Scuola

Scuola, l’insegnamento della religione cattolica sta diventando un ufficio di collocamento delle diocesi

La scuola non è il catechismo. Quella che avete appena letto può sembrare una banalità, la frase più stupida che un maestro e un giornalista possa dire. È chiaro a tutti che nelle nostre aule delle scuole statali non possono farsi lezioni di catechismo. Eppure nel 2021 non è così. Ce lo ricorda la notizia di questi giorni dell’autorizzazione al concorso per 5116 posti per insegnanti di religione cattolica.

Sottolineo il singolare: religione non religioni e cattolica, chiaramente. Stiamo parlando di un’educazione introdotta nelle scuole più di cent’anni fa: all’indomani della Breccia di Porta Pia e della fine del potere temporale del Papa, la circolare del 29 settembre 1870 del ministro della Pubblica Istruzione, Cesare Correnti, stabiliva che l’istruzione religiosa scolastica venisse impartita solo su richiesta dei genitori. Nel 1929 si introduceva e rendeva obbligatoria l’ora di religione anche nelle scuole medie e superiori, quale “fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica”.

Nel 2002 la società è cambiata. Nelle nostre classi non ci sono solo bambini figli di genitori di tradizione cattolica ma anche atei, agnostici, musulmani, ebrei, induisti, buddisti. Che senso ha parlare solo di religione cattolica? I tradizionalisti mi diranno che la religione cattolica fa parte del nostro patrimonio culturale, ed è vero, ma perché non studiare le religioni anziché una sola? Perché avere insegnanti che entrano in classe solo per parlare di cattolicesimo in un momento in cui solo la valorizzazione delle differenze può aiutarci a evitare futuri conflitti?

È, inoltre, assurdo che nelle scuole arrivino a insegnare religione persone scelte dalle diocesi. Il requisito principale di accesso al concorso è il possesso per i candidati della certificazione dell’idoneità diocesana: “È prevista la certificazione dell’idoneità diocesana di cui all’articolo 3, comma 4, della legge 18 luglio 2003, n. 186, rilasciata dal Responsabile dell’Ufficio diocesano competente nei novanta giorni antecedenti alla data di presentazione della domanda di concorso”.

Questo responsabile dell’idoneità cosa deve verificare? La conoscenza del testo biblico? La purezza dell’insegnante? Deve verificare che non abbia fatto sesso prima del matrimonio? Che non sia divorziato? Diciamolo chiaramente: l’insegnamento della religione cattolica è una sorta di ufficio di collocamento delle diocesi per piazzare, a pagamento dello Stato, suore laiche, preti, amici dei vescovi, adepti della diocesi.

Un ultimo aspetto: qual è la qualità dell’insegnamento della religione cattolica in Italia? Da maestro mi son spesso trovato (io, che credo di essere ateo e insegno altre discipline) a parlare ai miei ragazzi di don Tonino Bello, di don Lorenzo Milani, di don Andrea Gallo, di Islam e di Induismo perché nessun insegnante di religione l’aveva fatto.

È arrivato il momento di cambiare rotta. Uno Stato laico non può permettersi di catechizzare la scuola. Va rimesso mano al Concordato che è ormai anacronistico. Non sono contrario all’insegnamento delle religioni, ma abbiamo bisogno di insegnanti di qualità e non di raccomandati baciapile. La scuola ha necessità di maestri e professori, magari anche preti (perché no… ne conosco di sapienti): se nell’aula di mio figlio a insegnare religioni ci fosse don Matteo Zuppi o don Luigi Ciotti o un allievo di don Lorenzo Milani, o ancora qualcuno che ha ereditato il messaggio di don Tonino Bello, l’insegnamento di questa disciplina non sarebbe un’ora di catechismo e potrebbe persino diventare obbligatorio come ogni altra materia.