Scuola

Il Tar Lombardia sospende l’ordinanza della Regione sulla Dad al 100%. Le superiori in classe lunedì, se non scatta la zona rossa

Il Tribunale regionale ha accolto il ricorso del comitato "A scuola!", almeno per le misure fino al 15 gennaio. Ma venerdì si deciderà in che zona sarà collocata la Lombardia. Se rossa è comunque prevista la Dad per tutte le scuole superiori

Il Tar della Lombardia ha accolto il ricorso del comitato ‘A scuola!’ contro l’ordinanza di Regione Lombardia dell’8 gennaio che aveva disposto la Dad al 100% per tutte le scuole secondarie fino al 24 gennaio. Secondo il Tar l’ordinanza è “contraddittoria e irragionevole” e deve essere sospesa “nella parte in cui disciplina la didattica a distanza, imponendola al 100%, nel periodo compreso tra i giorni 11 gennaio e 15 gennaio 2021”, quelli cioè ancora coperti dal decreto legge numero 1 del 2021 che ha disposto le lezioni in presenza per il 50% degli alunni. Dal 16 gennaio invece la Regione – che ha annunciato un reclamo – torna libera di decidere. In una lettera inviata al Tar, in ogni caso, il prefetto di Milano, Renato Saccone, e la direttrice dell’Ufficio scolastico regionale, Augusta Celada, hanno fatto sapere che da lunedì i ragazzi delle superiori potranno tornare, almeno parzialmente, in classe. Saccone e Celada hanno spiegato che questi sono i “tempi minimi insopprimibili” per dare attuazione al decreto del Tribunale. La “decisione finale” però arriverà venerdì 15 quando si deciderà in che zona sarà collocata, se arancione o rossa. E nel secondo caso è comunque prevista la Dad per tutte le scuole superiori.

Il ricorso – Il comitato “A scuola!” aveva depositato l’11 gennaio il ricorso al Tar per la sospensione dell’ordinanza emessa dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana l’8 gennaio. Secondo il ricorso, “con il decreto regionale Fontana ha esorbitato dalle proprie competenze violando l’art. 4 del decreto legge n. 1 del 5 gennaio 2021 (norma di rango primario), che prevedeva la progressiva ripresa dell’attività scolastica in presenza per gli alunni delle secondarie di secondo grado”. Inoltre, si legge nel ricorso, “l’ordinanza non è sufficientemente motivata: afferma per esempio di voler evitare assembramenti quando nelle zone arancioni, condizione in cui attualmente si trova la Lombardia, sono aperti i negozi e c’è libertà di circolazione, ovviamente anche per i ragazzi”. L’ordinanza, prosegue il ricorso, “ignora il lavoro dei tavoli prefettizi che avevano elaborato un piano per lo scaglionamento degli orari della città” e non considera altre possibilità esistenti in relazione alle scuole, come “l’introduzione dei tamponi rapidi (ritenuti idonei anche secondo la circolare del Ministero della Salute doc. 6) e l’incremento del contact tracing“.

Per il Tar della Lombardia l’ordinanza regionale denota “contraddittorietà” e “irragionevolezza” perché “per contenere gli assembramenti adotta misure incidenti sulla didattica in presenza, rispetto alla quale non evidenzia alcun peculiare pericolo di diffusione epidemiologica”. Il Tar scrive che “il pericolo che l’ordinanza vuole fronteggiare non è legato alla didattica in presenza in sé e per sé considerata, ma al rischio di assembramenti correlati agli spostamenti degli studenti”. Da qui per il Tribunale emerge l’irragionevolezza della misura disposta, che, a fronte di un “rischio ipotetico di formazione di assembramenti”, invece di intervenire sul fenomeno ipotizzato, “vieta radicalmente la didattica in presenza” per le scuole di secondo grado, “didattica che l’ordinanza neppure indica come causa in sé di un possibile contagio“. Il Tar ha infine ritenuto valida anche “la sussistenza del pregiudizio grave e irreparabile, tenuto conto della compressione del diritto fondamentale all’istruzione e della oggettiva ricaduta delle misure adottate sulla crescita, maturazione e socializzazione degli studenti, obiettivi propri dell’attività scolastica che risultano vanificati senza alcuna possibilità di effettivo ‘ristoro'”.

La Regione in una nota ha fatto sapere che si riserva di presentare un reclamo contro la decisione: “I riferimenti normativi che hanno orientato il Giudice del Tribunale non tengono conto della possibilità delle Regioni di adottare misure più restrittive di quelle previste dai vari Dpcm“, ha fatto sapere.

La riapertura – Nella lettera inviata dal prefetto e dalla direttrice dell’Ufficio scolastico regionale, viene spiegato che oggi si è tenuta una riunione in prefettura, alla presenza del presidente della Regione, Attilio Fontana, e dell’assessore al Welfare, Letizia Moratti. “Per garantire il rientro a scuola in sicurezza degli studenti delle scuole superiori – si legge nella lettera – tanto il mondo scolastico quanto il sistema del trasporto pubblico locale necessitano di tempi organizzativi minimi”. E dunque alla riunione “si è convenuto sulla ragionevole necessità, anche ai fini dell’omogeneità territoriale, che al Decreto de quo venga data attuazione a decorrere dal prossimo lunedì 18 gennaio”, così da dare il tempo di organizzarsi sia al trasporto pubblico che agli istituti scolastici. L’ipotesi che con un nuovo Dpcm cambi anche il colore della regione, facendola passare al “rosso” e rendendo di fatto nulla qualsiasi apertura, è stata messa sul tavolo. Ma, assicurano Saccone e Celada “verrà posto in essere ogni sforzo per garantire una ripresa in sicurezza del mondo della scuola quanto più uniforme sul territorio nazionale”.