Musica

Sanremo 2021, la magia della Vanoni e un grande interrogativo: perché Amadeus ha dato un posto a Gio Evan?

Di seguito il migliore e il peggior momento musicale dell’ultima serata del Festival di Sanremo 2021. È stata un’edizione importantissima, un evento televisivo, un concerto in streaming, praticamente. È stato importante prima di tutto farlo, per motivi che in questo spazio ho già elencato, perché quando andremo ad assistere a un concerto, tra qualche anno, ci potremmo ritrovare a pensare che senza il Festival 2021 quell’artista non avrebbe avuto lo slancio per proseguire la carriera a quel livello. E allora niente tour, niente booking, niente dischi, niente voglia di scrivere ancora canzoni e portarle in giro. E, senza concerti, niente lavoro per troppe persone. Il momento è tragico: se non si ripartirà al più presto, quello peggiore potrebbe non essere uno scenario improbabile. Per tutto questo, Sanremo 2021 è stata una gran cosa. Hanno vinto i Maneskin, e tutto sommato è una vittoria meritata, per un gruppo bistrattato da molta critica, probabilmente solo perché nasce da un reality. E invece hanno in repertorio diverse buone canzoni, e in questo Festival non hanno sbagliato praticamente niente. Ottima notizia il premio della critica a Willie Peyote. Ne ho già scritto, è una canzone coraggiosa che descrive e distrugge prima di tutto la storia del palco che ha sotto ai piedi. Chapeau. Ora, per favore, procuratevi anche i suoi dischi precedenti. “Educazione sabauda“, prima di tutto: un album tosto, intelligente ed elegante.

Momento migliore: Ornella Vanoni. Quando sale una così sul palco, il resto scompare. “Un sorriso dentro al pianto”, di Gabbani e Pacifico, è delicata e potente, e descrive alla perfezione questo suo tempo di vita. E come ride Ornella, quando la canta! Una canzone che celebra leggerezza e libertà, la totale assenza di costrizione e lo stesso concetto di grazia, “che canta in equilibrio sopra un’emozione, che capovolge l’esistenza alle persone, che non si può spiegare fino in fondo ma che resta in fondo al cuore: io sono tutto l’amore che ho dato”. Solo applausi. Momento peggiore: Gio Evan. Proprio perché questo Festival ha dato maggiore diffusione mediatica ad artisti che lo meritano, non si capisce perché il posto di Gio Evan non potesse essere preso da un cantante vero. Lui fa altro nella vita, non sa cantare ed è troppo spesso gratuito nell’intenzione spettacolare e drammaturgica. Scelta inspiegabile, canzone trascurabile, personaggio fuori posto. Forse l’unica cosa davvero incomprensibile di questo Festival. Mah.