Cronaca

Morto Pierre Cardin, uno spirito libero ed ironico che scelse la moda ‘democratica’

E’ morto Pierre Cardin, stilista rivoluzionario, democratico e originale nel lavoro come nella vita.
Abbiamo sempre pensato al suo cognome alla francese con la “e” aperta mentre lui, morto lo scorso 29 dicembre a 98 anni, era nato nel 1922 a Sant’Andrea di Barbarana, in Veneto, come Pietro Costante Cardin quindi erano nel giusto i nostri nonni quando lo pronunciavano con la “i” così come si legge.

Ma è solo dopo due anni dalla nascita che Pierre, come verrà ben presto ribattezzato, si trasferisce in Francia con la famiglia di ex proprietari terrieri caduti in disgrazia dopo la prima guerra mondiale e desiderosi di cercare fortuna altrove insieme a quel milione di antifascisti che stavano fuggendo dall’Italia di Benito Mussolini.

La passione per la moda lo travolge molto presto tanto che già a soli 8 anni sfogliando la rivista Jardin des Modes rimane affascinato dalle immagini di quel mondo fatato al quale si approccerà da adolescente diventando apprendista presso alcune piccole sartorie fino ad approdare a Parigi nel 1945 come allievo di Elsa Schiaparelli, storica rivale di Gabrielle Chanel, e nel 1947 come primo sarto di Christian Dior.

Pierre Cardin è un giovane uomo ambizioso che non si scoraggia davanti ad alcune porte in faccia come il rifiuto di essere accolto nell’atelier di Balenciaga e ha le idee ben chiare su quello che diventerà il suo stile inconfondibile e fonte di ispirazione di futuri designer.

Nel 1950 apre la sua casa di moda e nel giro di poco tempo si distingue per alcune creazioni assolutamente originali e rivoluzionarie come il bubble dress, l’abito a bolle con la gonna gonfia a palloncino, le giacche da uomo senza colletto che ispirarono il look dei Beatles, i pantaloni a sigaretta, la minigonna stretta con lo spacco e, nel periodo dei viaggi spaziali e della conquista della Luna, la collezione Space Age con le tute aderenti, gli abiti in pvc, gli occhiali a mascherina, gli stivali alti di vernice, i vestiti colorati con tagli geometrici, cerniere lampo e oblò.

A Cardin non interessa esaltare le forme femminili e osare una tendenza unisex in quegli anni si rivela una mossa azzardata ma vincente se pensiamo al successo ottenuto dai suoi modelli indossati anche da dive come Elizabeth Taylor, Brigitte Bardot, Mia Farrow. La vera svolta avviene però quando Cardin si rende conto che la sua maggiore aspirazione è quella di vestire la gente comune attraverso il “pronto moda” acquistabile a prezzi più accessibili anche ai grandi magazzini di Parigi “Printemps”, una scelta democratica che gli costa l’espulsione dalla Camera Sindacale che però lo riammette poco dopo.

Pierre Cardin tuttavia è uno spirito libero ed ironico e dalla Camera Sindacale si dimetterà definitivamente per fondare l’Espace Cardin, uno spazio espositivo personale che farà da apripista alle scelte dei futuri designer e che verrà anche messo a disposizione di alcuni artisti emergenti nei confronti dei quali Cardin si rivelerà un vero e proprio talent scout.

Senza dimenticare le onorificenze e i riconoscimenti che gli sono stati attribuiti tra i quali spicca la mostra a lui dedicata negli anni ottanta al Metropolitan Museum di New York, non si può negare che per molti anni il mondo della moda lo abbia un po’ messo da parte e bistrattato per via della sua decisione di penetrare più a fondo nel mercato firmando una serie infinita di articoli che spaziavano dalle pentole alle penne, dai profumi alle padelle, dalle sedie ai portafogli, dalle auto ai ristoranti.

Ma acquistare uno dei ristoranti più blasonati di Parigi, il Maxim’s, per Cardin forse fu una sorta di beffarda rivincita se dobbiamo prendere per buona la battuta attribuita a Jean Paul Gaultier: “Non lo fecero entrare al Maxim’s perché portava il dolcevita invece della cravatta e lui, venti anni dopo, se lo è comprato”.

Senza dubbio un uomo particolare se pensiamo che, nonostante la sua omosessualità mai nascosta e dichiarata e la sua lunga storia d’amore con il collaboratore Andrè Oliver, si legò per quattro anni all’affascinante attrice francese Jean Moreau che, su indicazione di Coco Chanel, era andata a conoscerlo per commissionargli i costumi del film Eva. I due furono persino ad un passo dal matrimonio e secondo alcune fonti avrebbero desiderato un figlio ma poi le cose andarono diversamente. Originale, incorreggibile e mai scontato anche nella vita privata.