Scienza

Coronavirus, la ‘psicologia positiva’ non può ignorare i dati eppure sembra farlo

La pagina Facebook Pillole di Ottimismo di Guido Silvestri, professore ordinario di patologia generale alla Emory University e una lunga lista di altri esperti (nell’editorial board ci sono pure i firmatari del documento Emergenza finita inclusi Zangrillo, Clementi e Bassetti) dovrebbe vivere un momento di imbarazzo? O forse no?

Dopo aver pontificato per tutta l’estate che “il virus è mutato, modelli sballati”, “numeri ok andiamo verso la fine”, “virus in ritirata, chi lo nega dice sciocchezze”, “(Covid-19) un virus senza speranza” , ora a quali acrobazie intellettuali dovranno ricorrere per ignorare l’evidenza proveniente dagli ospedali?

Al 13 ottobre il numero di nuovi ricoveri in terapia intensiva è raddoppiato rispetto al giorno precedente con 62 nuovi casi. Il 13 agosto c’erano 55 ricoverati in terapia intensiva, il 13 settembre sono saliti a 187 e oggi sono 514. Cosa dite? Sembrano aumentare più velocemente nel tempo?

Molti commentatori accusano di terrorismo, allarmismo e dittatura sanitaria qualsiasi presentazione di dati e trend temporali che indichino una recrudescenza della pandemia. Ovviamente, quando si paragonano i dati temporali relativi alla prevalenza di casi Covid-19 in primavera vs. autunno, si devono considerare numerose variabili, come ad esempio l’enorme differenza tra il numero di tamponi fatti allora rispetto a quelli che si fanno oggi.

Non c’è alcun dubbio che la capacità di individuare casi sia molto migliorata. Inoltre, alcune condizioni sono ben diverse rispetto a marzo e ci sono stati netti miglioramenti in termini di cura e terapia dei pazienti colpiti dal Covid-19. Nonostante questo, l’aumento rapido di ospedalizzati e ricoverati in terapia intensiva è un dato indiscutibilmente preoccupante.

Sappiamo bene che la serie temporale di casi Covid-19 non è caratterizzata da una crescita lineare: dopo una certa soglia, infatti, tende ad aumentare in modo esponenziale. Eppure molti sottovalutano la velocità con cui il valore di questa serie aumenta dando per scontato si tratti di un fenomeno soggetto a crescita lineare. Questo non si chiama ottimismo, ma “exponential growth bias”.

La crescita del numero di ospedalizzati e ricoverati in terapia intensiva di queste settimane non sembra per nulla intimorita dalla psicologia positiva prêt-à-porter di chi vuole ignorarne la pericolosità. O forse l’ottimismo del gruppo social di Silvestri è giustificato, ma la realtà si rifiuta di cooperare?