Scienza

Un intervento di 23 ore per ricostruire faccia e mani. Così Joe ha avuto la sua seconda chance

“Io e i miei genitori siamo profondamente grati alla famiglia del donatore per questa seconda possibilità e speriamo che possano trovare conforto nel sapere che una parte del loro caro continui a vivere con me”. Queste sono le parole di Joe DiMeo, il primo paziente al mondo ad essere stato sottoposto al trapianto simultaneo di faccia e mani. L’annuncio è stato dato durante la conferenza stampa al Langone Medical Center della New York University.

Un’altra frontiera della medicina è così superata, ed una delle procedure certamente più complesse nell’ambito della chirurgia dei trapianti è portata a compimento.

Già due volte in passato altri chirurghi avevano tentato di eseguire questo tipo di intervento nei loro pazienti, nel 2009 a Parigi e nel 2011 a Boston, ma l’insorgenza di complicanze ne aveva compromesso la buona riuscita.

Purtroppo, troppo spesso si parla di chirurgia plastica solo per commentare o descrivere procedure di chirurgia estetica e si tende ad associare questa disciplina a tutto ciò che è “voluttuario”. Si perde dunque di vista l’importanza del ruolo che questa branca chirurgica ha nel restituire una seconda possibilità di vita a pazienti gravemente danneggiati e deturpati da traumi, neoplasie e malformazioni. A seguito di un incidente automobilistico occorso nel 2018, Joe DiMeo aveva riportato ustioni che ricoprivano più dell’80% della sua superficie corporea. Gli esiti cicatriziali avevano completamente sfigurato il suo volto, determinando la perdita delle labbra e delle palpebre, con conseguente difficoltà nell’alimentazione e rischio di perdita della vista, nonché l’amputazione delle dita delle mani. Così, in piena emergenza Covid, nell’agosto 2020, dopo 23 ore di intervento, i colleghi sono riusciti a restituire a Joe una vita dignitosa anche grazie all’identificazione del giusto donatore. E dunque il ringraziamento va anche alla famiglia del donatore, perché non c’è trapianto senza donazione.

Purtroppo il difficile momento storico che stiamo vivendo ha portato ad una riduzione delle donazioni in tutta Europa, e del 10% solo in Italia con l’inevitabile aumento del numero di pazienti speranzosi di una nuova vita. Inoltre, nel nostro paese preoccupa l’aumento delle opposizioni raccolte al rinnovo della carta d’identità che oggi supera il 30%. Un dato che il Centro Nazionale Trapianti dichiara essere insostenibile nel lungo termine e che può essere contrastato rafforzando l’informazione e la sensibilizzazione dei cittadini. Certamente la problematica si fa più complessa quando si chiede di donare tessuti esterni visibili come il volto, piuttosto che organi interni come il polmone, il rene, il fegato o il cuore. Il trapianto di faccia infatti solleva preoccupazioni e dibattiti sull’impatto psicologico del trasferimento di tessuti visibili e dei suoi effetti sul ricevente e sulla famiglia del donatore. Tuttavia, occorre precisare che l’adattamento dei tessuti facciali trapiantati sul ricevente determina una nuova morfologia del volto, diversa sia dal donatore che da quella antecedente del ricevente.

La “rinascita” di Joe comincia dalla sua terza identità, diversa da quella che era prima e dopo l’incidente. Ci auguriamo che tutto proceda per il meglio e che la famiglia del donatore trovi conforto nel sapere che il loro gesto d’amore ha restituito una nuova vita.