Calcio

Non esiste solo il Psg: così la Ligue 1 sta diventando sempre più intrigante

Un buco nero che, a livello mediatico, inghiotte qualsiasi cosa non provenga dal Parco (giochi) dei Principi (del petrolio), finendo con il derubricare un torneo ricco di spunti, storie e idee a campionato di seconda fascia. Invece, dal Marsiglia di Sampaoli al piccolo Clermont, passando per il Rennes di Doku, esistono molti motivi per seguire il pallone francese

Per la Ligue 1 il Paris Saint Germain è un buco nero che, a livello mediatico, inghiotte qualsiasi cosa non provenga dal Parco (giochi) dei Principi (del petrolio), finendo con il derubricare un torneo ricco di spunti, storie e idee a campionato di seconda fascia dove uno vale per tutti e il resto è semplice contorno. Pur in un contesto di tale squilibrio di risorse da rendere difficile capire se l’impresa maggiore sia vincere la Ligue 1 con il Lille oppure perderla guidando il Psg, fuori dal discorso per il titolo brulica un intero mondo che nell’attuale stagione si prospetta particolarmente intrigante.

La partenza non può che essere Marsiglia, dove l’arrivo di Jorge Sampaoli ha fatto drizzare le antenne agli amanti del calcio più offensivo e spregiudicato. A inizio anno il proprietario americano Frank McCourt ha mandato il tavolo gestionale a gambe all’aria, licenziando Andrè Villas-Boas e sostituendo alla presidenza del club Jacques-Henri Eyraud con il direttore tecnico Pablo Longoria, ex scout di, tra gli altri, Juventus, Valencia, Atalanta e Newcastle. Una sterzata totale, specialmente a livello di proposta calcistica, che ha portato all’OM quasi una squadra nuova: Gerson, Guendouzi, Luan Peres, Saliba, Ünder, De La Fuente. Tutti giocatori tra i 20 e i 24 anni che andranno a comporre l’ossatura di una squadra sulla quale si innestano i veterani Payet e Milik.

Sempre in tema di calcio offensivo, anche il Lione è passato dal lato oscuro a quello chiaro (o viceversa, dipende dai punti di vista) sostituendo Rudi Garcia con l’olandese Peter Bosz, il più cruijffiano degli allenatori in circolazione. Un radicalismo, il suo, che scivola nel romanticismo e talvolta sbatte il muso contro la realtà, come avvenuto in Germania a Dortmund e, in misura minore, a Leverkusen. Mettere giovani talenti nelle mani di Bosz è però un’operazione che promette sempre bene, basti pensare all’evoluzione di Florian Wirtz nel Bayer, che potrebbe essere ripetuta nell’OL dal 17enne Rayan Cherki.

Sulle fasce nessuno volerà meglio del Rennes, che ha assemblato una coppia di ali del potenziale enorme. Jeremy Doku si è già presentato all’Europeo con il Belgio come un purosangue ancora grezzo e anarchico ma devastante quando parte palla al piede. Gli è stato affiancato il 19enne ghanese Sulemana, strappato all’Ajax a suon di milioni dopo aver fatto fuoco e fiamme in Danimarca. Senza dimenticare in mediana la presenza di uno dei teenagers più ricercati in Europa, Camavinga, a 18 anni già oltre le 80 presenze in una squadra tra le migliori negli ultimi anni a valorizzare (e monetizzare) giovani talenti.

Al Lille il prezzo da pagare per aver strappato al Psg il titolo è stato un pesante indebitamento che adesso necessita robuste misure correttive. Anche se la squadra non è ancora stata smantellata, difficilmente la si vedrà nelle zone più alte, anche perché il tecnico Christophe Galtier ha subito salutato la compagnia dopo il successo e, per rendere l’idea, è stato sostituito con un allenatore (Jocelyn Gourvennec) fermo da due anni. Galtier, il miglior tecnico francese nel rapporto valore della rosa/risultati ottenuti, è approdato in Costa Azzurra in quello che sembra essere diventato il Mino Raiola Football Club. Il Nizza è infatti reduce da un mercato ottimo, abbondante e piuttosto monodirezionale, con i vari Kluivert, Stengs, Todibo e Rosario appartenenti alla scuderia del noto agente. Una campagna di rinforzo (Galtier incluso) comunque notevole, in linea con le ambizioni del proprietario del club, il miliardario britannico – nonché Ceo della multinazionale chimica Ineos – Jim Ratcliffe.

Sette anni fa il Clermont fece notizia per aver affidato la guida della prima squadra a una donna, Helena Costa, che lasciò la panchina dopo un mese per essere sostituita da un’altra collega, Corinne Diacre, oggi c.t. della nazionale francese femminile. I giocatori la soprannominarono Attila per l’approccio militaresco e fortemente autoritario con il quale guidava la squadra. La scorsa estate il Clermont, guidato dal successore della Diacre, Pascal Gastien, ha conquistato la prima promozione della sua storia in Ligue 1. Lo stadio del Clermont, il Gabriel-Montpied, è uno degli impianti più singolari sotto il profilo architettonico, con una tribuna principale che, dall’esterno, appare come un gigantesco ottovolante sfracellatosi al suolo. Si tratta di uno stadio senza curve, oggetto di un futuristico progetto di ristrutturazione che prevede la collocazione di un gigantesco colonnato coperto intorno al vecchio complesso. Il simbolo dell’entrata nella modernità di un vecchio club di provincia.