Calcio

“Paolo Rossi? Molto facile giocargli accanto in quel Real Vicenza, eravamo una famiglia”: il ricordo di Franco Cerilli, il suo assist man

"Dava i tempi del gioco, bastava avere un buon piede per consegnargli la palla giusta": l'ala biancorossa di quella squadra che arrivò seconda in A ripercorre gli anni in cui con Pablito facevano faville. "È rimasto sempre lo stesso, un uomo disponibile come pochi, nonostante la notorietà"

Avrà per sempre addosso la maglia azzurra della Nazionale perché Paolo Rossi è stato, grazie a due mondiali splendidi, un patrimonio dell’intero Paese calcistico. Successivamente sarebbe capitato anche a Roberto Baggio di non essere espressione di un singolo club, ma di tutti gli appassionati italiani. Juventus, Como, Vicenza, Perugia, Milan e Verona sono state le squadre in cui Rossi ha giocato: il meglio a livello tecnico e fisico lo ha dato con ogni probabilità a Vicenza, dove ora piangono uno dei figli prediletti. In Veneto arrivò nell’estate del 1976 senza tre menischi e dopo una deludente esperienza al Como come ala destra. L’allenatore Gibì Fabbri lo trasformò in attaccante e gli affiancò l’altro nuovo acquisto Franco Cerilli. Tre anni più vecchio del compagno e un passato interista, Franco formò con Paolo una coppia d’attacco perfetta. Vincono il campionato in B e arrivano secondi in quello successivo in A. È nato così il Real Vicenza per la capacità della squadra di fare gioco e punti. Paolo Rossi sarà due volte capocannoniere. Non era mai successo che un giocatore vincesse questa speciale classifica in entrambe le categorie in due stagioni consecutive.

Formaste davvero un bel tandem, Cerilli. Lei con la maglia numero sette a giocare da dieci, Paolo Rossi con il nove.
Era un calciatore intelligente, Paolo. Sapeva sempre smarcarsi e farsi trovare. Dava i tempi del gioco, bastava avere un buon piede per consegnargli la palla giusta. È stato molto semplice giocarci accanto. Lui godeva nel fare gol, io nel farglieli fare. Non aveva un tiro potente, ma anche tecnicamente era fortissimo. Io oggi però ho perso soprattutto un amico.

Un rapporto che durava da quarantaquattro anni.
I tre a Vicenza sono stati bellissimi, poi l’amicizia è continuata. Una volta smesso, è stato lui a volere me e Filippi nella Nazionale Over 40. Insieme abbiamo girato il mondo: Australia, Venezuela, Russia, Costarica, Maldive, Stati Uniti… Ci siamo divertiti molto.

Qualche giorno fa è morto anche il portiere Ernesto Galli ed erano già venuti a mancare l’allenatore Fabbri nel 2015 e l’anno dopo Giancarlo Salvi.
Stiamo perdendo pezzi di quella magica famiglia, perché così ci consideriamo ancora oggi. La scomparsa di Paolo è stata un fulmine a ciel sereno, sapevo che non stava bene ma non che fosse così grave. Non ci credo ancora… se ne è andato troppo presto.

Nel 1978 Paolo era diventato per tutti Pablito. Il soprannome lo trovò un giornalista di talento come Giorgio Lago, allora inviato per il Gazzettino. Da quel momento per sempre sarà Pablito Rossi, a maggior ragione in Spagna nel ‘82 dove grazie ai suoi sei gol la Nazionale di Bearzot vincerà incredibilmente il titolo mondiale.
Anche dopo il Mondiale e il Pallone d’oro lui è rimasto sempre lo stesso: un uomo disponibile come pochi, nonostante la notorietà. Lasciamo perdere il confronto con i calciatori di oggi. Era un ragazzo intelligente, equilibrato, umile. Non so se riuscirò ad essere sabato a Vicenza per il funerale per le limitazioni dovute al covid. Ma Paolo lo porterò per sempre nel mio cuore.