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Lombardia zona rossa, quei 9mila casi ‘errati’. La Regione si difende: “Nessuna rettifica”. Speranza: “Dati non corretti e poi cambiati”

Il governatore ha respinto la versione secondo la quale la Regione ha inviato dati errati poi rettificati in un secondo momento: "Se si torna arancione lo si deve alla nostra contestazione al governo. Impugneremo anche i verbali al Tar", ha ribadito. La risposta del ministro della Salute: "Hanno ammesso l'errore, questa è la verità". L'Iss: "Anomalie nei loro dati, segnalate più volte. Il nostro algoritmo è corretto"

Versioni diametralmente opposte che non lasciano spazio a vie di mezzo. Tutto ruota attorno a circa 9mila casi sintomatici da prendere in considerazione per calcolare l’Rt che c’erano il 13 gennaio e non c’erano più una settimana dopo. Il ministero della Salute sostiene che la Regione Lombardia ha “trasmesso dati errati” propedeutici al calcolo del Rt e li ha “successivamente rettificati”. Accuse “false” per il presidente Attilio Fontana, che si dice “indignato”, non ammette l’errore e anzi rilancia. Per i vertici del Pirellone, il ritorno della Lombardia in zona arancione avverrà perché “noi abbiamo contestato i conteggi del governo”, ha dichiarato il capo della giunta leghista sottolineando di non voler rinunciare al ricorso al Tar “per ottenere anche una verità giudiziaria”. Di più: verranno impugnati anche “il verbale della Cabina di regia, del Cts e l’ordinanza” di oggi del ministro Roberto Speranza nella parte in cui si dice che la Lombardia ha rettificato i dati: “Non lo abbiamo mai fatto”, insiste il presidente della Lombardia. Fatto sta che quei casi c’erano il 13 gennaio, non c’erano più il 20 dopo l’aggiornamento. E i dati vengono spediti dalle regioni.

E infatti né il titolare della Salute né l’Istituto Superiore di Sanità fanno marcia indietro e confermano la trasmissione sbagliata dei dati. Speranza spiega: “Senza l’ammissione di questo errore non sarebbe stato possibile riportare la Regione in zona arancione. Questa è la semplice verità. Il resto sono polemiche senza senso che non fanno bene a nessuno. Soprattutto a chi le fa”. Un avvertimento per Palazzo Lombardia che in una conferenza stampa convocata appositamente accusa il governo di “aver costretto 10 milioni di persone a rimanere rinchiuse, con conseguenti danni economici per le attività”. La versione di Speranza è supportata dal direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza: “La Cabina di regia composta da Iss, ministero della Salute e rappresentati delle Regioni, si è riunita per il monitoraggio dell’andamento epidemiologico dal quale è emerso che erano presenti alcune incongruenze nei dati della Regione Lombardia – ha spiegato in un videomessaggio – La Regione stessa ha poi corretto rinviando il file il 20 gennaio. Questo ha permesso di ricalcolare l’Rt e di ricollocare la Lombardia in zona arancione”.

Ma cosa è accaduto in realtà? Lo ha spiegato in un documento di 8 pagine l’Istituto superiore di sanità. “Il 20 gennaio la Regione Lombardia ha inviato come di consueto l’aggiornamento del suo database. In tale aggiornamento si constata anche una rettifica dei dati relativi anche alla settimana 4-10 gennaio 2021″. La rettifica riguarda il “numero di casi in cui viene riportata una data inizio sintomi e, tra quelli con una data di inizio sintomi, quelli per cui viene data una indicazione di stato clinico laddove assente”. Nello specifico, spiega il documento dell’Iss, il numero di casi in cui è indicata una data inizio sintomi (gli unici inizialmente considerati nel calcolo dell’Rt sympt) è diminuita”, passando da 419.362 a 414.487.

Il numero di casi con una “data inizio sintomi e in cui sia segnalato uno stato sintomatico (qualunque gravità) o sia assente questa informazione (inclusi dal calcolo Rt sympt) è diminuito”, passando da 185.292 a 167.638. Il numero di casi con una data inizio sintomi e in cui sia dichiarato uno “stato asintomatico o vi sia notifica di guarigione/decesso senza indicazione di stato sintomatico precedente (esclusi dal calcolo Rt sympt) è aumentato”, passando da 234.070 a 246.849. Quest’ultimo passaggio è cruciale, perché ‘taglia’ di oltre 12.700 casi quelli calcolati ai fini dell’Rt. La conclusione dell’Iss è che i cambiamenti “riducono in modo significativo il numero di casi che hanno i criteri per essere confermati come sintomatici e pertanto inclusi nel calcolo dell’Rt basato sulla data inizio sintomi dei soli casi sintomatici calcolata al 30 dicembre”. Il calcolo è presto fatto, ad avviso degli esperti dell’Istituto: i dati inviati da Regione Lombardia il 13 gennaio contenevano 14.180 casi da prendere in considerazione per calcolare l’Rt, mentre nei dati forniti una settimana i casi erano diventati 4.918. La conseguenza è stato un calo dell’indice Rt, passato da 1,4 sulla base dei dati del 13 gennaio a 0,88 prendendo in considerazione i dati comunicati dalla Regione il 20.

