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Regionali Calabria, il lancio di mascherine in mare del candidato leghista è sbagliato sotto ogni punto di vista

Leo Battaglia, candidato leghista alle elezioni regionali in Calabria, a Ferragosto ha pensato di regalare migliaia di mascherine chirurgiche ai bagnanti sul litorale dell’alto Jonio cosentino, tra Trebisacce e Sibari. Il modo in cui l’ha fatto non gli sta restituendo però la gratitudine che si aspettava – magari da formalizzare con un voto alle elezioni regionali il 3 e 4 ottobre – ma aspre critiche dai cittadini che hanno assistito alla scena e stanno divulgando le foto sui social.

Perché questa trovata si è rivelata pessima sul piano puramente comunicativo? Il motivo principale è quello dell’inquinamento. Molte di queste bustine di plastica contenenti le mascherine e il materiale elettorale sono finite, ovviamente, in mare come testimoniano le foto che girano sui social e che stanno arrivando alle redazioni giornalistiche.

Questo è già grave. Ma indigna ancora di più in un momento storico in cui la politica, al motto di “plastic free”, è impegnata nella tutela del mare dalla plastica. La maggioranza dei cittadini e degli avversari politici della Lega attacca, a ragione, su questo punto. Ma c’è dell’altro.

Detto sinceramente, è poco credibile che la massa di cittadini comuni si indigni così tanto, improvvisamente, per l’inquinamento causato dalla plastica. Se fossero tutti così attenti all’ambiente, lo dimostrerebbero nella vita di tutti i giorni, cambiando le proprie abitudini. Il gesto di Leo Battaglia è sbagliato sotto altri importanti aspetti che ora vi elencherò.

L’eterno candidato di centrodestra continua la stesura del suo vademecum su ciò che non va fatto in campagna elettorale (e in un Paese civile).

Nel 2014, in occasione delle elezioni regionali, fece imbrattare i muri del cosentino con una scritta fatta con la bomboletta spray: “Leo Battaglia alla Regione”. Furono creati un gruppo Facebook e una petizione contro questo gesto. Non fu eletto.

Alle elezioni del 2020 decise quindi di intensificare gli sforzi arrivando a ‘sdoppiarsi’. Un giorno fece campagna elettorale in due posti contemporaneamente: a Crotone, sul palco con Matteo Salvini, e nel cosentino. Poi scoprirono che l’uomo accanto al leader della Lega era Francesco Battaglia, il fratello gemello di Leo. Anche quella volta dovette rinunciare al posto in Regione.

Ma torniamo al regalo di Ferragosto. Oltre al fatto di essere inquinante, cosa non ha funzionato?

Regalare un bene primario in campagna elettorale non funziona più

Le mascherine oggi sono un bene di prima necessità. Come la pasta. Achille Lauro, detto “O’Comandante” negli anni 50 fu il precursore di queste trovate elettorali che si basano sul regalare beni primari. Lauro distribuiva pacchi di pasta, regalava banconote tagliate a metà e scarpe spaiate: la prima subito, l’altra dopo aver ottenuto il voto. Anche grazie a queste iniziative faceva record di preferenze. Poi però fu accusato di voto di scambio.

Dopo di lui, molti candidati di ogni schieramento hanno regalato pacchi alimentari ai cittadini in campagna elettorale. Oggi, che il voto di scambio lo conosciamo bene, è sempre visto di cattivo occhio il regalare beni agli elettori. Anche quando non si tratta di voto di scambio.

Volendo ragionare in modo cinico, pensando esclusivamente al ritorno elettorale, la trovata di Battaglia non funziona neanche sotto questo punto di vista. I pacchi alimentari sono consegnati personalmente in mano ai cittadini. Si crea così una sorta di debito emotivo nell’elettore, che in molti casi si sentirà in dovere di ricambiare il favore con una preferenza sulla scheda elettorale.

Battaglia invece ha fatto piovere dal cielo le mascherine, senza alcun contatto visivo con l’elettore, il quale è così sollevato dal debito nei confronti di un benefattore che non conoscerà mai la sua identità.

Il punto principale però è un altro. I tempi sono cambiati. Se negli anni ’50 un paio di scarpe e la pasta erano beni rari a causa della povertà e di uno Stato che non dava sussidi a tutti i poveri, oggi la pasta, come le mascherine, le abbiamo tutti. Proprio perché sono un bene di prima necessità e sono obbligatorie in molti contesti, vengono vendute a pochi centesimi e in molti casi regalate.

Bene o male purché se ne parli?

Molti dicono che Battaglia in realtà aveva calcolato tutto e che gode delle critiche, in base alla credenza “bene o male purché se ne parli”.

No, non è vero che per un candidato siano positive anche le critiche. Un conto è polarizzare, ovvero dividere, come fa spesso Salvini: quando con qualche tua uscita polarizzi, hai molte persone che parlano male di te, ma hai sempre anche un’ampia fetta di pubblico che è dalla tua parte e, nel difenderti, si radicalizza, aderendo sempre di più alle tue idee. Lo vediamo con l’immigrazione, lo ius soli, il ddl Zan, il green pass e tutti i temi trattati da Lega e Fratelli d’Italia.

Ma quando commetti un grave errore e non hai nessuno, tranne pochi fedelissimi, dalla tua parte, allora si mette male politicamente per te. I tuoi consensi crolleranno perché in quel caso non hai diviso affatto, anzi, hai messo tutti d’accordo: ce l’hanno tutti con te perché hai fatto, o detto, qualcosa di profondamente sbagliato. Cosa si deve fare in questi casi? Semplicemente chiedere scusa. Cosa che al momento Battaglia si è rifiutato di fare.