Cronaca

Sudan, conclusa senza successo la missione della Farnesina per riportare in Italia imprenditore veneto in carcere

Marco Zennaro, detenuto in un commissariato Khartoum in una cella con altre 30 persone, non ritorna ancora a casa. L'intervento del ministero degli Esteri dopo che la procura ne aveva chiesto la scarcerazione ma le milizie l'hanno impedita

Si è conclusa la missione in Sudan del direttore generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie, ma l’imprenditore veneziano Marco Zennaro, detenuto a Khartoum, non ritorna ancora a casa. Anzi, la situazione sembra essersi congelata, dopo che il procuratore generale della capitale africana la scorsa settimana aveva dato il via libera alla scarcerazione del quarantaseienne titolare di un’azienda di trasformatori elettrici, ma subito dopo le milizie avevano bloccato l’italiano quando ormai sperava di poter salire su un aereo diretto in Italia.

Il viaggio di Luigi Vignali, l’uomo della Farnesina, inviato dal ministro Luigi Di Maio, non si è concluso con un esito positivo, come aveva lasciato intravedere perfino il governatore del Veneto, Luca Zaia, che aveva accennato a possibili notizie positive. La realtà è stata diversa. Vignali ha avuto incontri e colloqui per cercare di sbloccare la situazione, ma non è nemmeno riuscito ad ottenere una misura cautelare alternativa rispetto a quella che costringe Zennaro a restare un una cella di un commissariato di polizia. È assieme a un’altra trentina di detenuti, con un caldo infernale e in condizioni igieniche disumane. Vignali gli ha fatto visita e ha anche incontrato il suo difensore e alcuni familiari che si trovano a Khartoum.

Le autorità saudite non sembrano disposte a lasciar tornare Zennaro in Italia prima di aver ottenuto garanzie bancarie riguardanti la somma di 700mila euro che un potente militare dice di avanzare per asserite irregolarità in una fornitura alla società elettrica del Paese. Vignali è quindi ritornato a Roma da solo, mentre cresce l’apprensione per la sorte del nostro connazionale.

Zennaro conosce molto bene la situazione africana, visto che l’azienda di famiglia opera da 25 anni in quel mercato. Aveva concluso un affare riguardante una fornitura di trasformatori per oltre 1 milione di euro. Il mediatore era Ayman Gallabi, che ha rivenduto la partita alla società Sedc. Sulla base della perizia di una ditta cinese concorrente di quella italiana, la fornitura è poi stata contestata. Alle spalle di Gallabi c’è un finanziatore di peso, Abdallah Esa Yousif Ahamed, che fa parte delle milizie sudanesi che si sono impossessate del potere nel 2019, costringendo alle dimissioni il presidente Omar Bashir.

Due mesi fa Yousif Ahamed ha denunciato Zennaro per frode nella fornitura ed è riuscito ad ottenerne l’arresto. Non è bastata una prima cifra di 400mila euro, versata dalla famiglia dell’italiano, a tacitare le pretese. Il militare sudanese vuole altri 700mila euro e garanzie perché il pagamento avvenga. Nel frattempo il mediatore Gallabi è morto in un misterioso incidente subacqueo avvenuto nel Nilo. A Zennaro non è rimasto che lanciare disperati appelli attraverso la famiglia per essere aiutato dall’Italia. La revoca della custodia cautelare, decisa dai magistrati la scorsa settimana, era stata di fatto annullata dall’intervento delle milizie che avevano impedito all’imprenditore di tornare libero.