Mondo

A cento anni dalla nascita della Società delle Nazioni si vede una nuova speranza per il multilateralismo

Il 15 novembre 1920, un secolo fa, si riuniva a Ginevra, per la prima volta l’Assemblea generale della Società delle Nazioni, presenti delegazioni di 41 Nazioni: il Mondo era appena uscito dall’inutile carnaio della Grande Guerra e nasceva, in un intreccio di idealismo e di contraddizioni, la prima organizzazione inter-governativa impegnata ad accrescere benessere e qualità della vita ed a prevenire le guerre, con la gestione diplomatica dei conflitti e il controllo degli armamenti.

L’anniversario è ravvivato dall’elezione di Joe Biden a presidente degli Stati Uniti, che può segnare un rilancio del multilateralismo, che Trump aveva deliberatamente affossato in tutti i suoi aspetti: portando gli Stati Uniti fuori dagli Accordi di Parigi sul clima e da Agenzie dell’Onu come l’Unesco e l’Oms; ‘facendo la guerra’ all’Unione europea; ignorando le indicazioni della Wto, l’organizzazione per il commercio mondiale; denunciando gli accordi per il disarmo sottoscritti dagli Usa, a partire da quello sul nucleare con l’Iran.

Certo, il multilateralismo non brilla sempre per efficacia e il cambio della guardia a Trump a Biden non basterà da solo a dargli credibilità: la storia dell’Onu è intrisa di paralisi, soprattutto per effetto del diritto di veto riconosciuto alle cinque potenze ‘legittimamente’ nucleari, Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia, e di fallimenti.

Ma un multilateralismo efficiente resta la via migliore per risolvere i conflitti senza dovere fare ricorso alle armi e per evitare che le Grandi Potenze facciano pesare, con protervia, la loro forza sugli Stati minori. Non si tratta quindi di sconfessare il multilateralismo, ma di accrescerne l’efficacia: un’impresa che passa attraverso una riforma dei meccanismi di decisione dell’Onu, fatica di Sisifo di cui si discute da un quarto di secolo senza approdare a risultati. E vi sono sfide, come il clima e la pandemia, ma anche la crescita e l’eradicazione della povertà, che possono essere vinte solo con un impegno globale.

Fondata nell’ambito della conferenza di pace di Parigi del 1919, formalmente il 28 giugno 1919, all’atto della firma del trattato di Versailles, la Società delle Nazioni iniziò a operare tra Parigi e Londra, che ne fu la prima sede. La nascita fu già caratterizzata da una grande delusione: l’assenza degli Stati Uniti, nonostante il loro presidente Woodrow Wilson ne fosse stato il promotore più convinto (un impegno che gli valse il Nobel per la Pace nel 1919).

Il 1º novembre 1920 la sede della Società delle Nazioni fu spostata da Londra a Ginevra; e proprio lì, due settimane dopo, si riunì per la prima volta l’Assemblea generale. I risultati diplomatici che l’organizzazione raggiunse, nonostante fosse priva di un braccio armato, furono un passo avanti rispetto al secolo precedente. In Italia, il ruolo della Società delle Nazioni è soprattutto collegato alle sanzioni imposte al nostro Paese per la Guerra d’Etiopia, che innescarono il mito dell’autarchia. Ma il fallimento rappresentato dalla Seconda Guerra Mondiale condannò la Società delle Nazioni, che fu estinta il 19 aprile 1946, quando già erano nate, nel 1945, le Nazioni Unite, sue succedanee.

L’Onu ha assunto nel tempo dimensioni ben maggiori – ne fanno parte 194 Paesi – e ramificazioni con Agenzie settoriali in tutti gli aspetti della convivenza civile, la lotta contro la fame nel Mondo e la protezione dell’infanzia, la tutela del salute e quella del patrimonio artistico, culturale, ambientale. Che l’Amministrazione Biden intenda ravvivare il multilateralismo è testimoniato dagli impegni che il presidente eletto sta prendendo con leader amici e alleati, nelle conversazioni telefoniche fin qui avute.

Parlando venerdì con il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte, Biden – fanno sapere sue fonti – ha espresso “l’impegno a rivitalizzare la relazione transatlantica, anche attraverso la Nato e la Ue” – Trump trattava la Nato con prepotenza e misconosceva l’Ue. Biden si dice pure “impaziente di lavorare insieme durante la presidenza italiana del G20 nel 2021”, mentre il suo predecessore aveva sempre mostrato scarso entusiasmo per club tipo G7 e G20. Biden guarda alle “opportunità di cooperare su una serie di interessi comuni, compreso il contenimento della pandemia e il miglioramento della sicurezza sanitaria globale, perseguendo una ripresa economica sostenibile e affrontando la minaccia del cambiamento climatico”.

Un segnale di attenzione al multilateralismo dell’Amministrazione Biden potrebbe essere la scelta di Hillary Clinton come rappresentante degli Usa all’Onu: testimonierebbe un rinnovato impegno degli Stati Uniti nelle Nazioni Unite, dopo il quadriennio di Trump. Ma c’è un rischio boomerang: Hillary non è amata da una grossa fetta degli elettori democratici (come le elezioni del 2016 dimostrarono) e alcuni suoi trascorsi come segretario di Stato hanno lasciato strascichi conflittuali nell’Unione e a livello internazionale.