Cultura

Quattro mezze cartelle/ 30: ‘Etere’

Ultima proposta editoriale del 2020, con incipit, estratto scelto dall’autore, biografia e ipotesi di quarta di copertina. Le modalità per gli invii sono riportate qui. Buona lettura e buoni giorni a tutti

Etere – Giacomo Francini

Incipit

“Salve Regina, madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo, esuli figli di Eva, a te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi, e mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno. O clemente, o pia, o dolce vergine Maria”.

Intonando queste solenni parole la piccola comunità di fedeli, riunita all’interno della basilica, porgeva l’estremo saluto a colei che era stata, per anni, l’amata badessa, la guida morale e spirituale della comunità. Adesso costei era morta e secondo l’usanza dei benedettini giaceva supina, vestita dei suoi abiti talari, su uno strato di cenere, accuratamente adagiata su una portantina con la testa rivolta a Oriente.

Un canonico dalla testa tosata, assistito da due cappellani, passava, leggermente ricurvo, con un turibolo in mano, intorno alla salma, mentre dal fondo della navata si levavano, con i canti dei salmi, dense sbuffate d’incenso saturando così la ben poca aria rimasta ancora respirabile nel santuario.

Estratto

Intanto la primavera si era affacciata di nuovo alle porte e la neve, ritirandosi, aveva lasciato il posto a un vasto mantello verde punteggiato qua e là da minuscole sagome nere che, con profondi muggiti, assecondavano, scampanellando, i lavori dei campi. Schiere di braccianti, muniti di forconi, caricavano, di slancio, mucchi di letame sui carri, mentre alcuni pastori tosavano ai margini delle strade le loro pecore.

Una miriade di uccelli svolazzava qua e là fra un albero e l’altro alla ricerca di ramoscelli per costruire il nido, mentre i pesci del fiume guizzavano, come saette, sopra la superficie dell’acqua a caccia d’insetti. L’arrivo della primavera era stato accolto dalla gente con un sentimento di gioia ma anche d’irrequietezza, mentre gli artigiani facevano sempre più fatica a tenere a bada il loro garzoni che, approfittando delle lunghe giornate di luce, tendevano a oziare fino a sera.

Al risveglio della natura seguiva inevitabilmente il risveglio dei sensi e nessuna prescrizione morale avrebbe mai potuto reprimere la forza dell’amore. Anche Caterina, con i suoi diciotto anni, non era rimasta indifferente al richiamo della natura, ma il suo abito talare e la sua estrazione sociale le avevano impedito, fino allora, di dare libero corso ai suoi sentimenti. D’altra parte le condizioni di salute di suo padre erano, negli ultimi mesi, palesemente peggiorate e la sua giovane mente non riusciva a liberarsi dai ricordi del passato.

Quarta di copertina

Il romanzo è ambientato a Zurigo, alla fine del Quattrocento, poco prima dell’arrivo della Riforma protestante. Caterina, una giovane monaca d’estrazione aristocratica, viene eletta badessa del convento femminile, con gran giubilo della popolazione. La giovane donna ha tuttavia un carattere ribelle, poco incline ad accettare le convenzioni sociali. Questa sua caparbietà le procura non poche difficoltà ogni qual volta viene in contatto con i suoi consimili.

Uno di questi, un certo Eberardo di Reischach, un mercenario arrogante, intrattiene con lei un rapporto di convenienza. L’unico che prova per lei dei sentimenti genuini è Enrico, un giovane cappellano, che però a causa del suo stato clericale non può sposarla. Improvvisamente si fa un gran parlare, in città, di una sostanza alchemica miracolosa, l’olio dolce di vetriolo, che se assunta anche in piccole dosi è in grado di narcotizzare un cavallo. Gli approfittatori di turno si sfregano le mani. Inizia così un’esasperata caccia al tesoro che non manca di lasciare dietro di sé una serie di quesiti e di casi irrisolti.

Note sull’autore

Giacomo Francini insegna lingua e letteratura italiana in uno dei più prestigiosi licei di Zurigo nella Svizzera di lingua tedesca. Dopo essersi laureato in Storia all’Università di Firenze ha vissuto a lungo a Parigi dove, negli anni ’90, ha frequentato gli ultimi seminari del sociologo Pierre Bourdieu e del filosofo Jacques Derrida. La sua passione per l’antropologia l’ha portato a viaggiare in diverse parti del mondo, dalle quali ha tratto spunto, ogni volta, per i suoi racconti.

Oltre ad essere un assiduo lettore di testi filosofici, Giacomo Francini ha sviluppato, col passare degli anni, un interesse particolare per il mondo classico, greco e latino, curando fra l’altro, la prima edizione italiana dell’Esomologesi di Erasmo da Rotterdam. Fra i suoi racconti in lingua italiana si ricordano il Diario di Galilea, una sorta di zibaldone scritto nel corso di un breve viaggio in Palestina, e Italutopia, una breve riflessione epistolare sulle caratteristiche dell’Italia e del mondo oggi.

giacomo.francini@kshp.ch