Diritti

Allevamenti intensivi, un altro caso di illegalità: vigilare aiuta a contrastare

Agosto è un mese particolarmente difficile per gli animali che vivono negli allevamenti intensivi: le condizioni di forte sofferenza e stress sono esacerbate dal caldo estivo. Non sono rare le segnalazioni di animali abbandonati e morti di fame o di sete, o bruciati vivi in allevamenti andati in fiamme.

Quest’anno, qualche giorno prima di Ferragosto, Essere Animali ha ricevuto una segnalazione che informava della presenza di un forte odore di carne in putrefazione nelle vicinanze di un allevamento di maiali nella provincia di Pavia. Il team investigativo di Essere Animali si è recato nel luogo segnalato dopo due giorni: l’odore fetido era percepibile a decine di metri di distanza.

Le condizioni igienico-sanitarie all’interno dell’allevamento erano a dir poco preoccupanti: la presenza di grandi quantità di liquami sui pavimenti dove vivevano gli animali – e quindi anche di ammoniaca – rendevano l’aria irrespirabile. Gli insetti, come si può facilmente immaginare, erano a migliaia e invadevano ogni spazio.

I maiali erano in visibile stato di stress e avevano tutti subìto la mutilazione della coda, una pratica illegale nell’Unione Europea, ma ancora diffusa praticamente in tutti gli allevamenti italiani. Questa mutilazione viene eseguita su suinetti di pochi giorni di vita e nella maggior parte dei casi senza utilizzo di anestesia e analgesia. Il taglio della coda serve a limitare le morsicature fra gli animali, i quali, stressati dal sistema intensivo di allevamento, possono diventare molto aggressivi.

Terminato il controllo all’interno dei capannoni, gli investigatori si sono diretti verso le vasche dei liquami. Qui hanno rinvenuto decine di carcasse in avanzato stato di decomposizione, abbandonate in un cassone senza alcuna copertura. Come mostra il filmato dell’indagine, nel cassone a cielo aperto c’era anche lo scheletro di alcuni animali, morti presumibilmente da alcuni mesi.

Questa è un’operazione illegale che permette di risparmiare sui costi di smaltimento, ma che mette a rischio la salute umana. La normativa prevederebbe invece la conservazione delle carcasse in idonee celle frigorifere e lo smaltimento adeguato in un impianto di incenerimento.

Le riprese dell’indagine sono state diffuse il 4 settembre dal Tg1 in un servizio curato dalla giornalista Roberta Badaloni.

Date le circostanze, Essere Animali ha deciso di allertare i Nas di Cremona, ai quali sono stati inviati i filmati, denunciando la situazione. Le autorità sono intervenute e in via informale siamo venuti a conoscenza che sono state emesse delle sanzioni ai danni dell’allevatore e intimato di smaltire correttamente le carcasse. Ora abbiamo fatto richiesta di accesso agli atti per verificare quali ammende siano state predisposte e l’ammontare.

L’allevatore potrebbe andare incontro al reato di abbandono o deposito illecito di rifiuti pericolosi (art. 256 comma 2 del D. Lgs. 152/2006), punito con la pena da sei mesi a due anni di carcere e con l’ammenda da 2.600 euro a 26.000 euro. Inoltre, l’indagine documenta violazioni in materia di benessere animale, come il taglio della coda o la sporcizia in cui gli animali erano costretti a vivere.

Anche nel febbraio del 2019 Essere Animali ha scoperto un vero e proprio cimitero all’aria aperta all’esterno di un grosso allevamento di maiali e bovini, con decine di animali decapitati e in stato di decomposizione. Queste pratiche possono provocare danni ambientali, compromettendo la qualità dell’aria e inquinando le falde acquifere. Non solo, la presenza di cadaveri in putrefazione può innescare zoonosi (malattie infettive degli animali trasmissibili all’uomo), i cui rischi sono ormai noti a tutti.

Per quanto difficile, vigilare in situazioni come queste aiuta a far luce sulle illegalità diffuse negli allevamenti intensivi e a contrastarle. Documentare queste violazioni è un’azione inderogabile.

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