Calcio

Bouba Diop, morto l’eroe del Mondiale 2002: suo il primo storico gol del Senegal contro la Francia. “Un autentico choc per l’intero Paese”

Il centrocampista senegalese è scomparso domenica a soli 42 anni: aveva una facilità di calcio fuori dal comune, al Craven Cottage ancora ricordano una sua rete da 35 metri contro lo United. In Giappone e Corea fu il trascinatore della sua Nazionale fino ai quarti, a partire da quella vittoria con l'ex potenza colonizzatrice. Il giornalista Papa Ndaw Faye: "Non credo rivedremo a breve un calcio così esteticamente bello e vivace in Africa"

“Un giorno eroe del Mondiale, per sempre eroe del Mondiale“. Con questo messaggio, diffuso sui social, la Fifa ha voluto rendere omaggio a Papa Bouba Diop, il centrocampista senegalese scomparso domenica a soli 42 anni dopo aver combattuto a lungo contro un brutto male: “Oggi è un giorno triste per il Senegal. La morte di Papa è stato un autentico choc per l’intero Paese. Lui ha segnato il gol con cui abbiamo battuto la Francia nel 2002, un fatto memorabile, ed è tuttora il miglior marcatore di sempre del Senegal nella massima competizione planetaria”, ricorda a ilfattoquotidiano.it Papa Ndaw Faye, giornalista senegalese e caporedattore di Emedia.sn.

Era il 31 maggio 2002 quando Papa Bouba Diop ha realizzato il primo, storico gol del Senegal in un Mondiale. Se lo ricorda molto bene la Francia, messa al tappeto da campione in carica nel match inaugurale del Mondiale nippocoreano, tra lo stupore e l’incredulità dei tifosi di tutto il pianeta. Per i senegalesi quella vittoria, ottenuta grazie al gol di Bouba Diop, aveva un vago sapore di riscatto coloniale: al triplice fischio finale una moltitudine di gente, tra cui anche l’allora presidente Abdoulaye Wade fotografato sul tettuccio di un pick-up, partecipò ai caroselli per le strade di Dakar, brindando alla vittoria sull’ex potenza colonizzatrice.

Fu un trionfo sorprendente, ma non destinato a rimanere un caso isolato, né tantomeno un’anomalia buona solo per riempire gli almanacchi. Anzi, fu solo l’inizio di un percorso entusiasmante, memorabile, indimenticabile e forse irripetibile. Quel Senegal era magia e allegria, gioia e fantasia: “Non sono un poliziotto. Il calcio è gioia”, ripeteva sempre Bruno Metsu, il condottiero biondo dagli occhi di ghiaccio stroncato nel 2013 da un cancro al colon. A far compagnia a Papa Bouba Diop in campo, invece, c’erano giocatori come Aliou Cissé, capitano e attuale ct della nazionale, El Hadji Diouf ed Henri Camara. Vederli giocare insieme era fantastico e appagante allo stesso tempo. “Non credo rivedremo a breve un calcio così esteticamente bello e vivace in Africa“, spiega con convinzione P. N. Faye, anche se “di talenti ne abbiamo parecchi”.

Dopo l’exploit con la Francia, I Leoni della Teranga, parola wolof che è più o meno traducibile con “ospitalità“, Papa Bouba Diop si ripete con una doppietta all’Uruguay, contribuendo in maniera determinate al passaggio del turno. L’avventura del Senegal si fermerà ai quarti con la Turchia, dopo aver eliminato la Svezia agli ottavi, ma quella del centrocampista forgiato nel vivaio del Diaraf proseguirà a buon livello in Europa, dove si era già costruito una discreta reputazione.

Atterrato in Svizzera nel 1996, Bouba Diop diventa il giocatore più giovane di sempre della storia del Neuchâtel Xamax, prima di venire acquistato dal Grasshopper, storica squadra di Zurigo. Proprio con la maglia dei Neocastellani, al tramonto del vecchio millennio, si mette in mostra grazie ad una facilità di calcio fuori dal comune: prima di migrare in Francia, al Lens, infatti, segnerà ben 8 reti con tiri da fuori area. Una vera specialità della casa, come qualche anno più tardi si renderà conto sulla propria pelle il Manchester United di Sir Alex Ferguson, punito da Diop con una fucilata da 35 metri in una delle sue prime apparizioni con il Fulham. Una rete rimasta nella memoria collettiva del Craven Cottage: “Ogni tifoso del Fulham, quando mi vede, mi chiede di quel gol, anche se ne feci un altro prima con il Chelsea pure molto bello”, ha ricordato lo stesso Diop in un’intervista al Mirror di qualche anno fa.

A parte una piccola parentesi greca all’AEK, l’Inghilterra, dove ha giocato anche con Portsmouth, West Ham e Birmingham City, è stata la sua seconda casa fino al 17 gennaio 2013, quando si è ritirato. Da quel momento è iniziata per lui un’altra battaglia, combattuta strenuamente fino a ieri, come racconta ancora P.N. Faye: “Aveva una vita privata molto riservata ed ha affrontato con grande dignità la malattia. Non lo dimenticheremo mai“.