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Giro a ruota libera – Nella prima tappa Ganna straccia gli avversari. E la gara inizia con un prestigioso (e insolito) trionfo italiano

Ganna non inganna. “Top Ganna” il Cinghiale straccia gli avversari. Filippo vince nel “suo” Piemonte, a Torino, che festeggia con la strepitosa vittoria del formidabile giovanotto di Verbania i 160 anni dell’Unità. Ganna batte un altro italiano, Edoardo Affini da Mantova. Non ha pietà per il redivivo Remco Evenepoel, tornato a correre dopo otto mesi di sofferenze indicibili: al Lombardia si era sfracellato in un burrone. Prima di scattare come un dannato giù dalla pedana di piazza Castello, Pippo si era schernito: “Se non dovesse arrivare il risultato, non mi taglio le vene. Il Giro è lungo…”.

Prestigioso e insolito trionfo italiano, questo incipit del Giro numero 104, cortissima prova contro il tempo, specialità di cui Ganna è campione del mondo: “Incredibile performance”, hanno chiosato i cronisti anglosassoni (l’Ineos, squadra di Ganna, è pur sempre britannica…). Anche l’anno scorso aveva spopolato nella minicrono d’esordio, davanti ad Almeida.

Indossa di nuovo la maglia rosa, maglietta che compie novant’anni e li porta benissimo, con eleganza. (Segnalo l’abusato titolo di copertina dell’inserto settimanale gazzettaro Sportweek, con foto del baldo Ganna: “In nome della Rosa”. Umberto Eco, perdona loro). I distacchi tra i big sono minimi. L’unico che gode è il portoghese Joao Almeida, sorpresa dello scorso Giro (15 giorni in rosa): ha rifilato quasi mezzo minuto a Nibali, Bernal e Yates, gli avversari da alta classifica. Sintomi di condizioni. Ma anche di un Giro senza padrone. Ci sarà il canto del cigno del trentaseienne Vincenzo Nibali, reduce da un infortunio (frattura al polso destro)? Non credo: ormai, amministra saggiamente la gloria passata. Incassa ancora buoni stipendi, ma i risultati latitano. Il giovane colombiano Egon Bernal gli rende 12 anni, ha trionfato clamorosamente nel Tour del 2019, dunque è considerato il primo dei favoriti: peccato soffra il mal di schiena. Si vedrà. Pare in gran spolvero il brexit Simon Yates, fresco vincitore del breve Tour of Alps: illusoria attesa? La terza settimana di corsa lo ha sempre bastonato.

In lizza ci sarebbe il ventunenne fenomeno belga Evenepoel, che però non corre dal 15 agosto scorso. È stato sconfitto da Ganna, non dai rivali del podio. Grande talento. Grande mistero. Morale della favola: più incerto è il Giro, più è bello. Questo, poi, è dantesco. Sia per le celebrazioni nelle tappe di Verona e Ravenna. Sia perché contempla 47mila metri di infernale dislivello (!).

Perciò, evviva il Recovery Giro 2021, sei mesi dopo il Girovid del 2020: la corsa torna rosa di maggio, la folla pure, tenuta a bada da 8600 metri di transenne, quanto la lunghezza della tappa che si è disputata nel cuore di Torino per ricordare i 160 anni dell’Unità. Tanti tifosi: ma tutti, o quasi, con mascherina. E questo è un bel segnale di responsabilità.

Sempre in cerca di simbologie popolari, il ciclismo stimola coi richiami alla Storia e alla cultura tanta voglia di riscatto, di passioni e di speranze: in questo senso, il Giro è l’infinito libro Cuore a pedali del nostro Paese. Il lessico per questa 104esima edizione abbonda infatti di prefissi “ri”: il Giro della Rinascita; il Giro della Ricostruzione; il Giro del Ritorno, il Giro del Rinnovamento, financo il Giro del Nuovo Risorgimento e c’è chi è andato oltre, in questo gran circo retorico che inquina linguaggio e costume, sino a immaginarlo Giro della Resurrezione.