Politica

Draghi e il tabù del neoliberismo: le sorti del Paese dipendono solo da quello

I dati sul contagio da Covid-19 diventano sempre più impressionanti. Appare ormai vicina l’adozione di un generale lockdown. Di questa grave situazione ne ha parlato alla conferenza sulla parità di genere il Presidente del Consiglio Mario Draghi, invitando tutti a cambiare se stessi e ad adattarsi all’attuale tragica situazione incombente. Egli ha, inoltre, attirato l’attenzione di tutti sulle attività che il governo sta svolgendo per l’approvvigionamento dei vaccini e per la loro equa ripartizione in tutto il territorio nazionale. Sugli aspetti economici ha taciuto come se si trattasse di un problema che non interessa gli italiani.

Quello che emerge sul piano politico è che gli effetti dannosi del pensiero unico dominante del neoliberismo si stanno diffondendo in modo plateale, senza che nessuno si renda conto della causa del disastro. Gli osservatori notano che l’avvento di Draghi ha rafforzato le destre, e cioè coloro che professano le idee neoliberiste, mentre ha indebolito il Partito Democratico per il fatto – mi sembra di poter affermare – che questo partito, dal quale ci si sarebbe aspettati una presa di posizione a tutela del lavoro, non ha saputo fare altro che accedere a questa stessa politica, perdendo così la sua identità. Con le dimissioni di Nicola Zingaretti si assiste, dunque, a una lotta interna tra soggetti che non hanno più nessun punto di riferimento comune.

Analoga è la situazione nel Movimento 5 Stelle, che tuttavia sta tentando di ottenere una sua identità, diversa da quella iniziale, e tutta fondata sulla guida di Giuseppe Conte, il quale, sia pur tenuemente, ha improntato la sua azione di governo in senso distinto da quello perseguito dal neoliberismo.

Resta il fatto comunque che questa parola è diventata un tabù, e nessuno dice che le sorti d’Italia dipendono unicamente dal cambiamento del sistema economico nel quale viviamo. Abbiamo sperimentato, e lo hanno sperimentato tutti i paesi dell’Occidente, che il sistema economico neoliberista è un sistema predatorio, patologico e produttivo di effetti negativi sul funzionamento dell’economia, mentre il sistema economico fisiologico è quello keynesiano che, come sperimentato nel passato, assicura il funzionamento dell’economia, salvaguardando le risorse e il lavoro. Ritengo che, se non badiamo alle cause delle nostre attuali disavventure, fortemente aggravate dall’infezione da Coronavirus, non potremo più uscire da questo vortice di annientamento totale della nostra stessa esistenza, come individui e come popolo.

Esempio evidente di quanto sto affermando è il silenzio del governo e dei politici sulla questione delle autostrade, per le quali la magistratura ha accertato che Atlantia non trametteva al ministero competente i dati reali, rilevati dalla società di controllo Spea della quale Atlantia ha il 60% delle azioni, ma dei dati fortemente ridotti rispetto a quelli reali, per evitare un danno di immagine e per aumentare i dividendi da distribuire agli azionisti, disinteressandosi del tutto della sicurezza della rete autostradale da essa gestita. In sostanza la magistratura sta accertando delle gravissime responsabilità dei Benetton, ai quali, in base a quanto detto, sarebbe da accollare l’intera responsabilità penale e civile del crollo del Ponte Morandi e delle vittime del crollo stesso.

Ben diversa sarebbe stata la situazione se, anziché procedere sulla via delle privatizzazioni, si fosse mantenuta la gestione delle autostrade a un’azienda di Stato (art. 43 Cost.), i cui dipendenti dipendono direttamente dal potere esecutivo. Le privatizzazioni, tanto care a Mario Draghi, spezzano questo rapporto e rendono estremamente difficoltoso evitare i danni e ottenere, in caso di disastri, il relativo risarcimento. Insomma l’aver seguito i principi del neoliberismo, attuando le privatizzazioni anche nel campo dei servizi pubblici, ha provocato effetti disastrosi. Eppure basterebbe seguire le prescrizioni degli articoli 1, 3, 41, 42, 43 della nostra Costituzione repubblicana e democratica.