Politica

Il presunto ‘stalker’ dell’ex ministra Azzolina assunto al ministero è segno di discontinuità, ma dal buon senso!

Discontinuità! Il mantra del nuovo Governo – a forza di sentirselo ripetere – deve aver dato il capogiro al sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso, leghista. Che alla fine, convinto di dover dare anche lui qualche segnale di discontinuità rispetto al governo precedente, sembra aver pensato che la cosa migliore fosse reclutare nel suo staff un signore (Pasquale Vespa) che i giornali chiamano lo “stalker” dell’ex ministra Lucia Azzolina. In quanto autore, dicono, di una serie di messaggi carichi di sessismo, violenze verbali e minacce. Non critiche alle scelte politiche della ministra, ma volgarità sul suo rossetto, la sua bocca, il suo aspetto fisico, persino un video horror con sangue, mostri e streghe per “avvertire” che questo sarebbe stato il peggior incubo della ministra.

“Cosette” che hanno portato ad un’imputazione per diffamazione reiterata a mezzo stampa e minacce gravi. E che in ogni caso hanno innescato lo scatenamento di manipoli di cyberbulli che hanno reso necessaria l’assegnazione di una scorta all’ex ministra.
Se il sottosegretario sperava di diventare il campione della discontinuità, forse non ha fallito il bersaglio: a patto di intenderla come discontinuità dal buon senso e dall’opportunità. Perché non basta dire, essendo aperto un processo, che “ fino a prova contraria [Vespa] è innocente e mi auguro che risulti innocente anche per i giudici”. Un politico con rilevanti responsabilità istituzionali dovrebbe tenere nel debito conto – appunto – anche le questioni di opportunità.

Esiste infatti una responsabilità morale a prescindere dall’eventuale responsabilità penale, che ha tempi e regole tutt’affatto diversi. Trincerarsi dietro i giudici sa di escamotage per guadagnar tempo, senza prendere una posizione autonoma (rispetto a fatti obiettivamente, quanto meno, assai discutibili) come invece dovrebbe saper fare il buon governo. Vorrei ricordare “la moglie di Cesare”, ma esito a farlo nel timore che il sottosegretario (noto per aver confuso Topolino con l’Alighieri) possa pensare che mi riferisco a qualche soap opera. Mentre si tratta semplicemente di questione morale. Una roba che non si può nascondere sotto il tappetino di un garantismo di maniera.