Scuola

Scuola, il governo Draghi passa dalla proposta di lezioni anche d’estate ad anticipare tutti gli scrutini: presidi e sindacati contro Bianchi

Archiviata per sempre la proposta di allungare il tempo in classe alla fine di giugno, il ministro dell’Istruzione ha annunciato che è possibile concludere le valutazioni prima della fine delle lezioni. Così non si dovranno rinnovare i contratti dei docenti precari chiamati per il Covid. Le proteste: "E’ una scelta senza senso perché quest’anno siamo andati tutti a rilento e ora abbiamo bisogno di più tempo"

La scuola non finirà prima del previsto, ma studenti e professori di molti istituti di ogni ordine e grado dovranno accelerare le operazioni di valutazione per consentire ai docenti di effettuare gli scrutini entro la fine delle lezioni. Archiviata per sempre l’idea del presidente del Consiglio Mario Draghi di allungare il tempo in classe alla fine di giugno, il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha deciso di compiere, almeno per quest’anno, una svolta nell’impostazione della scuola italiana attirandosi le ire degli insegnanti e dei presidi che si trovano a dover cambiare le carte in tavola all’ultimo momento. Eppure proprio il presidente del Consiglio, addirittura già durante le consultazioni con i partiti, aveva annunciato la sua intenzione di tenere aperte le scuole d’estate, subito accolto dalle esultazioni di giornali e partiti. Di quella proposta non solo non c’è più traccia, ma dal ministero è arrivata l’indicazione di anticipare tutti gli scrutini.

Con un’ordinanza, firmata dal professore ferrarese, i dirigenti scolastici si sono trovati tra le mani questa novità: “In ragione – cita l’atto del ministro – della perdurante emergenza pandemica, per l’anno scolastico 202d0-2021 i dirigenti preposti agli Uffici scolastici regionali sono autorizzati a prevedere la conclusione degli scrutini finali per le classi delle istituzioni scolastiche statali e paritarie del primo e secondo ciclo di istruzione entro il termine delle lezioni fissato dai calendari delle Regioni e delle Province autonome, fermo restando l’avvio degli stessi non prima del primo giugno”. Una scelta che al primo impatto sembrerebbe non cambiare più di tanto l’organizzazione della scuola, ma nei fatti è una vera e propria rivoluzione.

In primis, è la prima volta che gli scrutini si possono fare prima della conclusione delle lezioni. Secondo aspetto: in questo modo i dirigenti non dovranno nominare i supplenti per sostituire i docenti che hanno il contratto che termina con l’ultima campanella (in particolare i docenti precari chiamati per l’emergenza Covid). Terza conseguenza: gli studenti non potranno più farsi interrogare fino all’ultimo giorno. A complicare le cose per quest’ultimi c’è di mezzo anche il cosiddetto “ponte” della festa della Repubblica: molti consigli d’istituto (spetta a loro la scelta) hanno deciso di effettuarlo perciò i ragazzi perdono altri due giorni di lezione restando a casa dal 29 al 2 giugno.

La decisione del ministro ha diviso il mondo della scuola anche perché per la primaria spesso gli scrutini sono solo un adempimento burocratico che gli insegnanti svolgono in quindici minuti. A schierarsi contro il ministro sono soprattutto i dirigenti scolastici. “Questa anticipazione – spiega Mario Rusconi, presidente dell’Anp della regione Lazio – ha un solo scopo: risparmiare più o meno 100mila euro per non pagare i supplenti. Un’economia che crea grandi problemi organizzativi alle scuole: dall’1 all’8 giugno come si possono fare gli scrutini in 75 classi come accade a qualche collega? I presidi dovranno pensare a convocazioni in notturna. Lo scrutinio non va celebrato in maniera burocratica”.

Nel Lazio, l’ordinanza del dirigente Rocco Pinneri è esplicita rispetto alla questione economica. Il direttore ha scritto: “Le istituzioni scolastiche statali svolgono, salvo impossibilità, gli scrutini finali tra il primo e l’8 giugno quando un termine successivo richiederebbe di autorizzare la spesa aggiuntiva necessaria a prorogare il contratto di lavoro ad uno o più docenti”. Tuttavia per far fronte ai problemi delle scuole più numerose Pinneri ha scritto: “Nel caso in cui sia, di fatto, impossibile modificare il calendario degli scrutini per rispettare i predetti termini, il dirigente dovrà chiedere all’Ufficio scolastico provinciale di riferimento la conseguente proroga dei contratti, motivandola adeguatamente”.

