Politica

Il referendum ha parlato chiaro: ci vuole una profonda riforma della politica

Ho avuto modo di esprimere su questo blog un paio di volte la mia opinione su questo referendum. Si è trattato di un appuntamento in buona parte inutile, che chiedeva al popolo italiano di pronunciarsi per una scelta tra due narrative entrambe abbastanza farlocche.

Quella che drammatizzava la scelta, chiedendo di respingere “l’assalto populista” al Parlamento e quella che riteneva necessario il taglio, sulla base di irrisori guadagni economici e dell’assunto, tutto da dimostrare, che un minor numero di parlamentari conferisse maggior prestigio all’istituzione e maggiori possibilità ai cittadini di controllare i propri rappresentanti. Come che sia, il popolo italiano si è espresso a grande maggioranza per il Sì e da questo vanno tratte alcune inevitabili conclusioni.

In primo luogo, si conferma come tra il popolo e i suoi rappresentanti non tiri attualmente la migliore delle arie. Ciò come sappiamo è il risultato di almeno trent’anni di corruzione (a partire, per prenderla stretta, da Tangentopoli fino ai giorni nostri, quando le vicende della Lega e non solo quelle ci dimostrano come le malversazioni continuino a manetta), dall’insensibilità dei rappresentanti verso le più profonde e reali esigenze espresse dal popolo, nonché dal loro spesso infimo livello culturale e professionale.

Sappiamo anche che tale situazione di decadenza spinta della rappresentanza parlamentare deriva in buona misura dalla proterva volontà di dirigenze politiche altrettanto mediocri e attente solo alle ragioni della perpetuazione del proprio potere di mettere sulle seggiole personaggi di propria fiducia assoluta, yesmen e yeswomen la cui principale dote non deve essere certo l’intelligenza, specie se si declini in autonomia di azione e di giudizio. I Cinque stelle, sia detto con inevitabile inciso, non paiono certo aver rappresentato un’inversione di tendenza da questo punto di vista.

Esistono tuttavia soluzioni che consentono di non buttare il bambino coll’acqua sporca. Ad esempio la petizione dei costituzionalisti giustamente appoggiata dal Fatto Quotidiano. Tale petizione sottolinea l’urgenza di una riforma elettorale basata sul principio che chi vota deve sapere per chi vota. Nello stesso senso va rilanciata l’iniziativa per una legge elettorale totalmente proporzionale senza soglia di sbarramento, in modo che il Parlamento rifletta a pieno tutti gli orientamenti, anche minoritari, presenti nel Paese.

Ma altre misure di moralizzazione effettiva sono necessarie, specie in un momento come l’attuale nel quale il Paese si prepara ad affrontare un periodo difficile, che richiede di rafforzare il senso di coesione e di solidarietà. In primo luogo, resta indispensabile un taglio sostanzioso delle prebende e degli stipendi dei parlamentari e dei rappresentanti politici in genere. Cinquemila euro sono più che sufficienti per condurre un’esistenza più che dignitosa, salve le spese comprovate relative ad attività di servizio.

Basta con portaborse e simili, figure di umiliante precariato all’assoluta mercé dei parlamentari che invece vanno rifuse all’interno del personale stabile e garantito dipendente dalle istituzioni parlamentari (anche qui stipendi più in accordo col resto del Paese non sarebbero da sconsigliare). E’ però evidente che analoga opera di moralizzazione dovrebbe riguardare anche altre categorie, dai sindacalisti agli imprenditori, ad altri ancora.

Un altro aspetto da rivedere a fondo riguarda poi la molteplicità degli incarichi e la necessità di sanzionare gli assenteisti. Il comandante Carlos Chicchiarelli, che ha dedicato la sua gioventù a fare la lotta armata contro i militari genocidi argentini e risulta oggi impegnatissimo a denunciare malefatte e complotti delle mafie, mi fa notare che, tanto per fare un esempio, Giorgia Meloni risulta attualmente titolare di ben tre incarichi di grande impegno: parlamentare europeo, parlamentare nazionale e consigliera comunale romana.

La Giorgia nazionale sarà pure un fenomeno: ma come farà, mi chiedo, a svolgere contemporaneamente tre incarichi di questa portata, per non parlare delle notevoli implicazioni finanziarie della situazione? E certamente ve ne sono molti altri e molte altre che fanno troppe cose allo stesso tempo.

Il problema ovviamente va ben al di là dei casi singoli, che pure vanno individuati e risolti. Il tema della rifondazione del rapporto tra cittadini e forze politiche richiede capacità di innovazione e coraggio democratico. Esiterei ad affermare, come fa Beppe Grillo, che il Parlamento sia un’istituzione superata.

E’ però innegabile che le istituzioni rappresentative sono in crisi in tutto l’Occidente cosiddetto democratico. Cominciamo seriamente a pensare come possiamo cambiarle a fondo per avere una rappresentanza politica e un governo che siano effettivamente l’espressione delle necessità e delle aspirazioni dei cittadini.