Cronaca

Maxime Mbandà, ricoverati per Covid i genitori del rugbista premiato da Mattarella: “Finché non lo provi non ti rendi conto”

L'atleta della Nazionale, ha scritto un lungo post sui social per raccontare il ricovero dei suoi genitori. Durante il lockdown della primavera scorsa, aveva servito come volontario sulle ambulanze della Croce Gialla a Parma: per questo ha ricevuto dal presidente della Repubblica il riconoscimenti di Cavaliere al merito

“Sono i miei genitori, ho sempre sperato di non trovarmi in questa situazione”, inizia così il post pubblicato su Facebook da Maxime Mbandà, rugbista della Nazionale italiana, per comunicare che i suoi genitori si sono ammalati di Covid e sono stati ricoverati in ospedale. Quando gli è arrivata la notizia, lui era isolato con la squadra azzurra nella “bolla”, dove la Nazionale stava preparando la partita contro l’Inghilterra. “Dovevo giocare e non volevano farmi preoccupare”, spiega sui social. La scorsa settimana, sempre durante il ritiro, il rugbista ha ricevuto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella l’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica. Durante il lockdown, Mbandà aveva servito come volontario sulle ambulanze della Croce Gialla a Parma per aiutare a fronteggiare l’emergenza sanitaria.

“È un momento difficile – racconta al Corriere della Sera – I miei sono ricoverati al Santa Rita Città Studi di Milano e non posso sentirli se non attraverso qualche messaggio. Riesco ad avere notizie una volta al giorno da qualche medico che ha la bontà di rispondere al telefono. Sembra che mamma stia rispondendo bene all’ossigenoterapia, papà ieri era in semi intensiva e stiamo aspettando che arrivi la cura da Pavia”, ha detto. Il padre, Luwa Mbandà, è medico di guardia a Milano. “Non ci posso pensare che abbia preso la malattia per salvare altre vite. Lui è il mio esempio, il prossimo anno prenderà la quarta laurea, crede nella medicina, nei suoi valori autentici. Non mi resta che aggrapparmi a un telefono e sperare”, conclude.

Il 3 novembre scorso Maxime Mbandà aveva fatto un lungo post su Facebook per raccontare la sua storia e aveva espresso tutta la sua preoccupazione. “Perché sono i miei genitori. Perché ho sempre sperato di non trovarmi in questa situazione. Perché non se lo meritano, come non lo merita nessuno. Perché posso chiamarli per massimo un minuto ogni tot ore per non peggiorare la situazione. Perché toglie il respiro a loro dentro, ma anche a me che sono fuori. Perché non posso stare lì con loro. Perché sono impotente. Perché in questo momento vorrei esserci io al posto loro. Perché l’uomo è tanto intelligente quanto stupido. Perché se ti dicono di tenere questa cazzo di mascherina e di rispettare il distanziamento non è per farti lamentare di quanto tutto questo sia fastidioso ma è per salvare chi ti sta intorno. Perché c’è ancora gente che pensa che tutto questo sia una finzione. Perché è sempre stato così: se non vedi non credi. Perché finché non lo provi sulla tua pelle o su quella dei tuoi cari non ti rendi conto. Perché la vita è una. Perché dovevo giocare contro l’Inghilterra e non volevano farmi preoccupare. Perché vorrei tornare indietro nel tempo. Perché il mio sogno da bambino era quello di inventare qualcosa che li facesse vivere per sempre. Perché non c’è cosa al Mondo per me più importante della mia famiglia. Perché ti accorgi che da un giorno all’altro, in un istante, la tua vita possa essere sconvolta. Perché non mi è rimasto altro che aggrapparmi ad un telefono e sperare”.