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Troppi in autoisolamento, il governo Johnson cede per non paralizzare economia britannica: ‘No quarantena, ma tamponi per alcuni settori’

Scaffali dei supermercati mezzi vuoti, stazioni di servizio senza carburante e locali costretti a chiudere per mancanza di personale. La cosiddetta Pingdemia che ha provocato 2 milioni di isolamenti fiduciari per persone venute a contatto con positivi, rischiava di piegare le imprese britanniche. Così, Downing street ha deciso che per i lavoratori di 16 settori produttivi basterà un tampone positivo al giorno come sostitutivo dei 14 giorni a casa

Se non alle pressioni degli industriali britannici, dei rappresentati delle categorie produttive e dei lavoratori nei servizi essenziali, alla fine il governo Johnson ha ceduto di fronte all’immagine dei supermercati con gli scaffali vuoti. Dopo una settimana di braccio di ferro, tra l’aumento dei contagi di Covid-19 e il diffondersi della cosiddetta Pingdemia, che ha toccato il record di 620mila contatti, Downing street è stato costretto a pubblicare una lista di 16 settori (da quello sanitario e alimentare, ai trasporti ed energia) in cui determinati lavoratori essenziali, entrati in contatto con un positivo al Covid, potranno essere esentati dalla quarantena facendosi invece un tampone al giorno. Diecimila lavoratori potranno così rimanere sui posti di lavoro dopo che oltre due milioni di britannici sono stati costretti alla quarantena o all’isolamento fiduciario mettendo in ginocchio il Paese.

“Non è il caso di fare allarmismi, ma riconosciamo che le persone sono preoccupate dalla carenza di rifornimenti sugli scaffali”, ha detto il ministro alle Attività Produttive, Kwasi Kwarteng. L’ultima volta che i banchi dei supermercati erano vuoti e in Gran Bretagna era praticamente impossibile trovare carta igienica, il mondo stava appena cominciando a fare i conti con quella che sarebbe diventata una pandemia globale. Un anno e mezzo dopo, con programmi vaccinali e piani di protezione in atto, sono proprio gli strumenti anti Covid-19 a svuotare di nuovo gli scaffali, così come le pompe di benzina, le scuole e le stazioni della metropolitana londinese. Il Freedom Day, lo scorso 19 luglio, si è portato via tutte le restrizioni legali, mascherine, distanziamento sociale e limiti alle aggregazioni di massa e il Paese è rimasto nudo di fronte al Covid, protetto solo dalla rete del sistema di tracciamento e dai ping di allerta della controversa app dell’Nhs (la sanità nazionale) che imponendo l’isolamento a camionisti, commessi o insegnanti, per esempio, ha decimato i servizi britannici. Negli ultimi giorni i negozi del Regno sono stati svuotati di una percentuale tra il 10% e il 30% del personale finito in quarantena, tanto che la catena Marks & Spencer è stata costretta ad accorciare gli orari di apertura mentre Iceland, con mille dipendenti a casa, ha dovuto chiudere temporaneamente alcuni negozi del gruppo. “È ironico che siamo rimasti aperti durante il lockdown mentre ora che sono finite le restrizioni siamo costretti a chiudere due negozi e ridurre gli orari di lavoro perché a corto di staff – dice Richard Walker, Managing Director di Iceland – Abbiamo dovuto prendere la situazione in pugno assumendo uno staff temporaneo di 2mila persone da cui attingere mentre i dipendenti continuano a ricevere i ping per isolarsi”.

I ping hanno esacerbato un’emergenza, quella della carenza di personale in vari settori dell’economia britannica, partendo dai trasporti, scoppiata con il post Brexit. “Il problema è serio – lamenta Shona Brown, Network Services Manager della compagnia di trasporti Speedy Freight – Siamo a corto di oltre 60mila conducenti per via del Covid, dei rallentamenti provocati alle frontiere dalla Brexit e ora questa app dell’Nhs sta gravando ancora di più sul nostro settore”. A causa dell’auto-isolamento dei camionisti, Il colosso BP è stato costretto a chiudere alcune stazioni di servizio rimaste senza rifornimenti di carburante, mentre un sondaggio della Food and Drink Federation ha rivelato che tre quarti dei suoi membri ha sofferto l’impatto della mancanza di trasportatori.

Alcune compagnie, come quelle che forniscono pasti a ospedali, scuole e carceri, avevano già provveduto a far saltare la quarantena ai lavoratori che ricevono un ping se negativi al tampone. Ian Wright presidente della Food and Drink Federation spiega che “è comprensibile che datori di lavoro che sono sotto pressione per la carenza di personale cerchino ogni modo per mandare avanti le loro produzioni. Ma occorre che sia il governo a riconoscere la realtà del caos che sta cominciando a montare con il sistema dei ping“.

Al 15 luglio, 1 milione di studenti erano assenti dalle classi per via del Covid, e in tre quarti degli stabilimenti manifatturieri il test and trace ha causato l’assenza del 25% del personale, rallentando la produzione, in particolare quella automobilistica.

L’Inghilterra attende il 16 agosto, quando chi ha la doppia vaccinazione sarà libero dalla quarantena anche se ‘pingato’ dalla famigerata app. Intanto le nuove disposizioni implementate dal governo ieri sera sembrano aver deluso le categorie produttive. Dalla Camera di Commercio britannica, Hannah Essex commenta che anche se l’annuncio di un sistema per esentare lavoratori essenziali dall’autoisolamento potrà dare sollievo ad alcune imprese, molte altre continueranno ad avere carenze critiche di personale che provocheranno drastiche riduzioni di fatturati. Tra queste le imprese nel settore dell’ospitalità che hanno visto il 20% dei 3 milioni di addetti forzati all’isolamento, lasciando esposti i tradizionali pub proprio quando gli inglesi erano liberi di godersi una pinta al banco, senza mascherina. Con mille dipendenti isolati la catena Slug and Lettuce ha dovuto chiudere 15 pub, 33 invece quelli serrati da Greene King. “Pensiamo che nel nostro settore ad essere colpiti dalla Pingdemia sia un membro su cinque dello staff e per questo siamo in molti a dover accorciare l’orario di apertura dei locali”, dice Nick Mackenzie, Ceo di Greene King.

“Il governo sta tentando di far ripartire l’economia, ma le politiche sull’autoisolamento la stanno facendo chiudere – accusa Tony Danker, direttore della Cbi, la Confindustria britannica che rappresenta 190mila imprese e 7 milioni di addetti – Possiamo mettere fine a questa Pingdemia anticipando la data del 16 agosto e implementando la cultura delle mascherine e un sistema di tamponi”, suggerisce.

Il mondo della scienza rilancia invece l’utilità dei ping: “Vorrei che smettessimo di parlare di Pingdemia perché questi segnali di allerta ci comunicano che di fatto c’è un problema- da detto alla Bbc il professor Stephen Reicher, membro dello Scientific Pandemic Insights Group on Behaviours (Spi-B) – Il problema è che le persone si trovano a contatto con soggetti positivi perché il numero dei contagi è ancora alto”.