Mafie

Caso Durigon, Maria Falcone a Draghi: “Sulla lotta alla mafia mi aspetto parole nette. E Salvini dica se per la Lega è una priorità”

La sorella del giudice ucciso dalla mafia, intervistata da Repubblica, chiede al presidente del Consiglio di interrompere un silenzio che dura ormai da più di una settimana, dopo le parole pronunciate dal sottosegretario del suo governo: "Mi interessa sapere: la lotta alla mafia è ancora questione cruciale? È un’occasione per esprimere un’opinione". Poi i dubbi sul Carroccio: "Sembra assurdo che il partito al quale appartiene questo signore non abbia preso una posizione"

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Il caso Durigon deve essere “un’occasione anche per il governo per esprimere un’opinione sul tema della lotta alla mafia“. Maria Falcone, sorella del giudice ucciso dalla mafia, chiede al presidente del Consiglio Mario Draghi di interrompere un silenzio che dura ormai da più di una settimana. Il sottosegretario all’Economia del suo governo, Claudio Durigon, il 4 agosto da Latina ha proposto di cambiare nome al parco dedicato dedicato a Falcone e Borsellino, per re-intitolarlo ad Arnaldo Mussolini, fratello di Benito. M5s, Pd e Leu, tre forze che sostengono il suo esecutivo, hanno chiesto le dimissioni, eppure il premier non è ancora intervenuto: “Forse l’incidente diventa un momento propizio per pronunciare parole ferme, inequivocabili. Nessuno mette in dubbio la trasparenza o lo straordinario lavoro che sta compiendo il premier. Sul contrasto alla criminalità però attendiamo parole nette. E soprattutto fatti”, commenta Maria Falcone in un’intervista a Repubblica. Lo sorella del magistrato ucciso nel 1992 a Capaci si aspetta anche un chiarimento da parte della Lega e di Matteo Salvini: “Sembra assurdo che il partito al quale appartiene questo signore (Durigon, ndr) non abbia preso una posizione su un tema come quello della lotta alla mafia che dovrebbe essere prioritario nel programma di chi si candida a governare il Paese”.

Maria Falcone non vuole esprimersi sulla richiesta di dimissioni del sottosegretario, fedelissimo di Salvini, ma ribadisce più volte come sia necessaria una presa di posizione chiara sul fascimo e sulla lotta alla mafia. “Mi preoccupa il fatto che si possano fare simili considerazioni in rotta con la nostra Costituzione. Ogni tanto i politici dovrebbero andare a rileggerla, non farebbe loro male”, commenta. E si chiede quale sia la posizione di Salvini, che in passato si era presentato a Palermo con la mascherina di Borsellino: “Vorrei capire quali siano le reali intenzioni di questo partito nella lotta alla criminalità organizzata. Non si può ridurre tutto a una bambocciata. Non si può dichiarare: siamo contro la mafia e poi pensare che in realtà Cosa nostra non sia più un problema attuale, che sia stata sconfitta. Perché se non spara più, non più come prima quanto meno, è perché ai boss risulta molto più conveniente restare sottotraccia e fare affari“, sottolinea Maria Falcone.

“Forse fascismo e comunismo: ma la mafia non è stata sconfitta“, aggiunge ancora, riferendosi alla difesa di Salvini dei giorni scorsi, quando ha dichiarato che nella Lega “non c’è nessun nostalgico”, ma non ha mai fatto riferimento a Falcone e Borsellino. “Mi interessa sapere: la lotta alla mafia è ancora questione cruciale? La coerenza dovrebbe appartenere a tutti gli uomini di partito e di governo. Sarebbe stata un’occasione imperdibile, ripeto, soprattutto per una forza che si candida ad amministrare regioni del Sud e a governare”, dice rivolgendosi sempre al Carroccio, ma allargando il discorso anche al governo Draghi: “È un’occasione anche per il governo per esprimere un’opinione sul tema della lotta alla mafia”. Maria Falcone non nasconde i suoi timori: “Per quanto ferita da una dichiarazione come quella del sottosegretario Durigon, so bene quanto la memoria di mio fratello Giovanni e di Paolo Borsellino sia radicata nel cuore degli italiani. Dunque non sono mossa da sentimenti di rivalsa o di vendetta. Non mi appartengono, non appartengono alla storia della mia famiglia. Ma sono preoccupata, questo sì”.

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