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Migranti, il naufragio nell’Atlantico e la storia di Jacklyn e Camara

Una quarantina di migranti è annegata e uno solo è sopravvissuto. Il naufragio si è verificato in acque internazionali, al largo della Mauritania il giovedì 6 agosto scorso. Tra gli scomparsi nel mare c’era anche suo figlio. Jacklyn era partita dalla Costa d’Avorio per cercarlo e farlo tornare da lei. Dalla Guinea era passata nel Senegal e, a causa delle frontiere sbarrate a causa del Covid, non aveva potuto raggiungere la Mauritania. Suo figlio Camara avrebbe dovuto trovarsi, secondo le sue informazioni, nella capitale Nouakchott. Era invece andato probabilmente a Nouadibou, all’altra estremità del Paese, un tempo meta privilegiata di migranti in cerca di futuro.

Il solo superstite del naufragio sembrava essere un cittadino della Guinea, ha precisato un responsabile delle Nazioni Unite per i rifugiati. Col tempo Nouadibou è diventata come una stazione ferroviaria abbandonata da tutti. Le pattuglie marittime, verso le isole spagnole delle Canarie e i controlli verso il deserto che separa dal Marocco, hanno reso le due frontiere invalicabili.

Nel dicembre dell’anno scorso erano periti nel mare 60 migranti africani, uno dei peggiori naufragi della costa atlantica. Jacklyn ha domandato i nomi dei presunti naufraghi e tra questi c’era quello del figlio. La sua storia nasce abbracciata a quella del suo Paese natale, la Liberia della guerra civile durata quindici anni. Si rifugia nella vicina Guinea e lì, 22 anni fa, nasce Camara da un padre che partirà poi in Etiopia per motivi di lavoro. Lo affida a sua madre e viaggia in Algeria dove inaugura un ristorante per migranti e algerini. In questo Paese dà alla luce il secondo figlio che muore poco dopo la nascita.

Con lo scopo di raggiungere la Spagna passa un paio d’anni nel confinante Marocco e, dopo aver dato inutilmente i soldi della traversata ad un passeur, è rispedita in Algeria. Le politiche di espulsione di questo Paese vanno avanti da tempo ed è così che Jacklyn si è trovata a Niamey, dove aveva soggiornato e dalla quale era partita anni prima. E’ stata deportata e condotta automaticamente presso l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni, Oim. Dopo il necessario soggiorno nella casa di transito per le donne, il tempo di preparare il documento di identità e il biglietto, Jacklyn è tornata in Liberia.

Lei e il Paese non si sono più riconosciute, le due erano cambiate per sempre seppur per motivi differenti. Una a causa della guerra e delle finte paci che l’hanno seguita e l’altra dalle tante frontiere che l’hanno resa incapace di accontentarsi di orizzonti sbiaditi. Il naufragio ha avuto luogo in acque “lontane” dalle rive della costa occidentale dei Paesi africani situati tra il Senegal e il Sahara occidentale, secondo uno fonte securitaria della Mauritania. L’unico superstite, “trovato per caso e, secondo lui, di origine guineana”, era sulla spiaggia di Nouadibou, afferma la stessa fonte coperta di anonimato.

Il solo superstite ha affermato che la maggior parte dei naufraghi veniva dal Marocco con l’idea di raggiungere le isole Canarie, arcipelago spagnolo. Sua madre pensava che suo figlio Camara si trovasse ancora nella capitale della Mauritania e per questo aveva viaggiato per farlo tornare indietro. Anche lei, dal Marocco, avrebbe voluto tentare il mare dopo aveva dato inutilmente il denaro al passeur per una traversata che non si è mai realizzata. Non voleva che suo figlio provasse, come aveva cercato lei, il mare, specializzato in tradimenti e isolati favori.

Si trovavano entrambi ad Abidjan, in Costa d’Avorio, dove lei, dopo aver lasciato la deludente Liberia del presidente pallone d’oro George Weah, aveva iniziato con un nuovo ristorante. Le cose andavano abbastanza bene, malgrado le tensioni crescenti nel paese, fino al giorno che suo figlio, portandole via i soldi, è scappato per raggiungere la Mauritania. Le ha comunicato per telefono dove si trovava e lei, la madre, ha pensato di raggiungerlo perché sentiva come sarebbe andata a finire la vicenda, solo si fosse avvicinato al mare.

Dall’Atlantico lei era passata al Mediterraneo e fortuna volle che il passeur le avesse rubato i soldi della traversata. Jacklyn voleva che suo figlio tornasse con lei perché era tutto quanto le restava della sua incerta collezione di frontiere che mai l’avevano abbandonata. Jacklyn è tornata a Niamey per riprendere il filo della storia dove l’aveva lasciato. Torna in Liberia a fine mese e pensa di aprire un piccolo negozio di conchiglie vicino al mare.

Niamey, settembre 2020