Economia

Fondo monetario: “Gli Stati non riducano gli aiuti economici. Tasse più alte sui ricchi per pagare servizi essenziali come la sanità”

Nonostante "gli elevati livelli di debito" causati dal Covid, "è importante non ritirare gli stimoli troppo presto". Il sostegno "dovrebbe persistere, almeno fino al 2021, per sostenere la ripresa e limitare le cicatrici a lungo termine". Per non mettere troppo sotto pressione i conti pubblici meglio migliorare la lotta all’evasione fiscale e i più abbienti visto che la crisi "ha colpito in modo sproporzionato i segmenti più poveri della società"

Il Fondo monetario internazionale dà semaforo verde agli Stati: nonostante “gli elevati livelli di debito” legati agli aiuti per Covid, “è importante non ritirare gli stimoli all’economia troppo presto” a livello globale. L’unica avvertenza è che con “l’economia che riapre, mentre l’incertezza resta”, gli aiuti dovrebbero diventare più selettivi, per esempio passando dalla tutela dei vecchi posti di lavoro alla riqualificazione e formazione di nuove competenze. Come fare però per non mettere troppo sotto pressione i conti pubblici? “I governi dovrebbero anche adottare misurare per migliorare la lotta all’evasione fiscale e considerare tasse più alte per i gruppi più ricchi e per le aziende più redditizie. Questo aiuterebbe a pagare per servizi essenziali, come la sanità e le reti di assistenza sociale durante una crisi che ha colpito in modo sproporzionato i segmenti più poveri della società”.

“Nel 2020 i deficit dei governi saliranno a una media del 9% del pil e il debito pubblico globale è previsto avvicinarsi al 100%, un record”, afferma il Fmi nel Fiscal Monitor, sottolineando che a fronte di una ripresa economica e di tassi di interesse bassi e stabili “il debito pubblico globale dovrebbe stabilizzarsi nel 2021, ad eccezione di Cina e Stati Uniti”. Rispetto al 2019 il debito pubblico di Italia, Giappone e Spagna è previsto salire di 30 punti percentuali sul Pil quest’anno e di oltre 20 punti percentuali negli Stati Uniti. Per quanto riguarda l’Italia il Fondo stima un debito in aumento al 161,8% quest’anno, rispetto al 134,8% del 2019 e al 158,3% atteso nel 2021. La Spagna arriverà 123%, la Germania al 73,3%, la Francia al 118,7%, il Giappone al 266,2%, il Regno Unito al 108% e gli Stati Uniti al 131,2%.

Tuttavia “questi alti livelli di debito pubblico – prosegue il Fmi – non rappresentano il rischio più immediato. La priorità a breve termine è evitare il ritiro prematuro del sostegno fiscale”. Per il Fondo, il “sostegno dovrebbe persistere, almeno fino al 2021, per sostenere la ripresa e limitare le cicatrici a lungo termine. La salute e l’istruzione dovrebbero essere messe in primo piano ovunque. Le economie con vincoli di bilancio dovrebbero dare la priorità alla protezione dei più vulnerabili ed eliminare le spese dispendiose”.

Insieme a Germania e Regno Unito, l’Italia vanta uno dei livelli più bassi (appena il 17% del totale offerto) nella richiesta dei “prestiti e delle garanzie che, anche attraverso società pubbliche, hanno mirato a fornire liquidità alle imprese a corto di liquidità”. Il Fondo pone l’accento a livello globale sulle “vulnerabilità del debito del settore privato che erano elevate anche prima” della pandemia con un debito non finanziario delle imprese e delle famiglie che “ha registrato una tendenza al rialzo per due decenni, raggiungendo quasi il 150 per cento del Pil nel 2019 e superando notevolmente il debito pubblico nella maggior parte dei paesi del G20”. “La qualità del debito aziendale era già peggiorata in molti paesi anche prima della pandemia” con un debito a livello ‘spazzatura’ a quasi il 50% del debito totale in Cina e negli Stati Uniti e a un livello ancora ancora più alto in Italia e nel Regno Unito. Fattori, questi, che secondo l’Fmi “potrebbero aver limitato le dimensioni e la portata del sostegno del governo alle imprese durante la crisi del Covid-19”.