Politica

Laura Ravetto da ‘amazzone di Silvio’ a nuova freccia di Salvini: ritratto (su sfondo azzurro) dell’ex ministra che ha mollato il suo creatore

Da tempo era fuori dall’inner circle berlusconiano, un po’ messa ai margini, tanto da avere pure dei moti di stizza. Ma dal 2006 a ieri è stata tra le più fedeli, agguerrite e presenti (anche mediaticamente) scudiere dell'ex premier. Il suo addio a Forza Italia rappresenta la fine di un'epoca, per molti il suo passaggio alla Lega dipende da un disegno chiaro: la possibilità di essere rieletta

Per Silvio Berlusconi è stato un brutto colpo. Perché se Federica Zanella e Maurizio Carrara li conosceva appena, Laura Ravetto ha rappresentato un pezzo di storia di Forza Italia. E quando ti tradisce qualcuno che hai pescato dal mazzo e hai fatto eleggere in Parlamento, e per molti anni è stata tua fedelissima, si prova sempre un sottile dolore. La cosa era un po’ nell’aria: da tempo Ravetto era fuori dall’inner circle berlusconiano, un po’ messa ai margini, tanto da avere pure dei moti di stizza. Come nell’agosto 2019 quando, mentre Matteo Salvini si apprestava a mollare Giuseppe Conte, lei twittava: “Poi un giorno di questi mi rompo i c… e inizio a raccontare i commenti al veleno su Berlusconi di tutti questi signori e signore che ora tentano di additarmi come traditrice e golpista per passare come novelli lealisti”.

Caratterino di fuoco, Ravetto per oltre un quindicennio è stata tra le protagoniste assolute del berlusconismo rampante. Sempre elegantissima, solcava il Transatlantico con tacchi mozzafiato superiori in centimetri a quelli di Daniela Santanché ed Elvira Savino. Faceva parte di quel gruppo ristretto che i giornalisti iniziarono a definire “le amazzoni di Silvio”. Agguerrite, decise, sicure di sé. Pronte a gettarsi nel fuoco per il grande capo. All’apparenza senza mai un dubbio o un ripensamento. Avvocatessa, laureata in giurisprudenza alla Cattolica, eletta alla Camera per la prima volta nel 2006, ha il suo momento di gloria nel marzo 2010, quando il Cavaliere, allora premier, la nomina ministro dei Rapporti col Parlamento del suo quarto governo, l’ultimo. Ruolo che lei esercita con il suo solito cipiglio, ma anche con un certo savoir faire. Sempre molto invitata nei talk televisivi per il suo linguaggio diretto, è stata anche parecchio invidiata, specialmente dalle colleghe forziste, per quei riflettori sempre addosso. E a Montecitorio si raccontano numerosi screzi con le berlusconiane più in vista, a volte placati dal grande capo e a volte no.

Nell’ultimo paio d’anni, però, come dimostra il tweet sopracitato, manifestava segnali di nervosismo, forse perché si sentiva messa da parte. Ma proprio perché considerata berlusconiana fino al midollo, sorprese un po’ tutti quando nel 2016 convolò a nozze col piddino Dario Ginefra (con matrimonio celebrato da Walter Veltroni), unione da cui è nata una bambina, Clarissa Delfina. Anche la scelta del nome della primogenita è assai “ravettiano”. “Ma come, proprio la più forzista di tutte si sposa con un dem?”, erano i commenti in Transatlantico. Proprio quell’unione, però, le fece bene perché umanizzò la sua figura di berlusconiana tutta d’un pezzo. “Da oggi comincia una nuova sfida politica”, le sue parole su Twitter sotto una foto insieme al faccione di Matteo Salvini. Il quale da tempo registrava i suoi sfoghi verso il partito azzurro. Certamente, come sostengono i forzisti, ora sarà più facile per lei essere rieletta nel Carroccio che in Forza Italia, i cui posti alla prossima tornata saranno drasticamente ridotti. Oltre alle questioni ideali (“Fi ha smarrito la spinta propulsiva, vivo con disagio l’ammiccamento al Pd e l’apertura al governo”, ha detto), forse ha capito che per lei nella prossima infornata berlusconiana non ci sarebbe stato posto. Ultimamente, su social, dava sfogo alla sua passione per lo yoga. Nessuna foto recente, invece, coi berluscones. E da qui qualcosa si poteva intuire. Martedì è stata avvistata in un corridoio di Montecitorio con il consueto passo deciso e un sorriso più smagliante del solito. Forse per lei il passaggio alla Lega si era già consumato.