Cronaca

Le attività che violano le regole anti-Covid fanno concorrenza sleale: vedi Capodanno

Le festività appena trascorse rimarranno per sempre impresse nella nostra memoria perché è stato un Natale particolare per tutti, o quasi, se è vero che la maggior parte degli italiani ha dato prova di grande responsabilità rispettando le norme imposte dal dpcm per arginare la seconda ondata del contagio da Covid19.

Pranzi e cenoni casalinghi con il rosso che colorava l’intera Italia, oltre alle tovaglie, con l’unica concessione di circolare una sola volta al giorno verso un’altra abitazione in numero di due adulti più figli minori di 14 anni; detto questo, se intorno al presepe o sotto l’albero di Natale ci siano stati mini assembramenti non lo sapremo mai, perché viviamo in uno Stato democratico e la polizia, in quel caso, al massimo ci ha bussato alla porta per ammonirci bonariamente dopo la chiamata del vicino e gli schiamazzi sospetti provenienti dalla nostra abitazione.

La responsabilità e il buonsenso di ognuno di noi sono state le uniche armi pacifiche per difendere noi stessi e gli altri da contatti potenzialmente pericolosi, in quella situazione ormai ben nota di distanziamento sociale con la quale abbiamo imparato a convivere da quasi un anno. Una situazione che per molti è diventata insostenibile sia da un punto di vita economico che psicologico, ma che gran parte di noi ha accettato, obtorto collo, tra senso civico e opportunità, ribellione e rassegnazione per tutelarsi dal contagio e per rispetto di chi ha perso la vita per il virus.

Ma mentre noi eravamo a casa e ci siamo dovuti consolare con le videochiamate a genitori, fratelli e figli che magari vivono in altre regioni o erano in numero maggiore di due per poterci fare visita, i soliti furbetti non hanno voluto rinunciare al veglione di Capodanno, alla festa a tutti i costi, al divertimento chiassoso alla faccia dell’emergenza sanitaria. Come è successo allo Splendido Bay di Padenghe sul Garda, il resort a 5 stelle dove lo scorso 31 dicembre si è tenuto un veglione abusivo con tanto di cenone con 126 invitati, bottiglie di champagne ed annesse sciabolate, balli fra i tavoli senza mascherine, intrattenimento con dj e vocalist.

Di ciò abbiamo contezza perché l’impietoso spettacolo è finito sui social grazie ai video postati da alcuni dei commensali nonostante il biglietto posto sui tavoli dove il proprietario, Ivan Favalli, raccomandava la clientela di non pubblicare foto e filmati della serata “data l’attuale situazione Covid19”. Dopo il blitz della polizia locale con conseguente multa di 400 euro agli avventori e chiusura dell’hotel per un periodo di 5 giorni, la vicenda è finita al centro delle cronache e Favalli si è trovato nella condizione di dover chiedere scusa attraverso i suoi social e le trasmissioni televisive nelle quali è stato invitato.

Se non fosse che le scuse per essere sincere e sentite dovrebbero dimostrare pentimento e consapevolezza di aver sbagliato, mentre il signor Favalli pubblicamente punta l’attenzione sul fatto di volersi difendere da regole che, dall’inizio della pandemia, gli hanno impedito di guadagnare; senza considerare tutti gli esercenti e gli imprenditori che per rispettare quelle regole hanno rinunciato con grandi sacrifici al loro fatturato – come gli ha fatto notare la conduttrice di Mattino 5, Federica Panicucci.

Nella stessa trasmissione, Favalli ha accampato la scusa di aver organizzato un pranzo perfettamente in regola che si è protratto fino alla serata e che la sua unica colpa è stata quella di non aver saputo frenare la goliardia e la voglia di far festa dei suoi clienti, che pagano parecchio per essere ospitati nel suo albergo, senza tener conto del fatto che, grazie ai diabolici social network condivisi anche dalla giornalista Selvaggia Lucarelli, i filmati dove lui stesso bisboccia e stappa bottiglie sono sotto gli occhi di tutti.

Ma la scusa meno credibile è quella di aver chiesto all’allegra brigata festaiola di non divulgare immagini per tutelare la privacy della sua clientela.

L’ho già fatto in tv e sui social ma approfitto di questo blog per rivolgere al signor Favalli una domanda alla quale non si è mai degnato di rispondere: se lo scopo è realmente la tutela della privacy dei suoi affezionati clienti, il signor Favalli ha sempre avuto l’abitudine di apporre sui tavoli il biglietto con il gentile monito, in occasione di tutte le cene e i pranzi che si sono tenuti nella sala ristorante del suo resort in riva al lago, o lo ha fatto solo lo scorso 31 dicembre? Una risposta, anche se tardiva, sarebbe davvero gradita.