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“23 ore al giorno in isolamento in una cella piccola”: la nuova vita di Derek Chauvin, condannato per la morte di George Floyd

L'ex agente è stato portato in cella subito dopo la lettura del verdetto, dove la giuria lo ha ritenuto colpevole di tutti i capi d'accusa. Il New York Times descrive la sua nuova vita nel penitenziario di massima sicurezza di Oak Park Heights, in Minnesota

Sorvegliato a vista per 24 al giorno, tenuto in isolamento per 23 e soltanto per un’ora può godere di un altro spazio e fare esercizio fisico. È questa la nuova vita di Derek Chauvin, l’ex agente di Minneapolis ritenuto colpevole di tutti e tre i capi di imputazione per avere ucciso per soffocamento George Floyd, il 46enne afroamericano divenuto simbolo della lotta al razzismo negli Stati Uniti e nel mondo.

Il New York Times descrive la nuova routine dell’ex poliziotto ora detenuto a Oak Park Heights, unica prigione di massima sicurezza nel Minnesota, dove è arrivato un’ora dopo la lettura del verdetto. Fino ad allora era rimasto a casa, visto che a ottobre era stato liberato su cauzione. Sul suo caso il prossimo 16 giugno – secondo quanto scrive il quotidiano americano – un giudice stabilirà la sua pena, che potrà arrivare fino a 40 anni di carcere, e nel frattempo Chauvin viene detenuto in un’ala particolare del penitenziario. Una scelta probabilmente dettata da ragioni di sicurezza, anche se spesso la detenzione in quell’area ha una funzione punitiva.

“Le celle sono piccole e non contengono altro che una panca con un materasso – scrive il Nyt -, un wc, un lavandino e una piccola doccia. Ai detenuti è consentito portare con sé oggetti di prima necessità come vestiti, dentifricio e sapone, oltre a carta e penna. In alcuni casi, sono ammessi anche libri, riviste o giornali, ma soltanto se le autorità carcerarie lo consentono”. I detenuti inoltre, monitorati da telecamere di videosorveglianza 24 ore al giorno, vengono controllati ogni 30 minuti dagli agenti di polizia penitenziaria per verificare che non siano in pericolo. Ogni tre mesi poi viene stilato un rapporto sulle condizioni psicologiche dei prigionieri che rimangono dietro le sbarre per più di 30 giorni.