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Guardia costiera libica, il Parlamento è pronto a rifinanziare le missioni di addestramento. Ma quello promesso dall’Ue non è mai partito

La formazione prevista dall'operazione "Irini" - partita il 31 marzo 2020 - è ancora ferma al palo per l'interferenza della Turchia, anche se secondo Guerini l'attività è tornata "preminente". La missione italiana invece verrà rifinanziata con la somma record di 10 milioni 479mila euro: oltre cento sigle manifestano di fronte a Montecitorio con gli occhi bendati, "simbolo di quelle autorità che si rifiutano di vedere l'annullamento dei diritti umani"

L’addestramento della guardia costiera libica da parte dei militari europei è fermo dal 31 marzo 2020. Cioè da quando è iniziata la nuova operazione Ue “Irini” a comando italiano, che il Parlamento si appresta a prorogare e rifinanziare (il voto è previsto per giovedì) con quasi 40 milioni di euro nel decreto missioni. Lo riporta l’Ansa, spiegando che l’attività non è mai potuta iniziare “a causa di resistenze della parte libica“. A provocare lo stallo è in particolare l’interferenza della Turchia, che ha iniziato un addestramento “parallelo” con i propri uomini. Le istituzioni di Bruxelles sono all’opera per risolvere la questione, complicata dalla frammentazione politica del Paese nordafricano: la speranza è che il quadro si sblocchi a seguito delle elezioni fissate per il prossimo 24 dicembre – le prime a tenersi dal 2014 – che dovrebbero portare all’abbandono della Libia da parte delle forze militari straniere.

“Formazione non ancora avviata”. Ma Guerini: “È tornata preminente” – D’altra parte, anche nel dossier sull’argomento inviato dal Governo alle Camere c’è scritto che “la formazione della guardia costiera e della marina libiche non è stata ancora avviata, in mancanza di un accordo con la controparte libica”. Appena la settimana scorsa, però, di fronte alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, il ministro Lorenzo Guerini aveva detto che “sotto l’impulso italiano, l’attività addestrativa della guardia costiera libica è tornata a essere preminente tra i compiti della missione”. Comprese nel quadro di “Irini”, sosteneva, ci sono “attività correlate al rispetto dei diritti umani, alla parità di genere e al trattamento delle persone recuperate in mare”. Le agenzie Onu e le organizzazioni non governative segnalano da anni continue violazioni dei diritti fondamentali da parte dei militari di Tripoli, alleati degli scafisti che operano sulle coste nordafricane e responsabili dell’internamento di centinaia di migranti nei campi di detenzione presenti nel Paese. Pochi giorni fa un video pubblicato dalla ong Sea Watch mostrava una motovedetta libica intenta a inseguire un barcone sparando colpi di mitraglia ad altezza uomo.

Dieci milioni e mezzo per l’addestramento italiano – Tra le missioni che dovranno essere rinnovate dalle Camere c’è anche quella descritta nella scheda numero 48 del decreto, che destina (al di fuori dell’operazione Ue) quaranta uomini della Guardia di Finanza e nove Carabinieri all'”addestramento di personale appartenente alle istituzioni libiche preposte al controllo dei confini marittimi”, nell’ambito del memorandum firmato nel 2017 dal governo Gentiloni con le autorità di Tripoli. I fondi stanziati per il 2021 ammontano a 10 milioni e 479mila euro, la somma più alta di sempre: un provvedimento che ong e forze politiche più sensibili al tema chiedono di non approvare. I deputati Erasmo Palazzotto (Leu) e Laura Boldrini (Pd) hanno depositato emendamenti proponendo “di non autorizzare il supporto alla Guardia costiera libica e, secondariamente, ad autorizzarlo sospendendone l’operatività fino a quando non ci sarà la revisione definitiva del memorandum” tra Roma e Tripoli, non sarà garantitodimostrato dalle autorità libiche che le persone soccorse in mare non vengono riportate nei centri di detenzione, il governo libico non avrà aderito alla Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati, il governo libico non avrà chiuso tutti i centri di detenzione per migranti”. Un altro emendamento, a firma dei dem Enrico Borghi e Lia Quartapelle, chiede di “verificare la possibilità che dalla prossima programmazione vi siano le condizioni per superare” la cooperazione della Guardia di Finanza con la Guardia costiera libica. Anche i parlamentari Riccardo Magi (+Europa), Francesco Verducci (Pd) e Nicola Fratoianni (Leu) chiedono che l’accordo non venga rifinanziato. Alle 17 di fronte a Montecitorio è stata convocata a questo scopo una manifestazione promossa da oltre cento sigle: i partecipanti scenderanno in piazza con gli occhi bendati, “simbolo di quelle autorità che si rifiutano di vedere e che si piegano volontariamente alle barbarie e all’annullamento dei diritti umani“.

