Cronaca

Nuovo Dpcm, in questo momento serve disciplina: chiudere scuola e sport potrebbe essere un errore

Di fronte alla prevedibilissima recrudescenza dell’epidemia, abbiamo bisogno di nuove regole per limitare i contagi e non far collassare del tutto le già carenti e cadenti strutture sanitarie. Il Governo si era già espresso con un decreto che sarebbe dovuto durare per un mese. Poi, incalzato dall’impennata delle curve (che nella loro tendenza non si modificano in tempi brevi) e soprattutto dal diffuso allarme sociale, ha attuato un secondo rimaneggiamento. Il che, di per sé, non dà l’idea del pieno controllo della situazione. Oltre ai servizi di ristorazione e alle attività notturne delle fasce più giovani, si interviene su scuola (secondaria, per ora) e sport.

Io credo che uno Stato efficiente dovrebbe avere la forza di intervenire laddove le regole siano violate e lasciar lavorare chi s’impegna a rispettarle e farle rispettare, limitando contatti e contagi. Questo ha una valenza del tutto particolare per studenti e sportivi. I ragazzi, lasciati fuori da scuole e impianti sportivi, sono per loro natura difficilmente controllabili.

Al contrario, a ben guardare, istruzione e sport hanno in comune il frequente uso della parola disciplina. Si parla di discipline sportive, discipline come sinonimo di materie di studio, interdisciplinarietà, provvedimenti disciplinari. Scuola e sport, in primis quelli collettivi, insegnano prioritariamente autocontrollo e regolamentazione.

Studenti e sportivi sanno bene che, per ottenere risultati, devono adottare comportamenti adeguati. All’interno delle aule o degli impianti sportivi è chiaro a tutti che lo svolgimento delle relative attività non può prescindere dal rispetto delle regole. Il gioco di squadra o il semplice svolgersi della lezione comportano limitazioni delle libertà. Ora che la nostra comunità ha bisogno di comportamenti virtuosi, per il fine superiore dell’incolumità e la salute pubblica, non mi pare giusto chiudere le nostre principali palestre di disciplina. Si diano nelle scuole e nei vari sport più stringenti regole di rispetto e distanziamento. I docenti, come i preparatori e allenatori, sono innanzitutto educatori, quindi dovrebbero avere tutti la formazione e la professionalità per inculcare le rispettive discipline.

Buoni studenti e atleti sono i soggetti più idonei all’applicazione di determinati comportamenti rigorosi. È per loro un’importante assunzione di responsabilità, molto formativa da tutti i punti di vista. L’alternativa è il caos in strade, parchi, centri commerciali o, in extrema ratio, la reclusione indiscriminata. L’epidemia di certo si fermerebbe, col tempo, ma stare in casa a ingozzarsi davanti a uno schermo non è la soluzione ideale per una vita e una crescita sana ed equilibrata.