essere la loro coalizione (lo ripete Enrico Letta ogni volta che può). E a dimostrarlo sono le reazioni di oggi al voto sul ddl Zan. Mentre Matteo Salvini si è affrettato a esultare per aver sconfitto “l’arroganza di Pd e 5 stelle”, neanche pochi minuti dopo è intervenuta Maria Elena Boschi che ha ripetuto le esatte e identiche parole, prendendosela con “l’arroganza di Pd e 5 stelle”. Se non è una confessione di alleanza, poco ci manca. Alle accuse di arroganza, ha replicato la senatrice M5s Alessandra Maiorino, tra le prime sostenitrici del ddl: “Se Iv avesse ri-votato al Senato la legge che aveva votato alla Camera, non ci saremmo trovati in questa situazione. Invece Italia Viva ha preferito cercare di intestarsi bandierine e Renzi voleva fare il ‘federatore’. Dopo aver portato il Rinascimento in Arabia Saudita, forse voleva portarlo anche nella Lega e Fdi? Questo è stato l’esito: un Paese mortificato da una politica che non ha neanche il coraggio di metterci la faccia”.

Se Enrico Letta, spingendo per arrivare alla conta in Aula, voleva far emergere gli schieramenti, l’obiettivo è riuscito. Ora rimane da capire come possano i dem continuare a ipotizzare un dialogo con Renzi e i suoi. “Alessandro Zan andrà avanti e con lui tutta la comunità dem”, ha dichiarato il deputato dem Francesco Boccia. “Nonostante questa pessima destra che oggi si accompagna anche ai peggiori trasformisti della storia recente della Repubblica. Per quanto mi riguarda, Italia viva, con questa ennesima spregiudicatezza sui valori, conferma che è diventata come la Lega. Inutile aggiungere altro, non abbiamo più nulla da dirci”. Ai dem, ora si rivolgono gli stessi 5 stelle: “Dopo la pessima pagina registrata oggi, è giusto domandarsi se davvero il Partito democratico vuole una coalizione progressista che comprenda anche quelle forze, come Italia Viva, che oggi hanno sacrificato il Ddl Zan per bieco tornaconto”, ha dichiarato il deputato M5s Francesco Silvestri. E’ chiaro a tutti: dietro il voto sul ddl Zan c’erano i primi segnali per la prossima elezione del presidente della Repubblica e le prossime elezioni politiche. I partiti, Italia viva in primis, cercano di posizionarsi per tempo. Dietro c’erano tutte queste strategie, a rimetterci per l’ennesima volta è stata la tutela dei diritti. Chi si batte da anni per una legge contro l’omotransfobia dovrà aspettareFse ancora.