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Spagna, crisi migratoria nelle enclave di Ceuta e Melilla: lo sgarbo del Marocco a Madrid per aver curato il leader sahrawi

Sono 6mila le persone che negli ultimi due giorni sono riuscite a entrare nelle due enclave spagnole al confine col Paese nordafricano. Questo perché, dopo lo 'sgarbo' di Madrid, il governo marocchino ha tolto le proprie guardie di confine a protezione dei due avamposti europei in Nord Africa

Ceuta e una crisi migratoria senza precedenti grazie alla passività della polizia e delle autorità marocchine. A Rabat non è piaciuta l’accoglienza del leader del Fronte Polisario offerta dalla Spagna per delle cure in gran segreto. Nelle ultime 24 ore circa 6mila migranti, per la quasi totalità giovani marocchini, sono riusciti a entrare all’interno dell’enclave spagnola nel nord del Marocco raggiungendo così l’Europa a nuoto o con mezzi di fortuna senza trovare alcun ostacolo. Circa 2.700 di loro, fanno sapere le autorità, sono già stati espulsi. Le autorità di Madrid che hanno schierato l’esercito a sostegno della polizia, mentre si registra il lancio di sassi dal lato marocchino contro agenti della Guardia Civil che hanno risposto con spari in aria dissuasori e fumogeni.

Il numero degli arrivi va aggiornato di ora in ora, visto che una folla mai vista prima di persone si sta ammassando al di qua del muro eretto dal governo di Madrid nei due punti fisici in cui Ceuta è sigillata: il primo all’altezza del varco frontaliero principale, Tarajal II, il secondo sul lato opposto del mega reticolato eretto e potenziato nel corso degli anni, a Benzù, sotto la cosiddetta montagna della Madre Morta (Jebel Moussa). Inoltre, un altro centinaio di persone, nel momento in cui si scrive, sono riuscite a entrare in territorio spagnolo anche nell’altra enclave di Melilla.

Non era mai accaduto in passato che un numero così alto di persone riuscisse ad entrare all’interno dell’area protetta spagnola. Un record assoluto capace di frantumare il precedente, quando nel giugno del 2018, nella settimana tra il 21 e il 28, le autorità spagnole registrarono l’arrivo di circa 2.800 persone. All’epoca si trattava al 90% di uomini in fuga dai Paesi subsahariani, ora quel fronte ha scelto la rotta Atlantica verso le Canarie. Secondo quanto riferito da fonti governative, almeno un terzo delle persone entrate a Ceuta ieri sono minorenni.

Le attenzioni internazionali si stanno concentrando adesso su quanto sta accadendo, ma la situazione a Ceuta (e in parte anche a Melilla) ha iniziato a farsi complessa già alcune settimane fa. Il governo Sanchez ha dovuto attivarsi per potenziare il numero delle deportazioni inasprendo il provvedimento adottato un paio di anni fa, nonostante le denunce di violazione dei diritti umani e delle convenzioni sul fronte migratorio.

Alcuni video diffusi in queste ore mostrano due dettagli fondamentali: da una parte la marea di giovani pronti a tuffarsi in acqua per bypassare i due ‘espigon’, i frangiflutti in ferro piazzati ai due margini est ed ovest dell’enclave che penetrano nel mare per decine di metri, dall’altra il vero motivo di questa invasione straordinaria, cioè la totale assenza della polizia marocchina. Un’inerzia per certi versi inspiegabile. Fino a pochi giorni fa i tentativi di entrare a Ceuta illegalmente da parte dei marocchini avvenivano quasi esclusivamente con imbarcazioni di fortuna in partenza da punti della costa lontani dalla cittadina spagnola. Ciò era dettato dai controlli asfissianti da parte delle autorità marocchine dei litorali, specie nei centri frontalieri di Fnideq e Castillejos. Ogni tentativo di avvicinarsi alle spiagge di confine veniva subito contrastato: perfetta applicazione della repressione prevista dagli accordi bilaterali Spagna-Marocco.

Da alcuni giorni a questa parte gli arenili attorno a Tarajal II, ma soprattutto a Benzù, sono pieni di ragazzini in cerca di un futuro migliore altrove e delle guardie della polizia di re Mohamed VI neppure l’ombra. Il motivo della totale assenza delle divise lungo le aree di confine è legata a una scoperta fatta lo scorso aprile dai servizi segreti marocchini. L’intelligence nordafricana ha raccolto le prove secondo cui Brahim Gali, segretario generale del Fronte Polisario, da decenni in conflitto con Rabat per il controllo del Western Sahara, la parte meridionale del territorio marocchino al confine con Mauritania e Algeria, è stato accolto dalla Spagna con una falsa identità per curarsi. Un atto che la diplomazia marocchina ha fortemente condannato. Prima conseguenza, appunto, il totale smantellamento a tempo indeterminato dei controlli nei delicati varchi di frontiera.

Mentre il premier Sanchez sta cercando di porre rimedio alla crisi migratoria e ai rapporti generali con il dirimpettaio maghrebino, la situazione all’interno dell’enclave sta esplodendo, tanto da costringerlo ad annullare il suo viaggio a Parigi in programma per oggi e recarsi sul luogo degli scontri. I centri di accoglienza sono al collasso e le deportazioni forzate non riescono, come in passato, a limitare i danni. Una parte dei giovani marocchini è stata messa dentro la famosa ‘nave della quarantena’, un’imbarcazione alla fonda che durante la pandemia, soprattutto nella prima fase dell’emergenza sanitaria, ha ospitato i migranti in attesa del loro destino. Di tanti, tuttavia, si sono perse le tracce, nascosti negli anfratti attorno al porto di Ceuta, in attesa di saltare dentro le navi in partenza verso i porti spagnoli della penisola iberica, Algeciras in primis, e tentare la fortuna.