Mondo

Coronavirus, Usa: scuole come “cavie” nella gestione del Covid. È caos sulle regole e i prof non vogliono tornare in classe

Ogni Stato, città o distretto decide che fare, mentre l'epidemia in molte zone non è sotto controllo. In Virginia hanno studiato corridoi a senso unico di marcia, a Nashville riaprono le scuole ma con insegnanti e studenti da remoto, mentre alcuni istituti hanno già dovuto richiudere. Negli Stati Uniti regna il caos sul riavvio dell'anno, tra famiglie disorientate e pediatri confusi. Intanto le università si sono in gran parte riconvertite alla didattica online e le misure anti-virus costeranno ai college americani 70 miliardi di dollari

“Siete parte di un esperimento”. Così Anthony Fauci, direttore del “National Institute for Allergy and Infectious Diseases”, si è rivolto agli insegnanti americani durante una town hall virtuale. Come a dire: sarete voi, saranno le scuole, a dirci come gestire nelle prossime settimane la pandemia. Quello che prevale negli Stati Uniti, per ora, è la confusione. Ilfattoquotidiano.it ha raccontato la situazione in Germania, dove è stato impossibile proporre regole univoche ed efficienti. Cosa accade negli Usa? Una situazione analoga, ma con un’aggravante: in molti stati l’epidemia è tutt’altro che sotto controllo. Alcuni distretti scolastici hanno comunque deciso di riaprire le classi. E ogni Stato, ogni città, ogni distretto, ha dato regole diverse: è accaduto in Indiana, Mississippi, Tennessee, Georgia. In alcuni casi, le scuole hanno però già dovuto chiudere. Alla Elwood High School di Indianapolis, due studenti sono stati trovati positivi al coronavirus e le lezioni sono state spostate online. In Tennessee, sono 19 i casi di contagio in qualche modo collegati alle scuole. In generale studenti, insegnanti, famiglie americane sono oggetto per l’appunto di un “esperimento”. Cercare di tornare a un barlume di normalità, mentre l’epidemia ancora infuria. Il problema è che a infuriare è soprattutto il caos.

Le regole per la riapertura – Fatti salvi i tre principi essenziali – lavaggio frequente delle mani, mascherina, distanziamento – ognuno ha proceduto per conto proprio. A Denver è obbligatorio l’uso delle mascherine anche negli spazi esterni alle scuole. Nel nord della Virginia hanno studiato corridoi a senso unico di marcia. Sempre in Virginia, a Charlottesville, ci sono negli asili spazi gioco ben delimitati, E New York avrà “settimane brevi” di frequenza scolastica. In generale, tutti consigliano di evitare baci, abbracci, condivisione di merende e giocattoli. Il problema è che le regole sono chiare sulla carta, lo sono molto meno quando si passa alla realtà dei fatti.

“Il distanziamento sociale va contro la natura dei bambini – ha spiegato Erin O’Connor, co-fondatore del sito “Scientific Mommy” -. I bambini vogliono toccarsi. Vogliono giocare”. Lo scarso rispetto delle regole non riguarda soltanto gli studenti più giovani. Hanno destato polemiche alcune foto scattate in una scuola di Dallas, nella contea di Paulding, in Georgia. Mostrano decine di studenti ammassati e senza mascherina. Le difficoltà a far rispettare le regole hanno comunque convinto molti a lasciar perdere. Nove dei dieci distretti scolastici più popolosi degli Stati Uniti (con l’eccezione appunto di New York, che ha scelto un sistema ibrido) hanno deciso di iniziare i corsi da remoto.

Appelli, contrappelli, manifestazioni – Nulla potrebbe essere più indicativo del caos che regna nel sistema scolastico americano dell’atteggiamento dell’“American Academy of Pediatrics”. In un primo tempo, l’associazione ha raccomandato la riapertura delle scuole con la presenza fisica degli studenti. Poco dopo, c’è stato il passo indietro. La riapertura delle scuole deve essere “l’obiettivo” finale, ma nelle comunità più colpite dall’epidemia le scuole possono riaprire anche online. La vaghezza delle indicazioni corrisponde del resto all’incertezza dei dati scientifici. Non c’è infatti consenso sul rischio di trasmissione del virus tra i più giovani. L’ipotesi più probabile del team anti-Covid dell’amministrazione Usa mostra che, sotto i 10 anni, il contagio e la trasmissione sono più rari. Ma, appunto, si tratta ancora di ipotesi, non di una certezza scientifica definitiva, e questo lascia il mondo della scuola disorientato e incerto.

Buona parte degli insegnanti statunitensi ha chiesto di ritardare il più possibile il ritorno in classe. Di fronte alle pressioni sui distretti scolastici di Donald Trump e della segretaria all’istruzione, Betsy DeVos – che hanno più volte chiesto la riapertura – gli insegnanti hanno fatto muro. L’“American Federation of Teachers”, uno dei più grandi sindacati del settore, ha autorizzato i suoi membri a scioperare se i distretti scolastici non garantiranno un ritorno a scuola in sicurezza. Gli insegnanti della Florida hanno già portato in tribunale il governatore Ron DeSantis (uno degli alleati più stretti di Trump) per la scelta di riaprire. E manifestazioni contro la riapertura si sono tenute a New York, Chicago, Milwaukee, con la “Tennessee Education Association” che ha organizzato una processione funeraria per denunciare il probabile destino degli educatori.

Di fronte a tutto questo, il sentimento più diffuso tra le famiglie americane è appunto di disorientamento. Da un lato, il ritorno a scuola appare rischioso. Dall’altro, l’insegnamento online – offerto su piattaforme come Zoom, Google Classroom, Microsoft Teams – non sembra sempre assicurare la qualità e soprattutto rischia di escludere una parte degli studenti, quelli che vengono dalle famiglie meno abbienti. Il distretto scolastico di Indianapolis, proprio per aggirare il problema, ha dato la scelta. Chi vuole, può tornare in classe. Chi preferisce restare a casa, può beneficiare dell’insegnamento online. Un test importante sul funzionamento da remoto può venire, in questi giorni, da Nashville. In città le scuole hanno riaperto con insegnanti e studenti collegati da casa. La tenuta o meno del sistema, a Nashville, può rappresentare un modello per altre grandi città.

College e università – In risposta alla rapida diffusione del Covid-19, college e università americane si sono rapidamente riconvertite all’insegnamento online. Gran parte di queste istituzioni hanno previsto forme ibride per l’autunno 2020. Una parte dei corsi continuerà online; ma gli studenti saranno riammessi nei campus per un’altra parte dei loro curricula – in particolare quelli che prevedono lavoro di laboratorio. Le università hanno però previsto una serie di rigorose misure di prevenzione. Questa settimana la University of Pennsylvania è stata l’ultimo dei grandi centri di educazione superiore a decidere che chi rientrerà nel campus dovrà sottoporsi ad almeno due tamponi. Strutture enormi come il sistema delle università pubbliche californiane hanno medical schools in grado di processare velocemente – tra le 24 e le 48 ore – un alto numero di test. Agli studenti verrà poi chiesto di cambiare radicalmente le loro abitudini. La University of Texas-Austin ha proibito l’organizzazione di feste dentro e fuori il campus, prevedendo misure disciplinari contro gli studenti “che invadono di proposito gli spazi degli altri”. A Syracuse University l’ammenda per la violazione del distanziamento sociale sarà più severa di quella prevista per il consumo di marijuana. E la University of Kentucky prevede l’adozione di “honor codes”, in cui gli studenti promettono di non violare le regole. È stato calcolato che le misure anti-virus costeranno ai 5000 college americani circa 70 miliardi di dollari.