Politica

Decreti sicurezza, bene le modifiche ma serve riformare la politica migratoria per intero

Lunedì sera il Consiglio dei Ministri ha finalmente dato il via libera al Decreto Immigrazione che corregge i decreti sicurezza introdotti dall’ex ministro Matteo Salvini.

Frutto di un lungo confronto parlamentare, il nuovo Decreto è un primo importante passo che sembra andare nella giusta direzione e che permette di superare il precedente impianto salviniano, pericoloso e disumano perché guidato da fini propagandistici che di fatto hanno avuto conseguenze serie e immediate sulla tutela dei diritti umani delle persone che transitano e vivono nel nostro Paese.

I dodici articoli che compongono il nuovo Decreto prevedono innanzitutto l’introduzione di una nuova protezione umanitaria, ora chiamata ‘speciale’, la cui cancellazione nei decreti Salvini aveva reso irregolari migliaia di persone che si trovavano sul nostro territorio.

La protezione speciale garantisce il permesso di soggiorno a coloro che nel proprio Paese rischiano ‘trattamenti inumani e degradanti’ e si introduce il divieto di espulsione o respingimenti verso paesi in cui viene messa in pericolo la propria vita o siano registrate violazioni dei diritti umani. Viene inoltre introdotto un ampliamento dei casi dei permessi convertibili per lavoro.

Un ulteriore passo in avanti è rappresentato dal ripristino degli Sprar.
Il sistema di accoglienza era stato scelleratamente ridimensionato dai decreti Salvini con il risultato, gravissimo, di costringere alla marginalità tante persone così allontanate da un necessario percorso di integrazione. Il nuovo decreto prevede che i richiedenti asilo possano tornare quindi ad accedere ad un sistema di accoglienza diffusa e finalizzato all’integrazione.

Non poco visto il punto di partenza, ma anche troppo poco rispetto alle ambiziose promesse di discontinuità di questa maggioranza. Resta infatti l’amaro in bocca per le misure che riguardano le Ong.

Sì, è vero, sono state ridotte le multe milionarie e viene affidato ad un giudice il potere di comminarle insieme alle sanzioni penali già previste dal codice della navigazione per la violazione del divieto di ingresso in acque territoriali.

Ma davvero non si poteva semplicemente abrogare quella parte riconoscendo che le ong svolgono una funzione fondamentale di tutela della vita umana in mare che dovrebbe spettare agli Stati? Davvero non si poteva interrompere questo processo di criminalizzazione di chi presta soccorso in mare, che al contrario andrebbe sostenuto ed affiancato?

Su questi punti bisognerà provare a migliorarlo nel passaggio parlamentare.

Questo decreto può e deve essere un punto di partenza per un processo di riforma coraggioso che garantisca un approccio diverso, atteso da anni, al fenomeno migratorio.

Un processo di riforma che superi una volta per tutte la pessima Bossi-Fini, una legge criminogena che non permette vie legali d’accesso in Italia, obbligando di fatto le persone a mettere a rischio la propria vita per raggiungere l’Europa.

Serve che le vie di accesso siano legali e sicure, e serve garantire a chi arriva gli strumenti per potere avere una vita dignitosa.

Penso sia arrivato il momento per rimettere in discussione un impianto ideologico delle politiche migratorie fondato sulla negazione della strutturalità del fenomeno e sul tentativo di arginare i flussi anziché governarli con razionalità. Un impianto che ci è costato già troppo soprattutto in termini di perdita di umanità e civiltà giuridica.

L’Italia ha il dovere per la posizione strategica che occupa in Europa e nel Mediterraneo di proporre una nuova visione ed una nuova politica migratoria che chiuda la stagione della esternalizzazione delle frontiere e apra quella di una società fondata sull’uguaglianza dei diritti di tutte e di tutti. Solo così riusciremo a governare il futuro e non a subirlo continuando a mortificare la nostra storia e la nostra civiltà.