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Sci, Toti insiste: “Svizzera apre impianti. Il precedente dell’estate? Non è chiaro quanto abbia alimentato la seconda ondata”

Il presidente della Regione Liguria torna a premere per garantire agli italiani la settimana bianca e indica gli altri Paesi europei. A parte l'Austria però, sia Baviera che Francia condividono l'idea di un coordinamento europeo e di una partenza ritardata. Il ministro Boccia: "Ci saranno ristori certi. Discuteremo insieme se partire un mese, 40 o 50 giorni dopo". L'immunologa Viola: "L'apertura degli impianti potrebbe provocare molti eventi di super-diffusione problematici. Le discoteche sono state aperte in una stagione in cui il numero di contagi era bassissimo, eppure hanno fatto da moltiplicatore"

La battaglia per le vacanze sugli sci. Il presidente della Regione Liguria e vice presidente della Conferenza delle Regioni Giovanni Toti torna a premere per aprire gli impianti e garantire che anche in piena pandemia gli italiani possano godere della settimana bianca. Per il terzo giorno consecutivo il governatore affronta la questione: “La Svizzera apre domani i suoi Ski Resort”, scrive su Facebook. Poi aggiunge: “Tutti a puntare il dito sull’estate, ma quell’estate ha garantito stipendi certi, mentre ancora non è per niente chiaro quanto abbia alimentato la seconda ondata”. Nei tre mesi estivi – giugno, luglio, agosto – dopo il periodo di lockdown e restrizioni, i morti con il Covid erano stati 2.016. Dal primo settembre ad oggi in Italia sono morte 15.815 persone, solo ieri 853. “L’apertura degli impianti sciistici potrebbe provocare molti eventi di super-diffusione problematici”, per cui “io starei attenta a dire che a gennaio, quando la curva si sarà appiattita, potranno riaprire, perché ricordiamoci che le discoteche sono state aperte in una stagione in cui il numero di contagi era bassissimo, eppure hanno fatto da moltiplicatore“, ha invece spiegato l’immunologa dell’Università di Padova, Antonella Viola, ospite di Agorà su Rai3.

Toti, postando dal divano di casa, attacca “una classe dirigente che guadagna migliaia di euro” e “dal salotto di casa decide qual è il lavoro che vale e quale no”. Secondo Toti il modello deve essere la Svizzera, che vuole un Natale sugli sci. “Francia, Austria e Slovenia decideranno nelle prossime ore”, aggiunge il presidente della Liguria. Dimenticando però che ieri la Baviera ha appoggiato la linea italiana, ovvero uno stop europeo che valga per tutto l’arco alpino: “Niente impianti di risalita aperti ovunque o niente vacanze ovunque“, ha dichiarato il presidente Markus Soeder. E ancora più netto è stato il capo dell’Eliseo Emmanuel Macron: “Mi sembra impossibile immaginare un’apertura per le feste. Sarà meglio orientarsi per una riapertura nel corso del mese di gennaio“, ha annunciato in diretta tv. Solo Vienna, al momento, si è detta contraria.

“Ci saranno ristori certi, per le attività legate allo sci ma anche per bar, ristoranti, palestre, tutte attività che meritano la massima attenzione. Ma la protezione della vita e della salute vengono prima di tutto. Nei prossimi giorni lavoreremo al nuovo Dpcm e troveremo una soluzione condivisa“, ha spiegato questa mattina il ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia, a Omnibus su La7. “Tutti quanti abbiamo a cuore la pratica dello sci, ma anche delle attività economiche correlate. Così come è stato per i lidi, che sono partiti più tardi, discuteremo insieme se partire un mese, 40 o 50 giorni dopo, valuteremo con i dati e faremo una valutazione che sarà prima di tutto di sicurezza sanitaria“, ha aggiunto Boccia.

Toti conclude il suo commento su Facebook aggiungendo: “Se la scienza deve guidare, allora guardiamo i numeri dei decessi, dei ricoverati, di coloro che hanno perso la loro attività e che oggi vivono a stento di sussidi. Tutti a puntare il dito sull’estate ma quell’estate ha garantito stipendi certi, mentre ancora non è per niente chiaro quanto abbia alimentato la seconda ondata”. È invece una certezza che proprio le vacanze sugli sci, il “ballare nelle baite” invocato martedì dallo stesso Toti, sia stato un booster della prima ondati di contagi nel Nord Europa: importanti istituzioni scientifiche tedesche come il Robert Koch Institut e il Kieler Weltwirtschaftsinstitut hanno confermato il legame tra la località tirolese di Ischgl e l’accelerazione dell’epidemia in Germania. Non solo, i turisti tornati dalle vacanze sugli sci a Ischgl hanno causato a marzo la metà dei contagiati in Norvegia, un terzo in Danimarca e un sesto in Svezia.

“Non possiamo aprire quelle realtà in cui si creano gli eventi di super-diffusione, che ora sono il vero problema”, ha spiegato l’immunologa Antonella Viola. Che rispetto alla possibilità di prendere misure per evitare assembramenti, ha sottolineato: “Chiunque sia stato a sciare sa bene cosa significa lo sci, ovvero tutto quello che viene prima, dal noleggio degli sci allo sky-pass, e quello che viene dopo, dalla baita di montagna ai supermercati piccoli e affollati. In queste situazioni – ha concluso l’esperta dell’università di Padova – è veramente difficile mantenere le distanze. Non credo sia il momento di pensare alle vacanze di Natale”.

Quanto al ruolo dell’estate, degli spostamenti liberi e dei balli in discoteca, gli esperti smentiscono la versione di Toti. Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico-scientifico, ai microfoni di Rai Radio 1 martedì ha detto: “Se vorremo replicare quanto fatto questa estate nella logica del ‘liberi tutti’, possiamo essere certi che a metà/fine gennaio saremo nel pieno della terza ondata della pandemia”. Il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, da giorni va ripetendo come la decelerazione della curva dei contagi debba essere “un invito a essere ancora più stringenti e rigorosi”. Il motivo? “Evitiamo di ripetere gli errori della scorsa estate”. “Siamo in piena polemica su settimane bianche e impianti sciistici. Vogliamo ritrovarci nella stessa situazione della passata estate che ci ha portati dove siamo ora?”, ha detto sempre ieri Ranieri Guerra, direttore generale aggiunto dell’Organizzazione mondiale della sanità, intervistato da Il Fatto Quotidiano.