Economia

Alitalia, rinviato l’incontro tra commissari e sindacati: nessuna risposta sugli stipendi di marzo. Venerdì manifestazione a Fiumicino

Anche questo mese le retribuzioni sono a rischio mentre nei giorni scorsi, ricordano le organizzazioni sindacali, al tavolo ministeriale l'azienda ha formalizzato l’indisponibilità ad anticipare il trattamento base della cigs. Venerdì nuovo incontro tra i ministri del governo Draghi e la commissaria Vestager, che chiede lo 'spacchettamento' degli asset con l’aviation che dovrebbe andare a Ita attraverso una trattativa diretta mentre la manutenzione e l’handling verrebbero messi a gara

Alta tensione in Alitalia. L’ennesimo rinvio dell’incontro tra i commissari straordinari della compagnia e i sindacati, che avrebbe dovuto tenersi mercoledì 24, ha aumentato il nervosismo. Mancano risposte sul pagamento degli stipendi di marzo, perché i 55 milioni di euro di ristori a cui la Ue ha dato via libera non sono ancora stati accreditati. Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl, Usb, le associazioni professionali di piloti e assistenti di volo Anpac, Anpav e Anp invitano i lavoratori a manifestare all’aeroporto di Fiumicino venerdì, quando è in programma il nuovo incontro tra i titolari dei ministeri competenti Giancarlo Giorgetti, Enrico Giovannini e Daniele Franco e la commissaria europea alla Concorrenza Margrethe Vestager.

Anche questo mese le retribuzioni sono a rischio mentre nei giorni scorsi, ricordano le organizzazioni sindacali, al tavolo ministeriale l’azienda ha formalizzato l’indisponibilità ad anticipare il trattamento base della cigs. Oltre a questo, i sindacati denunciano la “totale incertezza sulla data di pagamento della prestazione cigs base da parte di Inps e la totale incertezza sulla data di pagamento dell’integrazione del Fondo speciale trasporto aereo, relativa al mese di dicembre 2020”. Guardando più in là, ci sono le ombre sul futuro della nuova Alitalia. Ormai è assodato che solo con la discontinuità Bruxelles darà il via libera al decollo di Ita. Questo, almeno secondo lo schema fin qui emerso, significa uno ‘spacchettamento‘ degli asset della vecchia Alitalia con l’aviation che dovrebbe andare a Ita attraverso una trattativa diretta mentre la manutenzione e l’handling verrebbero messi a gara. Temi caldo al centro del confronto sono poi gli slot su Linate e il programma Millemiglia.

Sono i numeri di Ita a preoccupare i sindacati. La nuova Alitalia in versione small partirebbe con una flotta sotto i 50 aerei, con gli esuberi che ne deriverebbero. Tutto, spiegano fonti sindacali, è in fieri. E non è ancora chiaro come verranno gestite queste eccedenze d’organico. Un’ipotesi che circolare è quella di ricalcare le soluzioni già sperimentate in passato, prevedendo la fuoriuscita di dipendenti che ne abbiano i requisiti con ammortizzatori che accompagnino alla pensione nell’arco di cinque anni. Una misura che, secondo alcuni calcoli, potrebbe interessare 480 tra comandanti e piloti e 500 assistenti di volo. “Siamo arrivati al culmine della crisi Alitalia mentre il governo italiano continua a tergiversare, sottovalutando la situazione”, avverte l’Usb. “Quattro anni di amministrazione straordinaria affidata a management non esperti di trasporto aereo hanno provocato il collasso della compagnia molto più che nella precedente gestione fallimentare. Le perdite sono aumentate e non solo per la catastrofe epidemiologica dovuta al Covid 19 ma per una mancanza delle necessarie competenze”, sottolinea il presidente di Naca Piloti Alitalia Franco Zorzo. Sono mesi che la politica e i partiti promettono “il rilancio di Alitalia e la tutela di tutti i lavoratori” mentre nei fatti ci troviamo dinanzi all’ipotesi di un nuovo vettore nazionale composto solo da una cinquantina di aerei, senza logo, senza competenze, rinunciando alla professionalità di centinaia di piloti qualificati”.