Di diverso avviso il direttore generale del Welfare di Regione Lombardia, Marco Trivelli: “L’allineamento dei dati tra Rt ospedaliero e Rt per sintomi, come anche per le altre informazioni che emergono dai report dell’Istituto Superiore della Sanità, sono sempre stati coerenti”. I flussi di Regione Lombardia “sono sempre stati costanti per 35 settimane, sempre accettati, sempre in qualche modo anche confermati da noi, come evidenza del contagio che l’Iss dava della nostra situazione regionale – ha aggiunto – In questo caso è avvenuto qualche cosa, nell’ambito dell’operatività dell’Iss che non ci è noto perché il meccanismo di calcolo complessivo delle Rt non è noto, non è trasparente. Però per questo motivo ci è stato suggerito di introdurre, per alcuni campi, una variabile solo allo scopo di eliminare questo ostacolo temporaneo e poter avere un calcolo corretto” dell’Rt. “Ci hanno chiesto di inserire un valore all’interno del campo ‘stato clinico’, un campo facoltativo nel flusso di registrazione dei contagi e nasce anche questo dalla base. Dipende se il sintomo è stato registrato. Quando non c’è questa indicazione, il campo resta vuoto. E questo lo è da 35 settimane – sostiene – C’è stato chiesto, in circa il 3% dei record, di inserire un valore convenzionale di stato sintomatico. Noi non vogliamo inserire un campo preordinato in funzione di un risultato lasciamo fedeltà al dato come nasce dai nostri professionisti”. E sottolinea: “Abbiamo trasmetto dati identici a quelli della settimana precedente con la sola integrazione di questo valore convenzionale indicato dall’Iss e abbiamo manifestato la nostra perplessità tecnica”.

Anche il nuovo assessore al Welfare, Letizia Moratti, ha preso la parola accusando Speranza, che ha firmato la nuova ordinanza per mettere la Lombardia in zona arancione, sostenendo che il titolare della Salute “pretendeva che dicessimo che c’era stato un errore nostro. Ma non potevamo accettarlo per la dignità della Regione, per le nostre famiglie e le imprese”. La vicepresidente spiega che “sarebbe bastata la volontà del ministro di sospendere per 48 ore la decisione, ma così non è stato. Volevano farci ammettere un errore che non abbiamo commesso. Continueremo con la leale collaborazione, ma andremo fino in fondo”. Quando viene chiesto dai giornalisti se il supposto “errore nell’algoritmo” denunciato dall’amministrazione valga solo per la Lombardia o riguardi invece tutte le altre regioni, Fontana risponde: “Questo non lo so e sinceramente non mi interessa. Dovete chiederlo all’Istituto superiore di sanità. Non mi interessa se a causa di questo errore le altre regioni siano state favorite o penalizzate, mi interessa delle conseguenze sulla Lombardia”.

Accuse gravissime, alle quali l’Istituto superiore di Sanità ha risposto molto duramente con un comunicato: “L’algoritmo utilizzato dall’Istituto Superiore di Sanità è corretto, da aprile non è mai cambiato ed è uguale per tutte le Regioni che lo hanno utilizzato finora senza alcun problema – si legge in un comunicato dell’Iss – Questo algoritmo e le modalità di calcolo dell’Rt sono state spiegate in dettaglio a tutti i referenti regionali perché lo potessero calcolare e potessero verificare da soli le stime che noi produciamo, ed è perciò accessibile a tutti”. Il dato, specifica l’Istituto superiore di Sanità, è “circolato ogni settimana con anticipo alle regioni” che “lo ricevono con richiesta di verifica e validazione con un criterio esplicito di silenzio assenso”. E sottolinea: “La Regione Lombardia non ha finora mai contestato questa stima”. Ricostruiti gli aspetti tecnici, l’Istituto Superiore di Sanità specifica: “La Lombardia ha segnalato dall’inizio dell’epidemia nell’ultimo periodo una grande quantità di casi, significativamente maggiore di quella osservata in altre regioni, con una data di inizio sintomi a cui non ha associato uno stato clinico e che pertanto si è continuato a considerare inizialmente sintomatici”. Una “anomalia”, attacca l’Iss, “segnalata più volte” alla regione Lombardia. Non solo: “Nell’ultimo periodo ha classificato un gran numero di questi come guariti senza uno stato clinico sintomatico riportato. Questi casi sono stati quindi esclusi, dopo qualche settimana dalla prima segnalazione, dal numero dei sintomatici, in quanto presentavano un dato incongruente”. È stata la “combinazione di queste due criticità” a determinare “una sovrastima recente del numero dei sintomatici che veniva corretta nelle settimane precedenti”. La conseguenza, aggiunge ancora l’Iss, è stata “un aumento non congruo della differenza tra il numero di casi sintomatici documentati nella settimana di stima rispetto alla settimana precedente, che a sua volta ha determinato solo in Lombardia e solo nelle stime di queste settimane una sovra-stima di Rt”. Quindi conclude: “Solo a seguito della rettifica del dato relativo alla data inizio sintomi e dello stato clinico dei casi già segnalati, avvenuta con il caricamento dati del 20 gennaio, con una corretta identificazione dei casi asintomatici da parte della Regione Lombardia, su loro richiesta, sono state ricalcolate le stime di Rt realizzate la settimana precedente”.