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Prodi a La7: “Io al Quirinale? Prima di tutto non sono più un bambino e poi non rappresenterei tutto il Paese”

“Perché il mio nome non è spendibile per il Quirinale? Innanzitutto non sono più un bambino. Se Mattarella, che ha due anni meno di me, dice che per lui è un po’ tardi…“. Così, a “Dimartedì” (La7), l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi motiva il suo rifiuto a diventare presidente della Repubblica, aggiungendo: “C’è anche una ragione più profonda. Non sono mai stato, credo, violento, né partigiano. Ho sempre avuto idee precise e coerenti, che non ho mai cambiato. Quindi, difficilmente posso rappresentare tutto il Paese. E poi, insomma, a me piaceva fare il presidente del Consiglio. Va bene?”.

Prodi analizza la situazione socio-economica attuale: “A che punto siamo? Abbiamo aspetti positivi e aspetti negativi: la situazione non è certo bella, abbiamo avuto mesi tragici, perdita di lavoro. Negli ultimi tempi si sono spostate tutte le previsioni mondiali, Usa e Ue, e quindi anche italiane. Siamo in una situazione di passaggio in cui dovrebbe cominciare la ripresa. Naturalmente, sia chiaro: la ripresa è possibile se non succedono problemi sanitari, perché finora il su e giù dell’economia è stato guidato assolutamente dagli alti e bassi della pandemia”.

Rispondendo a una domanda del direttore di Libero, Alessandro Sallusti, che accusa di rigidità la politica fiscale ventilata dal segretario del Pd Enrico Letta, Prodi spiega: “Ma guardate che la faccenda dell’eredità è una piccola riflessione in un ambito totalmente più ampio. È stata fatta una bella trappolina per Letta, ma non è una direzione di politica“.
E al conduttore Giovanni Floris che osserva che la parola ‘tasse’ è un tabù, l’ex presidente del Consiglio replica: “Ma, scusi, ora si mette a fare il linguista? Ora è cambiato il problema. Biden ha parlato di imposte e nessuno si è messo a ridere. Anzi, abbiamo avuto i 10 più ricchi degli Usa che hanno detto: ‘Ma sai che forse ha ragione?’“.