“Senza il rinnovo flussi incontrollati” – L’orientamento dei partiti, però, sembra essere un altro. “Lo stop alla missione italiana che prevede la collaborazione con la guardia costiera libica andrebbe a generare il caos dei flussi migratori verso l’Italia, con tutti i rischi legati al terrorismo e al traffico di esseri umani che potrebbero scaturire”, dicono all’Adnkronos fonti della maggioranza che stanno seguendo da vicino il dossier. “La situazione attuale dei flussi migratori si complicherebbe non poco, con un aumento consistente di partenze incontrollate dei migranti verso l’Italia e con tutto ciò che ne deriverebbe in termini di stragi di vite umane nel Mediterraneo. L’Italia non può pensare di bloccare o annullare la missione che sta portando avanti dall’oggi al domani. È giusto che ci sia il coinvolgimento dell’Unione europea, ma senza un percorso comune si rischia solo di far aumentare l’arrivo dei migranti in Italia”. Posizione in linea con quella espressa martedì dai deputati M5S delle commissioni Esteri e Difesa: “Fino a quando tutte le manovre non saranno condotte sotto l’egida dell’Europa, l’Italia non può astenersi dalla collaborazione con le autorità libiche. Se decidessimo all’improvviso di non finanziare la missione di supporto, creeremmo le condizioni per una situazione ancora più caotica di quella attuale“, argomentano.

Di Maio: “La chiusura dei lager è un impegno della Libia” – Rispondendo al question time in Aula a Montecitorio, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha assicurato che “il governo italiano non ha disposto e non disporrà” finanziamenti diretti a favore della Guardia costiera libica, anche se “il rafforzamento delle capacità delle autorità libiche di condurre attività di search and rescue nella propria area di responsabilità, nel rispetto delle normative internazionali, è una delle linee perseguite” dall’esecutivo, che “si inserisce nel quadro delle iniziative per favorire una gestione più rispettosa degli standard internazionali dei flussi irregolari” da parte della Libia e a contrastare il traffico di esseri umani. “Tutte le nostre iniziative di sostegno alle autorità libiche in materia migratoria si ispirano al principio imprescindibile della tutela delle condizioni di migranti e rifugiati presenti nel Paese”, ha detto, specificando che la chiusura dei lager per migranti “è stata espressamente inclusa, anche su ferma richiesta italiana, tra gli impegni adottati dalle autorità libiche e inseriti nelle conclusioni della seconda Conferenza di Berlino”.

Oim: “15.300 rimpatri in Libia da inizio 2021” – Rispetto all’operazione “Irini”, un altro emendamento a firma Boldrini-Palazzotto “subordina l’approvazione alla garanzia che la missione non comprenda obiettivi di addestramento, supporto e formazione della Guardia costiera libica; che nel suo mandato sia prevista un’attività di ricerca e salvataggio (finora assente, ndr); che ci sia una valutazione sulla efficacia delle attività di formazione fin qui svolte e che l’Ue avvii l’apertura di corridoi umanitari e un piano di evacuazione straordinario delle persone detenute nei campi libici”. Appena ieri l’ultimo rapporto dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) riportava che più di 15.300 migranti sono stati rimpatriati in Libia nei primi sei mesi del 2021, quasi tre volte di più rispetto allo stesso periodo del 2020 (5.476). Una situazione, commenta l’organizzazione intergovernativa, “preoccupante, dato che i migranti che vengono rimpatriati in Libia sono soggetti a detenzioni arbitrarie, estorsioni, sparizioni e atti di tortura”.