Cronaca

Vaccini, l’Alto Adige fanalino di coda in Italia cambia strategia: “Troppi no tra gli operatori sanitari. Partiamo in anticipo con gli over 80”

L’assessore alla sanità Thomas Widmann annuncia un nuovo piano flessibile in accordo con Roma, necessario per recuperare il ritardo rispetto al resto del Paese (ad oggi solo somministrate solo il 29,5% delle dosi ricevute). Visto l’alto numero di rifiuti tra medici e infermieri, le dosi da loro non utilizzate verranno assegnate ad altre categorie, a partire dai più anziani

L’Alto Adige, visto l’alto numero di risposte negative tra il personale sanitario e quello nelle Rsa, inizia da subito con la vaccinazione anti-Covid degli over 80 e di altre categorie a rischio. Il cambio di strategia, annunciato dall’assessore alla sanità Thomas Widmann, si rende necessario visto che la Provincia di Bolzano è attualmente fanalino di coda nella somministrazione dei vaccini in Italia: al 12 gennaio sono state utilizzate solo 6.078 dosi, appena il 29,5 per cento di quelle ricevute. La media nazionale è al 72,3%. C’è bisogno di un’accelerazione: il nuovo obiettivo fissato da Widmann è arrivare a somministrare almeno il 60% delle dosi consegnate.

“La partenza non è stato ottimale. Dovevamo sicuramente rimediare“, ha spiegato l’assessore in conferenza stampa. A suo parere ci sono vari motivi che giustificano questo ritardo, a partire dall’organizzazione. Una delle ragioni, però, è il fatto che in Provincia di Bolzano “tanti non vogliono farsi vaccinare per vari motivi, non c’è un’apertura al vaccino come nel resto d’Italia. L’approccio al vaccino è abbastanza basso”. Questa tendenza a rifiutare il farmaco è diffusa anche tra il personale sanitario, ma il Piano strategico nazionale imponeva che proprio medici, infermieri e personale delle Rsa fossero i primi a essere vaccinati.

Ora, in accordo con Roma, Bolzano cambierà strategia: “Da oggi si parte con gli over 80 e anche altre categorie ad alto rischio”, ha assicurato Widmann. Significa che, d’ora in poi, le dosi di vaccino non utilizzate dagli operatori sanitari (per via del loro rifiuto) verranno assegnate ad altre categorie, a partire dai più anziani. “L’obiettivo è di arrivare al minimo del 60% delle dosi somministrate, per proseguire nelle prossime settimane con un protocollo molto flessibile“, ha aggiunto l’assessore.