Diritti

Caro presidente Fico, quando pensa alle priorità dell’Italia non si dimentichi dei disabili

Caro presidente Roberto Fico,
come ha opportunamente ricordato il prossimo 6 ottobre in Parlamento si aprirà una discussione sulle priorità che la politica italiana dovrà affrontare in considerazione delle risorse economiche che l’Europa ha deciso di destina re al nostro Paese. Le priorità, appunto.

E’ un tema delicato perché in questi casi il rischio di essere tirati, metaforicamente si intende, per la giacchetta da stuoli di persone, associazioni, categorie convinte di essere il destinatario ideale è altissimo. Nel nostro Paese poi questa è una certezza che trovava puntuale conferma ad ogni manovra finanziaria all’interno della quale spuntano immancabilmente finanziamenti “strani”.

Con molta timidezza mi permetto di farle osservare che un tema trattato da sempre come la Cenerentola che faceva commuovere i nostri bambini è rappresentato dai disabili e più in generale dalla disabilità. Intendiamoci, sulla carta e nei propositi, l’Italia è paladina dei diritti dei disabili. Nella realtà, trascorso il tempo della scuola (nota dolente ma per un momento mettiamola in disparte), per i disabili italiani le differenze di nascita e di provenienza geografica diventano un ulteriore fattore di discriminazione sociale.

Caro Presidente, lei non può ignorare quanto diversa sia la realtà di un disabile meridionale e della sua rete assistenziale “garantita” da enti locali soffocati dai debiti ed incapaci di spendere e programmare. Non è una sua responsabilità, si intende, ma non dimentichi che circa 100.000 disabili gravi vivono in condizioni drammatiche o relegati (segregati?) in strutture inadeguate.

La dr.ssa Laura Sabbadini alla Commissione Affari Sociali del Parlamento italiano nell’ormai lontano 15 ottobre 2014 aveva già sottolineato la gravità di questa condizione. Capisco che lei non incontrerà mai queste persone, persone non scarti, come ci ricorda continuamente in solitudine Papa Francesco, ma questo non le consente di dimenticarlo.

Disabili gravi e gravissimi che non potranno mai venirla a trovare, scriverle una mail o promuovere una raccolta di firme per “raccontarsi”. Persone alle quali tutti noi dovremmo prioritariamente provare a migliorare la qualità della vita. Senza chiedere nulla in cambio. Le priorità, appunto.