Società

La cronaca riaccende i riflettori sul dark web: contro la violenza di genere si deve partire dalla scuola

Che cos’è il web? Il dark web? Chi c’è realmente dietro alla rete, dietro a questo mondo virtuale di scatole cinesi sommerso? La risposta non è semplice, tuttavia le cronache di giornale portano alla luce ogni giorno fatti allarmanti che ricadono sempre più spesso nel mondo reale. Gli esempi sono tanti, troppi: basti pensare che sul dark web, sul mercato nero, è possibile comprare i vaccini anti Covid a 1200 dollari mediante accordi per l’acquisto tramite app di messaggistica criptate, come Wickr Me o Telegram, e con pagamenti in criptovaluta. La maggior parte dei venditori è basata in Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti. E ancora, è emerso da alcuni “hacker buoni” che per 100 euro si possono comprare addirittura falsi attestati di negatività o positività del virus.

Inoltre, in questo spazio occulto succede, sempre più spesso purtroppo, che centinaia di italiani subiscano ricatti-truffa con la minaccia di hacker che con una email chiedono un “riscatto” in bitcoin per non mandare ad amici e parenti immagini imbarazzanti o per non “denunciare” pubblicamente messaggi del tipo “Abbiamo video di te che guardi i porno”. Uno stupro questo della sfera personale e intima senza precedenti.

Oltre alla “compravendita” di vaccini si è verificato, stando a una notizia di cronaca recente, un fatto gravissimo, la ricerca sul dark web da parte di un uomo di un sicario per sfregiare la ex fidanzata. L’uomo, in particolare, mentre inviava fiori e messaggi insistenti all’indirizzo della giovane, attraverso complesse pratiche informatiche di anonimizzazione e utilizzando la rete Tor, contattava sul dark web soggetti denominati “Assassins”, con lo scopo di ottenere prestazioni finalizzate a provocarle lesioni gravissime. Prestazioni per le quali aveva già effettuato il primo pagamento in bitcoin. Quasi 10mila euro da versare in quattro diversi pagamenti: era questo il prezzo pattuito con gli intermediari.

Il piano criminale prevedeva che il killer le sfregiasse il viso con l’acido e le spezzasse la schiena in maniera tale da farla rimanere paralizzata e costretta a muoversi sulla sedia a rotelle. La volontà era chiara. Quella di provocarle sofferenza fisica e psicologica. Di farle del male. Tanto male. Cancellando la sua identità si sarebbe “garantito” il fatto che nessuno l’avrebbe più guardata né “posseduta”. Tutto questo si pensa per vendetta, per un sentimento di rancore profondo, visto che la giovane si era “permessa” di interrompere la relazione dopo oltre 2 anni.

Sembra la trama di un cyber thriller horror e invece era il progetto reale di un 40enne lombardo, esperto informatico, funzionario di una grande azienda, accusato di atti persecutori aggravati, ora finito agli arresti domiciliari. Una personalità morbosa e ossessionata dalla figura femminile. Un copione tristemente noto: una relazione finita, l’incapacità di accettarlo e la volontà di annientare la donna colpevole di aver detto, per prima, la parola fine. Ma questa volta tutto si è svolto sul web, dalla ricerca del sicario al pagamento in bitcoin. Ed è stato proprio questo ad aver permesso di sventare un terribile crimine di genere contro un’ignara ragazza.

La misura cautelare, disposta dal gip del Tribunale di Roma, è stata eseguita dalla polizia di Stato impegnata nell’operazione “Hitman”. Questa è la prima volta che, attraverso un’indagine condotta su diversi piani operativi, reali e virtuali, gli investigatori del servizio polizia postale e delle comunicazioni, della Squadra mobile e della polizia postale di Roma riescono a individuare tempestivamente e fermare il mandante di un grave delitto di violenza di genere, progettato nei minimi dettagli nel web sommerso. Il tutto con il fondamentale contributo della cooperazione di Europol, che tramite l’analisi delle transazioni finanziarie ha identificato il responsabile dell’agghiacciante richiesta.

Ora l’immagine che emerge dalla rete è veramente terribile se si pensa che con poche centinaia di euro è possibile ingaggiare un sicario per fare del male a una ex fidanzata, moglie, compagna o a qualcuno che semplicemente ha avuto la sfortuna di incrociare la strada di una persona instabile e disturbata o solamente malvagia. Alla luce di tutto questo bisognerebbe chiedersi se sia necessario difendersi anche dalla Rete, dai rischi che comporta l’utilizzo di Internet.

Io credo che il web sia uno strumento, un mezzo di lavoro e di comunicazione importante, ma utilizzato troppo di frequente da soggetti non consapevoli di quello che nasconde e soprattutto non in grado di utilizzarlo nel modo corretto. È fondamentale che dai banchi di scuola venga insegnato, come è stato già previsto, l’utilizzo consapevole dei social network per responsabilizzare i giovani fin dalla tenera età. Che ci sia da normare il web – anche se non è facile – non ci sono dubbi; tuttavia, di fronte allo schermo del computer o dello smartphone, c’è una persona in carne ed ossa che deve essere educata fin dalla tenera infanzia al rispetto delle altre persone, della legalità, dei sentimenti, delle decisioni che vengono prese e che vanno rispettate.

Il problema ha radici profonde e riguarda una cultura retrograda, sessista e patriarcale che è ancora radicata all’interno della famiglia di origine, dei luoghi di lavoro e, purtroppo, nella nostra società, dove in un modo o in un altro la donna rimane sempre un oggetto di proprietà del marito, del fidanzato o del maschio alfa. Un essere non pensante che non ha diritti. Il lavoro da fare è in salita, ma deve essere trasversale, deve riguardare non solo la scuola, ma anche le famiglie, le associazioni, gli sport e tutto quello che ruota attorno alla crescita di un minore.

L’educazione civica è stato un importante passo in avanti, ma oltre a questo credo che già dalle elementari debba essere inserita in modo sistemico l’educazione sentimentale e sessuale. Tale prevenzione aiuterebbe a correggere quei comportamenti di intolleranza e di possesso che deformano il carattere di una persona e di conseguenza il rapporto di coppia, degenerando in forme di violenza di genere che nella peggiore delle ipotesi sfociano nell’omicidio. Per questi motivi a breve depositerò una proposta di legge.