I più avversi alla decisione di Bianchi sono i docenti delle superiori. Alessandra Stanganelli, professoressa di filosofia al liceo “Boggiolera” di Catania ha le idee chiare: “E’ una scelta senza senso perché quest’anno siamo andati tutti a rilento e ora abbiamo bisogno di più tempo. Stanno investendo un sacco di soldi per il piano estate e poi creano tutto questo disagio pur di non pagare qualche supplente”. Dello stesso parere Nicola Cotugno, docente al “Ferraris” di Napoli: “Non ne capisco il senso. Ho l’impressione che si cammini a ruota libera in uno degli anni più confusi e sbandati della nostra scuola. Ormai siamo alla fine dell’anno; una settimana in meno o in più sposta poco”.

Più blando il parere di Francesco Uccello, professore all’istituto 83 di Porchiano Bordiga (Napoli): “Dal punto di vista della valutazione non vedo alcun problema: il professore sa già a questo punto dell’anno che voto dare allo studente. Ci chiedono, tuttavia, di fare salti mortali”. Cambia, il punto di vista dei maestri della scuola primaria, dove gli scrutini sono nella maggior parte dei casi sono una formalità e dove la valutazione è più nell’ottica formativa che quantitativa. Anche qui, tuttavia, restano le critiche alla scelta del ministro: “Gli scrutini da noi – spiega Fabiola Lupo Pasini, maestra a Ripalta Cremasca – sono un atto burocratico. La valutazione (schede) le prepariamo con calma successivamente. Anticiparli non serve. La valutazione per gli apprendimenti implica un ‘tempo’ di riflessione e condivisione su ciò che si è osservato, i bambini potrebbero sorprenderci fino all’ultimo giorno di scuola”.

Duro il maestro Rudy Migliore della primaria di Recco: “È solo una questione meramente economica per non prolungare i contratti ai docenti precari almeno fino a fine giugno. È eticamente inaccettabile scrutinare prima del termine delle lezioni per risparmiare e tutto ciò in un anno scolastico assurdo come questo”. Posizione ribadita da Davide Tamagnini che oltre ad essere insegnante alla primaria è uno scrittore: “Da un lato è un un paradosso: per agevolare i lavori di segreteria rispetto agli esami di Stato e i recuperi estivi, si toglie tempo affinché studenti e insegnanti si preparino ai suddetti esami o per rivedere temi che così non sarebbero da recuperare in estate. Dall’altro mi pare la solita questione burocratica che vince su quella pedagogica: la scuola la si voleva allungare e ora la si taglia? La valutazione sta insieme alla didattica, così è un sottolineare che sono due cose separate, come dire che quegli ultimi dieci giorni non saranno di scuola”.

Se il mondo della scuola boccia la decisione di Bianchi non è da meno il sindacato che di fronte all’anticipo degli scrutini è titubante. “Non ho idea di cosa succederà ovvero se le scuole si adegueranno. L’unico senso di questa scelta è – spiega la segretaria della Cisl Scuola, Lena Gissi – quello di risparmiare”. Più ottimista Grazia Maria Pistorino della segreteria Flc Cgil: “La scuola funziona perché il personale è flessibile. Dove ci sarà bisogno usufruiranno di questa possibilità va ricordato che la valutazione dell’ultimo giorno non può cambiare la sorte di un alunno”.

A lanciare strali contro Bianchi è Stefano d’Errico dell’Unicobas: “Il problema è la scadenza dei contratti Covid stipulati a molti supplenti fino al termine del dieci giugno. Non è inconsueto che dei contratti siano fatti fino al termine delle lezioni; normalmente, secondo quanto prevedono norme precise, i contratti vengono prorogati o riaccesi per le giornate di scrutinio e di esame. Ma per i supplenti Covid ci sono problemi, dovuti solo alla incapacità/volontà di governo e ministero, che non hanno saputo/voluto fare i conti e prevedere la spesa necessaria per gestire i contratti”.

Resta, infine, da chiarire un aspetto. La scelta del ministro circolava da parecchio tempo ma è arrivata ai dirigenti solo in queste ore. Già alla fine d’aprile il Consiglio superiore della pubblica istruzione aveva esaminato lo schema dell’ordinanza esprimendo un parere favorevole, ma anche un’osservazione che non è stata recepita da Bianchi: “Il Cspi – cita approvato nella seduta plenaria 56 del 27 aprile scorso – ritiene condivisibile un’indicazione non prescrittiva della calendarizzazione degli scrutini, auspicando che le singole istituzioni scolastiche possano in autonomia gestire i tempi in base alle proprie esigenze organizzative, tenendo conto della necessità di raccogliere tutte le evidenze utili per effettuare una valutazione che consideri le complesse modalità del processo di insegnamento/apprendimento di questo particolare anno scolastico”. Da allora tutto è rimasto in sordina fino a pochi giorni fa.