Diritti

La denuncia del caso di Potenza fa ben sperare: gli uomini sono al fianco delle donne nelle battaglie per i diritti

La situazione di Potenza, con il presidente della Cotrab (azienda trasporti della Basilicata) riconfermato nonostante la condanna a due anni e sei mesi per violenza sessuale a danno di una lavoratrice ancora presso l’azienda, rischia di diventare un caso. Non solo per il clamore nazionale che l’incredibile nomina sta acquisendo, ma perché è uno di quegli episodi che segnano una strada: la strada di cittadine e cittadini che, su temi cosiddetti “di genere” e non solo, si ribellano insieme in maniera potente, coesa, radicale.

In realtà, nella questione lucana la spinta a sollevare l’indignazione è arrivata da un neonato movimento femminista, “DallaStessaParte” composto solo da donne. Ma la risposta alla petizione lanciata proprio dal movimento su Change.org restituisce un dato forte e chiaro: centinaia di uomini stanno firmando, lasciando commenti. Persone che un tempo avremmo definito “attivisti” e, invece, sono semplicemente uomini che ritengono inaccettabile l’ennesimo atto di sopraffazione a danno delle donne e non stanno più in silenzio.

I movimenti antirazzisti del Black Lives Matter, le battaglie per i diritti delle persone LGBTIQ, il MeToo hanno rafforzato un elemento certo non nuovo nelle grandi battaglie per i diritti umani, ma che sembrava sopito: la contaminazione tra uomini e donne disposti a scendere in campo per protestare, fosse anche con una firma o un cartello. So bene che ad alcuni e alcune sembrerà troppo ottimistico, ma io credo che i segnali siano incoraggianti: a fronteggiare i rigurgiti di patriarcato e sovranismo dell’estrema destra mondiale non ci sono più singole categorie lese, e nell’antica battaglia tra uomini maschilisti e misogini e la libertà delle donne non ci sono più solo le attiviste femministe. Qualcosa è cambiato. Le persone, donne e uomini, etero e lesbiche-gay e trans, neri e bianchi, ricchi e meno ricchi si compattano su singole ingiustizie come forse mai era accaduto prima. E lo fanno ovunque nel mondo, unendosi alle donne di Minsk, alle parlamentari polacche, alle donne nere scese in piazza negli Usa.

Tornando alla questione di casa nostra, nella protesta per la vicenda di Giulio Ferrara ci sono imperdonabili silenzi e colpevole indifferenza nei confronti di una donna che si ritrova davanti, tutte le mattine, l’uomo che l’ha violentata. E lo incontra al lavoro, in un posto dove si gioca la sua vita, la sua autonomia, la sua libertà. Ma di fronte a questa vergogna ora c’è tutta una comunità che chiede ragione, non più una parte di donne contro una parte di uomini.

Tutti vogliono che il Presidente Cotrab venga destituito. È una battaglia di giustizia per tutti e tutte, e sono pronta a scommettere che la protesta salirà e varcherà presto i confini italiani. Oggi un quotidiano locale lucano titola “oltre 1500” lucani furiosi (in realtà ormai sono circa 2300 i firmatari), rinunciando – vivaddio – a sottolineature come “le femministe insorgono”, “le donne protestano” ecc. Il tema diventa: le donne guidano una rivolta in cui tutta una società civile si ritrova insieme, in cui tutta una comunità vuole difendere dei valori di parità e tutela delle vittime. La guidano le donne, è vero, ma gli uomini sono con loro.

E questa, sì, è la rivoluzione che sogno di raccontare.