Cronaca

“Io apro”: chi sono i ristoratori anti-Dpcm ora sostenuti dalla Lega. La Fipe-Confcommercio: “Mai iniziative illegali, confronto istituzionale”

L'iniziativa - che si definisce di "disobbedienza gentile" - è partita da un nome già noto alle cronache delle proteste anti-Dpcm, quello di Umberto Carriera, che organizzò una cena con 90 persone. Tra i più attivi anche il gestore di un pub bolognese che a dicembre definì Conte un "omuncolo" che "vuole essere impiccato in piazza". Il presidente della Federazione italiana pubblici esercizi: "La politica si contrasta nel merito, servono supporti economici adeguati al sacrificio richiesto"

La protesta è iniziata a Pesaro, rimbalzata per Bologna e Modena fino a Firenze. Corre veloce su Twitter amplificata dall’hashtag #Ioapro. È già sbarcata in televisione, si è presa la prima pagina di Libero ed è stata istituzionalizzata dalla Lega con Matteo Salvini, impegnato anche in una diretta con uno degli organizzati. Che promette una sorta di riapertura auto-regolamentata infischiandosene però del Dpcm, sia quello in scadenza il 15 gennaio che quello destinato a seguirlo ricalcandone l’impianto. Con la promessa di fornire “assistenza legale” ai clienti che decideranno di violare le regole anti-Covid, stabilite dal governo per provare a contenere il contagio, e si presenteranno a cena, seduti al tavolo, quando i ristoranti dovrebbero invece essere chiusi. Se arriveranno le forze d’ordine, garantiscono, una squadra di 30 avvocati è già disposta a supportarli. Accadrà nelle zone gialle, ma non solo. La protesta non conosce colore – almeno relativamente a quello che indica le fasce di rischio – e si estende anche alle regioni arancioni, dove invece i locali non possono aprire neanche a pranzo.

In principio fu Pesaro – L’iniziativa è partita da un nome già noto alle cronache delle proteste anti-Dpcm, quello di Umberto Carriera, 30enne proprietario di sei ristoranti nel Pesarese. A ottobre trasgredì per la prima volta le norme introdotte per prevenire il contagio aprendo uno dei suoi locali, La Macelleria, a 90 persone con tanto di diretta social e invocando “libertà”. Finì con l’intervento della polizia, la chiusura per 5 giorni, una sanzione e il bollino di “pagliacciata pericolosa” affibbiatogli dal sindaco di Pesaro, Matteo Ricci. Da quel momento, però, Carriera è diventato un volto simbolo dei ristoratori più agguerriti e ha fatto il giro di diversi salotti televisivi. “Siamo al collasso, è una questione di sopravvivenza”, ha detto durante la diretta con Salvini annunciando che la protesta si allargherà nelle prossime settimane anche a palestre, piscine e al mondo dello spettacolo. “Con i ristori come in Germania – ha aggiunto – starei tranquillo a casa”.

Siri con l’uomo che scriveva “impiccare Conte” – Carriera ha ingrossato il suo seguito e adesso i “Io apro” saranno 30mila, sostiene Libero. Tra coloro che dal 15 proveranno a restare aperti fino al coprifuoco c’è Mattia Florulli, gestore dell’Halloween Pub di Bologna, finito nelle cronache locali per molteplici multe ricevute in questi mesi per aver violato la stretta agli orari di apertura. Il 4 dicembre, dopo l’annuncio delle prime norme natalizie da parte del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, aveva postato il video di una risposta del premier sull’obbligatorietà dei vaccini: “Questo omuncolo vuole essere impiccato in pubblica piazza”, il suo commento su Facebook tra teorie complottiste e propaganda anti-vaccinista. Pochi giorni fa, nel suo locale è arrivato anche l’ex sottosegretario ai Trasporti, il leghista Armando Siri, per celebrare la sua “disobbedienza civile” con un live sui social trasmesso dalle 21.30. Un percorso di protesta che non piace al presidente nazionale della Fipe-Confcommercio Lino Stoppani: “Le battaglie si fanno con il confronto istituzionale”, dice a Ilfattoquotidiano.it.

Fipe: “No iniziative illegali, ma si compensi il sacrificio” – Il numero uno della Federazione italiana pubblici esercizi – associazione leader nel settore della ristorazione, dell’intrattenimento e del turismo con oltre 300mila iscritti – aggiunge: “Non potrei mai spingere i miei associati ad intraprendere iniziative illegali”. Il momento critico per il settore, uno dei più colpiti dalla pandemia sotto il profilo economico con chiusure totali per diversi mesi nell’ultimo anno, è innegabile e drammatico. Ma Stoppani ricorda come iniziative di questo tipo rischino di aggravare la situazione per via di “problemi sanzionatori e penali”. La politica, spiega, “si contrasta nel merito” e sollecita i ministeri competenti ad attivare un tavolo “perché da aprile, quando finirà il blocco dei licenziamenti, rischiamo il disastro occupazionale e allo stesso tempo di disperdere le competenze in uno settore strategici per il Paese”. Il “sacrificio sociale” chiesto agli esercenti, aggiunge il presidente della Fipe-Confcommercio, “sia accompagnato da un supporto economico appropriato e da spiegazioni sulle scelte sanitarie adottate”. Tradotto: ristori adeguati.

Chi soffia sulla protesta – Ma intanto la protesta corre veloce sui social e la sera del 15 gennaio si capirà quanto sia migrata nella realtà dalla bolla virtuale, dove è transitata anche attraverso il social Parler ed è stata alimentata anche da canali come Radio Savana, già in prima linea nel rilanciare le proteste di Napoli nonché teorie sul “complotto pandemico” e No-Vax. È quindi finita in prima pagina su Libero ed è stata sostenuta dalla Lega. E il leader del Carroccio ha definitivamente sposato la causa, organizzando una diretta Facebook con Carriera e sponsorizzando i canali della protesta. Gli organizzatori invitano a rispettare tutte le regole di distanziamento durante la serata, che terminerà alle 21.45, a organizzare la cena con “donazione libera”, assicurano tutela legale per gli esercenti che aderiranno e dicono di sostenere una “disobbedienza gentile” in caso di intervento delle forze dell’ordine. Tanto, sostengono, si è “tutelati dalle leggi della Costituzione”.