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Afghanistan, Isis: ‘Attentatore Kabul era stato liberato da una prigione’. Borrell: ‘Lavoriamo per una presenza Ue a Kabul per le evacuazioni’

La notizia è stata diffusa dallo Stato Islamico attraverso la sua newsletter: "Dopo che le forze del precedente governo sono fuggite", Abdul-Rahman al-Logari e "diversi suoi fratelli" sono scappati dal carcere e "si sono precipitati a raggiungere i loro fratelli" per compiere l'attacco suicida, si legge

L’Afghanistan ormai quasi totalmente in mano ai Taliban prova a ripartire, dopo settimane di blocco totale per favorire l’evacuazione degli ultimi cittadini e militari stranieri presenti nel Paese. Tornano ad operare i voli interni, arrivano anche aerei umanitari dell’Onu e gli Studenti coranici hanno annunciato la ripresa delle operazioni Western Union, dopo il congelamento delle riserve nelle banche straniere. Intanto lo Stato Islamico, nella sua newsletter online citata dalla Bbc, ha annunciato che Abdul-Rahman al-Logari, l’attentatore kamikaze che si è fatto esplodere all’aeroporto di Kabul provocando la morte di circa 200 persone, tra cui 13 militari americani, era fuggito da una prigione dopo l’irruzione dei Taliban che hanno riportato in libertà diversi loro combattenti, oltre, appunto ad esponenti dello Isis e di al-Qaeda.

Secondo la ricostruzione dell’organizzazione terroristica, “dopo che le forze del precedente governo sono fuggite”, l’attentatore e “diversi suoi fratelli” sono scappati dal carcere e “si sono precipitati a raggiungere i loro fratelli” per compiere l’attacco suicida. Dopo la presa di Kabul, i Taliban avevano liberato migliaia di detenuti dalla prigione di Pul-e-Charkhi nella capitale afghana e da diverse altre carceri del Paese.

Novità arrivano anche dall’Unione europea, con l’Alto rappresentante per la Politica Estera dell’Ue, Josep Borrell, che ha annunciato la volontà di “lavorare in modo coordinato, con una presenza europea congiunta a Kabul, coordinata dal Servizio europeo di sicurezza, se le condizioni di sicurezza lo consentono”, per favorire l’evacuazione delle persone a rischio: “Coloro che lavoravano con gli occidentali, che sono a rischio, che hanno partecipato al processo di democratizzazione, e sappiamo che sono rimaste in Afghanistan, devono essere evacuate – ha detto – Gli Stati membri decideranno su base volontaria di accogliere queste persone”.

Borrell specifica però che un’eventuale presenza non dovrà essere interpretata come un riconoscimento del nascente Emirato Islamico: “Questa presenza coordinata del team Ue a Kabul non è affatto un primo passo per il riconoscimento, è la prima cosa pratica da fare se vogliamo essere in contatto con il nuovo governo afghano perché abbiamo bisogno di discutere importanti temi, prima di tutto come evacuare diverse centinaia di migliaia di persone – aggiunge – Vorremmo evacuarli via aereo ma è impossibile, sappiamo chi sono, hanno lavorato con noi, siamo fortemente impegnati a portarli via ma non è possibile senza parlare con i Talebani. Ed è molto più facile parlare con qualcuno stando lì che in videoconferenza. Se non è possibile andremo a Doha, che è il punto più vicino. Gli Stati membri non riapriranno le ambasciate domani né l’Ue è in grado di riaprire una delegazione. Si può avere un ufficio dove coordinare le evacuazioni di queste persone”.

Riprendono i voli interni, Western Union di nuovo operativa
Tra le attività che sono in fase di ripartenza ci sono innanzitutto i voli interni al Paese operati dall’Ariana Afghan Airline, che conferma alla Afp la riattivazione delle sue tratte dopo lo stop imposto dall’evacuazione militare. Inoltre, le Nazioni Unite hanno ripreso i loro voli per trasportare aiuti umanitari verso il nord e il sud dell’Afghanistan, come riferito dalla portavoce Stephane Dujarric, precisando che le operazioni permettono a 160 organizzazioni umanitarie di continuare le loro “attività per salvare vite umane nelle province dell’Afghanistan”. I voli collegano la capitale pachistana Islamabad con la città afghana di Mazar-i-Sharif, nel nord, e con quella di Kandahar, nel sud.

Piccola ripresa anche dei flussi di denaro contante, una mancanza che nelle scorse settimane aveva messo in ginocchio il Paese, con lavoratori che non potevano essere pagati, attività rimaste chiuse e la difficoltà per la popolazione di reperire beni di prima necessità. I Taliban hanno fatto sapere che la Western Union riprenderà le sue operazioni nel Paese, aprendo un canale per il flusso di fondi stranieri. Lo ha annunciato il portavoce della commissione culturale del gruppo, Ahmadullah Muttaqi, dopo che il gigante americano dei servizi finanziari aveva interrotto le operazioni in Afghanistan quando i Taliban hanno preso il potere nella capitale. Centinaia di persone si sono messe in fila ogni giorno fuori dalle banche afghane per avere contanti, con i prelievi che sono stati limitati a 200 dollari al giorno e i bancomat fuori uso.

Nuovo governo “non prima di sabato”
Adesso l’attesa è tutta per la nomina dei componenti del nuovo governo del nascente Emirato Islamico. Secondo alcune indiscrezioni circolate nelle ultime ore, l’annuncio del nuovo governo sarebbe dovuto arrivare al termine della preghiera del venerdì, con il leader del gruppo Hibatullah Akhundzada che dovrebbe diventare Guida Suprema e il capo della delegazione di Doha, Abdul Ghani Baradar, capo del governo. Ma un portavoce talebano ha smentito all’Afp che la proclamazione possa avvenire prima di sabato.

Resistenza del Panshir: “Noi soli ma pronti a combattere”
Falliti i colloqui tra i Taliban e la resistenza nella Valle del Panshir, guidata da Ahmad Massoud, gli ultimi rappresentanti dell’Alleanza del Nord hanno fatto sapere, attraverso il portavoce Fahim Dashti che ha parlato al Corriere della Sera, che imbracceranno di nuovo le armi per impedire ai Taliban di conquistare il loro territorio. Secondo il portavoce, tra i panshiri e i Taliban non ci sono state trattative reali: “Noi del Fronte Nazionale di Resistenza – ha affermato – volevamo risolvere i problemi di convivenza tra le varie componenti del Paese. Loro, i Taliban, hanno solo cercato di comprarci, offrendo un ministero ad Ahmad Massoud o a un suo rappresentante a scelta. In alternativa gli hanno garantito di conservare le sue proprietà sia in valle sia a Kabul. E mentre gli dicevano queste cose al telefono i miliziani attaccavano. La guerra non è cominciata ieri, ma lunedì”. Dashti ha sottolineato che nella valle sono arrivati “oppositori, soldati, poliziotti, forze speciali, ministri e deputati di province diverse. Oltre naturalmente al vicepresidente Saleh. La nostra non è una resistenza etnica, ma nazionale”.